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 2011  ottobre 07 Venerdì calendario

CASTA A STATUTO REGIONALE

In Emilia Romagna il servizio ferroviario è eccellente rispetto alla media nazionale. Collegamenti frequenti, treni puntuali, vagoni puliti. Per i consiglieri regionali però è meglio viaggiare in auto. L’ente guidato da Vasco Errani, in prima fila nella battaglia contro i tagli del governo, prevede infatti formule di rimborso benzina che nessuna ditta privata si sognerebbe di offrire ai suoi dipendenti. Ottantuno euro ogni cento chilometri effettuati: un indennizzo che le tabelle Aci contemplano per fuoriserie come la Jaguar XK 5.0 o la Porsche Carrera coupé 345 cv. Anche se ci si muove con una Fiat Punto. Soprattutto, senza bisogno di presentare ricevute. A inizio mandato basta indicare la distanza tra il Consiglio e la propria abitazione e il gioco è fatto. I soldi arrivano automaticamente a fine mese, oltre 3 mila euro per quanti risiedono più lontano da Bologna. Denaro che gli eletti intascano anche se al posto dell’auto usano il treno. I conti sono presto fatti: da Piacenza il rimborso di un viaggio in auto è di 278 euro, mentre il biglietto del Frecciabianca costa solo 57 euro. Con oltre 200 di guadagno effettivo.
È la casta local. Non alberga nel cuore di Roma. Non invade tv e talk show. Ma rinchiusa nei palazzi delle Regioni, sparsa in tutta Italia, zitta zitta spende e spande come gli onorevoli colleghi della capitale. E anche dove statistiche e bilanci raccontano una gestione virtuosa, come appunto in Emilia Romagna, a fare bene i conti gli sprechi sono tanti. E a volte pure dolosi. A inizio 2011, la ventata moralizzatrice sui costi della politica è soffiata proprio su Bologna e sui suoi rimborsi auto. Con un gioco di prestigio: da una parte le presenze mensili dei consiglieri sono state ridotte da 16 a 12, dall’altra l’indennità di trasferta è salita da 61 a 81 centesimi al chilometro. Una farsa che, dati alla mano, ha fatto risparmiare 1.800 euro a fronte di oltre 70 mila di spesa al mese. Quasi 900 mila l’anno.
Ecco che gli stessi enti locali che accusano il governo di tagliare tutto e tutti, lamentano l’iniquità della manovra e dicono che Tremonti metterà a rischio servizi essenziali come sanità, istruzione e trasporti, potrebbero risparmiare un sacco di soldi tagliando benefit e privilegi. Da Nord a Sud cambia poco. La benzina aumenta? Nessun problema. In Basilicata, Lombardia, Molise, Umbria e Val d’Aosta, come nel Lazio, il rimborso è legato al prezzo del carburante. Una quota che oscilla fra il 20 e il 33 per cento e che funziona, in pratica, come una scala mobile petrolifera. Nel Lazio basta risiedere a 15 chilometri dal consiglio regionale per averne diritto: una distanza studiata per permettere a tutti di usufruirne, romani de’ Roma compresi. E fra questi c’è pure chi (una decina) ha dichiarato di non possedere un’automobile. Si può dire che è Roma ladrona, poi però si scopre che in Val d’Aosta, col pretesto della "piccola regione", i chilometri sufficienti ad ottenere l’indennizzo scendono a cinque. Poco più di una passeggiata.
In Calabria, dove nel 1970 la scelta del capoluogo a Reggio portò a scontri, con morti e feriti, non solo hanno sdoppiato tutti gli organi ufficiali, ma a ruota anche i rimborsi. Previsti sia per i viaggi nella sede dei gruppi consiliari a Catanzaro, che in quella dell’assemblea a Reggio. La Sicilia di Raffaele Lombardo non bada a spese: trasporti marittimi, ferroviari, autostradali e aerei sono gratis. In alternativa sono previsti 1.100 euro al mese per chi abita entro 100 km da Palermo e 1.300 per chi sta più lontano. Chi vive nel capoluogo, magari di fronte al Consiglio, si deve accontentare, si fa per dire, di 6.400 euro l’anno.
FANTASIA AL POTERE
Ma non di soli viaggi a sbafo vive il politico locale. Nella busta paga regionale c’è un florilegio di indennità, che a volte denotano una certa fantasia. Prendi la Puglia, dove la Regione rimborsa "il rapporto con gli elettori", o la Calabria dove s’è introdotto un forfait di 2.809 euro per le "missioni nel territorio". Il bello è che vengono versati anche se le missioni non si fanno, e pure se per raggiungere il comizio o la piazza da inaugurare l’onorevolino usa l’auto blu. Non è un vizio di giù, sia chiaro, se in Molise il forfait missioni scende a 1.712 euro, nella ricca Lombardia di Roberto Formigoni sale a 3.525 euro. L’Emilia Romagna, poi, fa un altro ragionamento: siccome chi viene eletto è lì per fare politica, aspetta che rimborsiamo con 2.277 euro al mese "l’attività politica". Senza scordarsi mai dell’amato portaborse. A Potenza, Cagliari e Palermo hanno provveduto con un bonus che oscilla fra 2.561 e 4.678 euro, fra spese di segreteria e rappresentanza. Da Cagliari risponde la Sardegna, che ci tiene alla preparazione dei suoi amministratori, e assegna 780 euro per spese di documentazione e aggiornamento. Per non far loro perdere tempo con gli acquisti, lo scorso autunno in Campania avevano pensato di risolvere il problema a monte: una delibera prevedeva la dotazione di pc portatili, I-pad o notebook per tutti. E poi via con i clic. Questo per i peones, perché per presidenti di commissione e capigruppo c’erano perfino frigobar, scrittoi e divani in pelle, anche se le polemiche hanno costretto al ritiro del provvedimento.
A Trieste, dove ci si preoccupa di un’alimentazione sana, panini e spuntini veloci sono banditi: per il vitto la Regione Friuli Venezia Giulia assegna ai 60 consiglieri un contributo forfettario di 735 euro al mese. Anche la Sicilia ci tiene alla linea, ma a prezzo politico, tanto che fino ad agosto ha permesso a deputati ed ex di consumare alla buvette un pasto completo alla modica cifra di 9 euro (pagato da Palazzo dei Normanni). E ancora: 346 euro per le spese telefoniche, 10 per cento di sconto per comprare l’auto e mutui agevolati al 2 per cento per l’acquisto della prima casa (col resto degli interessi a carico della collettività). Per la settantina di ex onorevoli che non hanno maturato il vitalizio fino ad agosto c’era un bonus da 6.400 euro l’anno per l’aggiornamento politico-culturale, poi i tagli hanno costretto alla retromarcia. Sull’Isola un pensiero andava perfino all’Aldilà: 5 mila euro se morivi, così, per pagare i funerali dei consiglieri deceduti. Poco per il cattolicissimo Veneto, che andava perfino oltre, con un contributo di 7.500 euro.
CONSIGLI DI CARTA
"Seguito decisioni conferenza presidenti comunicasi seduta ordinaria est convocata...". Samuel Morse sarebbe contento di sapere che a un secolo e mezzo dalla sua invenzione il telegrafo ha ancora degli estimatori. Nell’era delle e-mail e degli smartphone, il Consiglio regionale del Lazio fino allo scorso luglio comunicava le riunioni d’aula con un telegramma. Poi l’ufficio di presidenza, anche a seguito di varie denunce dei Radicali, ha deciso di colmare il digital divide passando alle comunicazioni ufficiali con la Pec. Ma la Pisana pare avere un debole per la cellulosa. Secondo i calcoli di Sinistra e libertà durante la discussione sul piano casa in una sola seduta sono state distribuite oltre 2 tonnellate di carta non riciclata fra rassegne stampa, emendamenti e subemendamenti. Costo: 4.670 euro. Eppure per eliminare questa spesa sarebbe bastato un semplice clic, dal momento che tutto il materiale è a disposizione sul sito del Consiglio.
Al Sud è lo scintillio della carta patinata a renderla preferibile ai supporti elettronici. Ogni due settimane la Fondazione Federico II, emanazione del parlamentino siciliano, manda in stampa 4 mila copie della rivista "Cronache parlamentari" (200 mila euro lo stanziamento in bilancio). Il quindicinale è gratuito e può essere scaricato in pdf, tuttavia viene stampato in un elegante formato cartaceo per essere inviato a tutti: consiglieri, assessori e un bell’elenco di enti istituzionali.
PRESIDENTI DI SE STESSI
In questo vortice di spese non si può dire che non ci sia vita nei Consigli regionali. Attualmente risultano attivi ben 53 organismi unicellulari: i monogruppi. Il record spetta al Lazio e alle Marche, con otto gruppi da un solo consigliere ciascuno. Diventare capogruppo di se stessi, infatti, fa lievitare la busta paga. E i gettoni. Non dev’essere sfuggito al governatore marchigiano Gian Mario Spacca, che ha fondato un gruppo col suo nome che gli permette di sommare le cariche di consigliere, capogruppo e presidente. Nemmeno l’ex governatore Mercedes Bresso, in Piemonte, ha resistito alla tentazione e ha fatto altrettanto. Peccato che in aula esistesse già Insieme per Bresso, la lista civica che l’aveva sostenuta: "L’ho fatto per tutelare tre persone che hanno lavorato con me nei cinque anni precedenti", ha motivato lei. Un senso protettivo che costa ai piemontesi circa 150 mila euro l’anno.
A Roma, poi, in 18 mesi sono nati cinque monogruppi: Mpa, Fli, Responsabili, Api e perfino un improbabile gruppo Misto composto da un solo consigliere. Complessivamente fanno più di 2 milioni di spesa annua. Ma all’assemblea laziale piace accumulare record. Nessun altro parlamentino, per dirne una, conta così tante commissioni: ben 20 per 71 consiglieri. Quando Camera e Senato, per farsi un’idea, ne contano 15 ciascuno.
In Campania l’eco delle proteste contro i costi della politica sembra non essere arrivato. Il 3 agosto, in pieno clima vacanziero, l’aula ha approvato in prima lettura una modifica allo statuto che consente di allargare la giunta da 12 a 14 assessori. Nella canicola estiva era balenata perfino l’ipotesi di istituire due sottosegretari. Secondo la giunta l’ampliamento sarà a costo zero ma l’Idv calcola una spesa aggiuntiva di un milione tra stipendi, costi del personale di segreteria e autisti.
Quanto al Molise, con le imminenti elezioni regionali finirà in soffitta un pezzo di storia politica. In Consiglio, eletto nel 2006 prima della nascita di Pd e Pdl, ci sono ancora i Ds, la Margherita, An e Forza Italia. I gruppi, per non perdere finanziamenti e dipendenti, si sono guardati bene dal fondersi. Fra contributi mensili, staff e capigruppo, fermare le lancette dell’orologio ha comportato un aggravio di spesa quantificabile in almeno un milione di euro. Del resto anche il gusto vintage ha il suo costo. n

La Polverini le assunzioni le fa in coppia
di Emiliano Fittipaldi

C’è un ufficio, a Roma, che assume sempre. Anche in tempi difficili, anche se il Tar (come successo qualche settimana fa) annulla le delibere con cui hai chiamato sei dirigenti senza la "trasparenza e pubblicità" necessaria, anche se la crisi economica imporrebbe una stretta agli sprechi, alla Regione Lazio la regola non cambia mai. Per gli amici di Renata Polverini o per gli amici dei suoi amici c’è sempre una scrivania pronta. Come anticipato sul nostro sito www.espressonline.it, stavolta la governatrice si è superata, e ha riunito una coppia che la sorte aveva diviso, facendo felice ancora una volta il suo sindacato preferito. L’Ugl, ça va sans dire, di cui è stata potente segretario fino a due anni fa.
Andiamo con ordine, ricordando che nel giugno 2010 la Polverini ha voluto come suo braccio destro Salvatore Ronghi, ex dirigente dell’Ugl a cui ha concesso un contratto da 189 mila euro lordi l’anno. Ex vicepresidente del Consiglio regionale della Campania, Ronghi - che anni fa ha lasciato An e oggi è tra i fondatori del movimento Forza del Sud - è così diventato il primo napoletano a sedere sulla poltrona di Segretario generale della Regione Lazio. Ronghi è chiacchierato per le sue simpatie considerate troppo a destra (nella foto che lo stesso Ronghi pubblica su Facebook lo si vede abbracciato con un nostalgico fascista che mostra orgoglioso la croce celtica), ed è finito sui giornali perchè capo di Federica Gagliardi, la "dama bianca" che accompagnò Silvio Berlusconi in alcune visite di Stato, inclusa quella panamense con Valter Lavitola. Ma i mugugni, in Regione, ora riguardano l’ultima assunzione messa a segno da lui e la Polverini. L’anno scorso Renata ha infatti creato una nuova "Struttura Verifica dell’attuazione delle Politiche regionali e del programma di governo", ufficio istituito presso il segretariato generale. E dallo scorso 1 ottobre ha chiamato per gestirlo la compagna di Ronghi, la napoletana Gabriella Peluso. Che, di fatto, sarà il "Gianfranco Rotondi" della Polverini.
La ragazza ha 37 anni ed è felice: fino alla settimana scorsa curava l’ufficio stampa del Consiglio regionale della Campania, ora ha un contratto da dirigente fino alla fine della legislatura (guadagnerà oltre 122 mila euro l’anno, 10 mila in più del suo predecessore, in tutto sono 300 mila euro tondi tondi) e lavorerà nella Capitale fianco a fianco con Salvatore.
La Peluso è una giornalista professionista, e qualche tempo fa s’è fatta notare perché in un comunicato ufficiale del Consiglio ha confuso l’allora amministratore delegato della Cai (Compagnia aerea italiana) Rocco Sabelli con l’opinionista Claudio Sabelli Fioretti. La notizia del nuovo contratto è stata accolta con ironia dall’opposizione. Vincenzo Maruccio dell’Idv: "Nella lotta senza quartiere contro Alemanno, Polverini non vuole essere da meno, così si è confezionata la sua bella Parentopoli". Ancora più caustico Enzo Foschi del Pd, che parla di veri e propri "ricongiungimenti familiari": "Per facilitare la vita di coppia e preservarla da eventuali sconquassi la giunta Polverini si occupa di fornire un posto di lavoro apicale", chiosa il consigliere regionale, "che vanta uno storico e noto feeling con Salvatore Ronghi". Fa specie, col senno di poi, rileggere alcune dichiarazioni della Peluso rilasciate all’Ansa un anno fa, contro "la malapolitica che tenta di calpestare i dipendenti regionali (del Consiglio campano, ndr.) attraverso il ricorso selvaggio e immotivato a consulenze esterne". La Peluso inveì pure contro l’"utilizzo clientelare dell’istituto del comando" e le "assunzioni incostituzionali ed illegittime". In che veste la nuova preferita della Polverini rilasciava dichiarazioni così indignate? Come componente della segreteria regionale di un sindacato. Quale? Ma l’Ugl, naturalmente!

Paga ridotta, ma non troppo

Negli ultimi mesi diverse Regioni hanno varato misure di contenimento della spesa. Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Puglia hanno ridotto del 10 per cento gli emolumenti. In Sardegna è al vaglio una proposta per ridurre da 80 a 50 gli eletti, che garantirebbe risparmi per circa 4 milioni l’anno. La Calabria ha unificato le sedi di rappresentanza di giunta e Consiglio nella capitale, mentre i fondi destinati ai gruppi sono stati decurtati del 10 per cento. Allo studio ci sono anche risparmi sui rimborsi benzina. In Veneto il Pd ha proposto di ridurre i consiglieri da 60 a 50. Il governatore Zaia ha rilanciato: "Dimezziamoli", ma la maggioranza non sembra avere intenzione di assecondarlo. In Friuli il governatore Renzo Tondo ha proposto al Consiglio un pacchetto di norma, dal taglio dei consiglieri da 59 a 48, fino alla rinuncia alle auto blu. Tagli sì, ma nessuna rivoluzione in vista. Sia in Piemonte che in Emilia, ad esempio, sono state bocciate le proposte del Movimento Cinque Stelle per ridurre drasticamente gli emolumenti.