Raffaele Panizza, Panorama 12/10/2011, 12 ottobre 2011
HO CANCELLATO I MIEI (FALSI) ECCESSI A COLPI DI LASER
Intervista a Asia Argento
Viene da chiedersi se l’angelo dark, la figlia del signore del male (cinematografico, s’intende), la baciatrice di rottweiler e musa di registi dall’immaginario bizzarro, viene da chiedersi se vedendo vite come quella di Amy Winehouse spegnersi in un delirio poetico, disperato e solitario, lei, Asia Argento, abbia per caso sentito un pizzico d’inconfessabile invidia per non avere vissuto un’esistenza decadente con coraggio e fino allo stremo delle forze. «Ma che tè sei ’mpazzito?» urla quasi con il suo accento romanesco. «Ma no, lei era una poverina, mi faceva pena. La mia vita è sempre stata un’altra: disciplina, lavoro, alle 6 di mattina sul set, possibilmente bella, e con l’obbligo di ricordare le battute. Altro che dissolutezza». Dopo Sangue caldo, sceneggiato andato in onda su Canale 5 pochi giorni fa, da una settimana Asia Argento è nelle sale con Baciato dalla fortuna, film in cui recita insieme con Vincenzo Salemme e Alessandro Gassman, ennesimo ruolo leggero che le porterà lodi e magari qualche premio, come è accaduto con Perdiamoci di vista (David di Donatello 1994 come attrice non protagonista) e Compagni di viaggio (altro David, nel 1997, questa volta come protagonista): «La commedia mi viene meno naturale. E quindi per farla forse mi impegno di più».
Nei prossimi mesi sarà un’apicoltrice in Isole («Praticamente un film muto. Io amo i film muti...»), una pierre romana in Gli sfiorati e una vampira in Dracula 3D girato da suo padre Dario. Iperattiva, da tre anni moglie felice contro ogni previsione (dei suoi detrattori) e serena senza l’aiuto dello psicoanalista: «Sono al di là» si fotografa Asia. «Ho attraversato il fiume».
Nella vita e nel cinema quanto l’ha messa fuori strada l’etichetta crepuscolare e noir?
Fino al punto che il personaggio s’era mangiato la persona. Poi, quando inevitabilmente arrivava il momento di pagare il biglietto per osservare lo spettacolo della mia vita, il prezzo era una sorta di schizofrenia. Sapere di essere molto meno interessante di come m’immaginavano gli altri faceva male.
E cos’è che ha cambiato le cose, a un certo punto?
Nulla in particolare. I grandi cambiamenti non sono mai illuminazioni improvvise. Io a queste cose non ci credo. È stata una lunga traversata. E adesso ho raggiunto l’altra sponda, finalmente.
Lei è brava a fare autocritica?
No. Se fosse per me rifarei tutto, flop e successi, senza distinzione. Dopo ogni film volto pagina. E di solito non li rivedo mai.
Neppure quelli che ha diretto?
Scarlet diva l’ho rivisto l’ultima volta tre anni fa.
Perché non ha più girato nulla come regista?
Non ci riesco. Dopo Ingannevole è il cuore più di ogni cosa ho subito uno shock, profondo. Quando ho scoperto che J.T. Leroy, lo scrittore presunto trans gender dal cui libro avevo tratto la sceneggiatura, era in realtà una donna e un’impostora, mi sono sentita tradita.
Al tempo si disse che avevate una relazione.
Ci scambiavamo tenerezze, ci baciavamo. Mi raccontava di essersi operato da poco, e a me appariva irresistibile e lusinghiero che un uomo appena divenuto donna mi trovasse così bella e attraente.
C’è stato un periodo durante il quale si è spogliata spesso per i giornali. Era una forma di esibizionismo?
No. Mi prestavo a quel gioco solo perché mi sentivo brutta. Una cosa strana, per una più o meno intellettuale come me.
Mai più desnuda in copertina?
Per il momento no. Lo rifarò a cinquant’anni, di sicuro, per mostrare che sono ancora appetibile.
Perché i registi l’hanno utilizzata così spesso per scene di sesso estremo e vagamente funereo?
Perché sono capace di farlo e sanno che sul set non ho paura di niente. In Baciato dalla fortuna però ce n’è una piuttosto giocosa: una copulatio tra me e Alessandro Gassman sul tavolo della cucina mentre mio marito, Vincenzo Salemme, si trova nella stanza di fianco. Sente uno sbatac-chiare di pentole e materia organica ed è convinto che stia di là, da brava massaia, a pestare la carne. E invece...
Lei fa l’amore con gioia o ci sono ombre?
Nessuna ombra. E a letto sono una tipa poco eccentrica. Ho bisogno delle cosi classiche: affetto, tenerezze, dolcezza Altrimenti non mi piace.
Alla tv francese ha confessato che i sesso la disgustava.
Avevo 25 anni e mi ero appena mollata con un tipo. In quel momento ci credevo davvero, l’idea dì fare l’amor mi dava ribrezzo. Ero certa che non l’avrei fatto mai più.
Ha tatuaggi da togliere?
Ne ho già tolti quattro e ora sto lentamente asportando anche il grande angelo che porto sulla pancia. Ci vorranno quattro sedute col laser, poi sarà un ricordo.
Un modo per sotterrare il passato?
No, semplicemente avevo voglia di rivedere il mio corpo così com’era vent’anni fa. Non me lo ricordavo più.
Quante stelline si da come attrice?
Odio le stelline. E odio chi me le rifila. Preferirei nuvole nere. O arcobaleni.
Odia i critici?
Odio le critiche. Mi fanno venire il sangue cattivo.
E come capisce se ha fatto una scelta sbagliata?
Non mi interessa capirlo. Io il concetto di sbagliato non ce l’ho.
Perché dopo Celentano non ha più fatto televisione?
Perché in tv ci sono per lo più cose inguardabili.
Proposte gliene avranno fatte, però.
Sì. Tutta roba stinfìa.
Stinfia?
Roba che scade, che va subito a male. Mi hanno chiesto di fare parte di tutte le giurie televisive possibili e immaginabili, di alzare cartellini coi voti scritti sopra. Ma preferisco svegliarmi tutti i giorni presto e portare mia figlia a scuola, piuttosto che andare a male in televisione.
Suo padre si raccomandava: non fare l’attrice, gli attori sono gente tremenda. Aveva ragione?
Tremendi no, ma noiosi sì. Gente che parla soltanto di se stessa.
Noioso pure Gerard Depardieu (con cui ha recitato Fanno scorso in «Diamant 13»)?
No, ecco, lui è un’eccezione.
E Alessandro Gassman?
Gassman fa morire dal ridere, ed è anche bello.
Vincent Gallo?
Un rompiscatole colossale.
Adesso girerà un film con suo marito Michele Civetta. Se verrà fuori una boiata avrà il coraggio di dirglielo?
Impossibile. Il copione è bellissimo, è la storia di un ragazzo che viene rinchiuso in un istituto per giovani disadattati. Io sono una delle insegnanti, l’unica illuminata in mezzo a un branco di bestie. Iniziarne a girare quest’inverno negli Stati Uniti. L’ha scritto per me. Una cosa che mi emoziona molto.
Pensava mai che un giorno sarebbe diventata moglie?
Non era nei miei programmi. Però è successo, con la massima naturalezza. Svegliarmi tutti i giorni con una persona, condividere, avere il sostegno di qualcuno, è una cosa che non ho mai avuto in tutta la mia vita. Neppure dai miei genitori.
Quando suo padre non la sceglie come protagonista, si giustifica o se ne infischia?
Ce ne freghiamo tutti e due. Anzi, la cosa ci diverte.
La faccenda curiosa è che la pro- tagonista di «Dracula 3D», Marta Gastini, è praticamente una sua sosia.
Io lo dico sempre: mio padre m’ha messa al mondo solo per avermi nei suoi film. Anche se poi, vedendo quanto io e lui ci somigliamo, mi viene il dubbio che in realtà ci metta sempre se stesso.
Non avete lavorato assieme per quasi dieci anni. Perché avevate litigato?
Per via di alcune scene di sesso che avevo rifiutato di fare. Il bello è che vedermi nuda lo disturba da morire. Ma non ce la fa e alla fine me lo chiede sempre.
Qui ci vorrebbe un analista.
Macché analista. Lo fa perché sa che il sesso tira