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 2011  ottobre 06 Giovedì calendario

UNA RIVOLUZIONE IN CONFINDUSTRIA

Una rivoluzione copernicana. Arrivati a questo punto, per la Confindustria non ci sembrano essere molte vie d’uscita. Lo strappo di Sergio Marchionne, che ha deciso di portare la Fiat fuori da viale dell’Astronomia, produrrà scosse telluriche a ogni livello dell’associazione degli industriali.

Si parte dal comitato di presidenza, dal quale dovrà uscire il presidente dell’azienda automobilistica, John Elkann, per arrivare a tutte le articolazioni territoriali e di settore, che verosimilmente saranno abbandonate dai numerosi rappresentanti del gruppo fondato a Torino. E poi c’è da considerare le varie crisi di identità che la decisione di Marchionne innescherà. Per esempio quella di Federmeccanica, fin qui un pezzo da novanta della galassia confindustriale. Ma adesso? «Ora si pone un bel problema», spiega a ItaliaOggi Guidalberto Guidi, presidente di Ducati Energia e già vicepresidente di Viale dell’Astronomia, «perché Federmeccanica è nata per stipulare il contratto collettivo nazionale del settore metalmeccanico. Il punto è che adesso, senza la più grande azienda metalmeccanica che è la Fiat, non si capisce più cosa dovrebbe rimanere a fare la federazione». Insomma, quello che in questo momento si impone, di fronte a una svolta epocale, è una «riverifica degli assetti».

E non si tratta, sottolinea ancora di Guidi, «di una questione contabile, ma di vera e propria policy confindustriale». La patata bollente, pare di capire, ormai già c’è, e potrebbe finire dritta nelle mani del successore di Emma Marcegaglia sulla poltrona di numero uno dell’associazione degli industriali. A meno che, come già incomincia a filtrare in queste ore, la stessa patata bollente non finisca per trasformarsi in un’arma a disposizione dei contendenti al ruolo di leader. Il punto è, seguendo ancora i ragionamenti di Guidi, che nel solco ora tracciato dalla Fiat potrebbero inserirsi in molti. «Penso a tutto l’indotto della casa automobilistica», prosegue il presidente di Ducati Energia, «mi sembra difficile che tutte queste aziende accettino di avere contratti diversi da quelli che avrà una Fiat fuori dalla Confindustria». Come dire: se al gruppo guidato da Marchionne ci sarà maggiore flessibilità, non si vede perché gli altri debbano continuare a sottostare a un contratto confindustriale che presenta «lacci e lacciuoli». Una rivoluzione alle porte quindi. Un’esigenza di cambiamento già avvertita che va a intrecciarsi direttamente con la delicatissima successione alla Marcegaglia. I due profili che al momento sembrano destinati a fronteggiarsi sono quelli di Giorgio Squinzi, mister Mapei e componente del comitato di presidenza di viale dell’Astronomia, e Alberto Bombassei, presidente della Brembo (sistemi frenanti) e attualmente uno dei numerosi vice della Marcegaglia stessa. Difficile negare, a questo punto, che lo strappo di Marchionne si ripercuoterà anche sulla corsa alla presidenza. Infine una ristrutturazione andrà fatta anche per il peso che in Confindustria sono venute ad assumere le grandi aziende pubbliche, ormai prive di un valido contraltare rappresentato dal settore privato. E questo perché, conclude Guidi, «adesso i grandi gruppi pubblici sono troppo in grado di condizionare le scelte».