Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 12 Lunedì calendario

Anno VIII – Trecentonovantesima settimana Dal 5 al 12 settembre 2011Le Borse continuano a precipitare per due ragioni: la crisi che ha colpito la Banca Centrale Europea; l’ormai pressoché certo fallimento della Grecia

Anno VIII – Trecentonovantesima settimana
Dal 5 al 12 settembre 2011

Le Borse continuano a precipitare per due ragioni: la crisi che ha colpito la Banca Centrale Europea; l’ormai pressoché certo fallimento della Grecia.

Banca centrale europea Venerdì 9 settembre il capoeconomista della Banca centrale europea, il tedesco Jürgen Stark, s’è dimesso a mercati ancora aperti dando l’avvio a una nuova serie di crolli sulle piazze finanziarie di tutto il mondo (a Milano meno 5%). Che cosa era successo? Il board della Bce stava discutendo se continuare o no l’acquisto di titoli piigs, e in particolare l’acquisto dei Btp italiani e dei Bonos spagnoli. Poiché la Banca centrale si stava chiaramente orientando per la prosecuzione degli acquisti, Stark ha dato le dimissioni, rendendo palese un conflitto che riguarda anche i princìpi a cui deve ispirarsi Francoforte. La Banca centrale, cioè, deve essere un organismo indipendente fino alla neutralità più assoluta, che vigila sull’inflazione ad occhi però chiusi, disinteressandosi cioè del fatto che – per esempio – s’approssima sempre di più una catastrofe finanziaria che metterà a rischio la sopravvivenza dell’euro e quindi della stessa Banca? Stark, che a suo tempo non voleva l’Italia nell’eurozona (Ciampi si rifiutò di stringergli la mano), pensa di sì e ha dietro di sé la Bundesbank, cioè la Banca centrale tedesca, e la gran parte dei cittadini che non intendono farsi carico dei vizi greci e italiani. La Merkel e la politica in genere sono su posizioni meno rigide, e anzi le ultime uscite della cancelliera mostrano che, dovendo scegliere tra l’euro e la purezza dei princìpi, il primo ministro opta per l’euro. Lo scontro in Bce rende comunque chiaro che l’acquisto dei titoli piigs non potrà continuare a lungo, come ha del resto anticipato lo stesso Draghi.

Grecia La Grecia ha i soldi per pagare agli statali gli stipendi di settembre, ma non quelli di ottobre. La situazione è questa: nel secondo trimestre 2011 il pil greco risulta in calo del 7,3% (la previsione era meno 3,5), i depositi nelle banche sono scesi da 240 a 180 miliardi di euro, i titoli biennali pagano un interesse del 54 per cento, i cds per assicurarsi contro la bancarotta greca stanno a quota 3.800, il che rappresenta una probabilità del 95% di default. A fine mese Atene dovrebbe ricevere una tranche di aiuti pari a otto miliardi. Ma non è scontato che sarà versata, perché i conti del paese non sono come dovrebbero essere e anzi una commissione parlamentare ha ammesso che «le dinamiche del bilancio sono fuori controllo». Il tentativo di trovare un miliardo sul mercato ha dato risultati pessimi: tassi proibitivi e scarso impegno delle stesse banche elleniche che hanno sottoscritto solo 150 dei 300 milioni loro riservati. Papandreou ha imposto adesso una patrimoniale sulle case che obbliga al pagamento di 1-10 euro a metro quadro, nuove tasse su sigarette e alcolici, giro di vite fiscale sui conti correnti in banche straniere, taglio di 150 mila statali entro il 2013, nuovo taglio nella spesa pubblica di un miliardo e 700 milioni (imposto da Bruxelles, Eurotower e Fmi). È probabile che queste misure non basteranno, e infatti esponenti politici finlandesi, olandesi e tedeschi hanno cominciato a dichiarare che il fallimento della Grecia e la sua uscita dall’euro non è un’opzione da scartare a priori. Per esempio, Philip Roesler, ministro dell’Economia di Berlino: «Per stabilizzare l´euro non bisogna aver paura di pensare ad alcune opzioni "estreme" tra cui l´insolvenza ordinata della Grecia». L’insolvenza greca non è tuttavia indolore: banche francesi e tedesche sono esposte pericolosamente sui titoli ellenici, esiste la possibilità concreta che al fallimento di Atene segua una sequenza di fallimenti non si sa quanto lunga.

Italia La debolezza di Berlusconi rende ancora più fragile la situazione dei nostri conti. Il premier è stato intercettato in una telefonata col faccendiere Lavitola mentre dava sulla Merkel il seguente giudizio: «Una culona inchiavabile» (così riferiscono decine di siti internet). In un’altra conversazione, non confermata, avrebbe invitato il latitante Lavitola a non rientrare in Italia per presentarsi ai magistrati. Convocato a Napoli come testimone nell’ambito dell’inchiesta Tarantini, Berlusconi ha prima concordato con la Procura un appuntamento per martedì 13 settembre e poi lo ha volutamente fatto saltare combinando un incontro con Barroso e altri leader europei «per spiegare la manovra». Continua a dire che gli ottocento milioni elargiti a Tarantini sono il frutto della sua munificenza verso una famiglia in difficoltà, e non il prezzo del silenzio sulle escort che Tarantini gli forniva per le serate di Arcore. S’è anche scoperto che la lettera speditagli dalla Bce a metà agosto, in cui lo si invitava a varare la manovra che adesso è in discussione alla Camera, è il risultato di una sua telefonata a Trichet, telefonata con cui gli chiedeva consigli (scavalcando quindi Tremonti). La lettera risultò poi ben più dura di quanto il premier s’era aspettato, da cui ripensamenti e contromanovre fino allo sfinimento e al testo attuale. La sensazione che i 52,5 miliardi messi insieme con l’ultima riscrittura non bastino è sempre pià forte. Berlusconi in quel caso forzerà Bossi ad alzare l’età pensionabile, tanto più che tedeschi e inglesi si accingono a portarla a 69 e 67 anni (e hanno una vita media più corta di quella italiana).

Alfano Berlusconi, in una delle sue tante esternazioni, ha annunciato come suo sogno «Letta al Quirinale e Alfano alla presidenza del Consiglio», fatto che ha aumentato i malumori già vistosi all’interno del Pdl.

Penati Filippo Penati, ex presidente della provincia di Milano, e braccio destro di Bersani, è stato accusato di concorso in corruzione per l’acquisto da parte della provincia della Milano-Serravalle. Secondo i pm, il prezzo pagato a Marcellino Gavio per l’operazione – 235 miliardi di lire – è spropositato e nasconde evidentemente una tangente. Questa tangente, secondo altri testimoni, non può che essere finita al partito nazionale, circostanza che, se verificata, metterebbe seriamente nei guai lo stesso segretario del Pd. Penati, autosospeso e poi sospeso dal partito, ha già problemi per gli appalti edilizi nell’ex area Falck e per la concessione della linea extraurbana 271 di Sesto San Giovanni, faccende che gli sono costate finora l’accusa di concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti con richiesta d’arresto respinta dal gip per sopraggiunta prescrizione. È interessante, in ogni caso, il fatto che l’uomo (sposato con due figli) abbia sempre condotto, e conduca tuttora, una vita assai modesta, assai sobria.

Israele Al Cairo una folla di fondamentalisti islamici ha assaltato per la seconda volta l’ambasciata israeliana, mostrando quanto pericolosa sia per Tel Aviv la cosiddetta “primavera araba”, dagli esiti peraltro al momento quanto mai oscuri. Bilancio: tre morti e decine di feriti, il rimpatrio notturno dell’ambasciatore Yitzhak Levanon e di ottanta funzionari, le dimissioni, respinte, del primo ministro Issaf Sharaf incapace – per sua stessa implicita ammissione – di mantenere l’ordine pubblico.

Venezia Al Festival di Venezia, il Leone d’oro è andato a Faust di Aleksandr Sokurov, quello d’argento per la miglior regia a Shangjun Cai (Ren Shan Ren Hai), quello speciale della giuria a Terraferma di Crialese, che si preannuncia comunque come il caso dell’anno, almeno da noi. Molte polemiche per i fischi in sala con cui i critici hanno accolto il film di Cristina Comencini Quando la notte.