Giancarlo Dotto, Gioia 15/10/2011, 15 ottobre 2011
COSI’ MI HANNO CACCIATA BRUTALMETE
(Intervista a Luisella Costamagna) -
Bello arrivare ed essere accolti dalla faccia indolente di Marcello Mastroianni, sedersi al tavolo del bar, ordinare una cosa, davanti a uno spazio che si chiama Anna Magnani. La Casa del cinema è un’oasi felice nel caos di Roma. Ci vengono in tanti. Puoi incontrare chiunque al meglio dei suoi umori. Ar- riva puntuale Luisella Costa- magna. Sembra una donna fredda ma ha un cuore caldo. Antipatica? No, solo molto fedele a se stessa. Se non sai ascoltare i cuori, ti basta riconoscere i due focolai accesi al centro dell’azzurro. Occhi febbrili. E una donna ferita. «Me la fai ri- leggere prima l’intervista, vero? Questo è davvero un momento molto delicato per me».
Chiede un caffè, dell’acqua minerale e un posacenere. Quattro Merit e quasi due ore per raccontare quello che è impossibile raccontare. L’hanno sbattuta fuori dalla porta di La7. Senza una spiegazione. «Brutalmente», dice lei. «Sai, non l’avevo mai notato il poster di Mastroianni. Faccio fatica a guardarmi intorno, cammino con i paraocchi. Solo all’estero, quando sono più libera dai pensieri, mi capita di guardare il cielo».
Ti trovo smagrita.
Non direi. Sono una che brucia molto, non mi sono mai iscritta in una palestra. E comunque ho sempre il fianco generoso.
Luisella Costamagna, ovvero?
Giornalista in cerca d’occupazione, senza contratto e senza stipendio.
Avrai presto un nuovo programma su Lay. Lo dice Luca Telese, lo conferma Wikipedia.
Assolutamente falso. L’unica cosa vera è la mia improvvisa e inspiegabile uscita da In Onda. Tutto questo, dopo che la mia conferma alla conduzione del programma era stata annunciata a giugno, alla presentazione dei palinsesti.
Siamo avidi di dettagli.
Poteva bastarmi l’annuncio alle presentazioni di giugno, ma sentivo che circolavano voci strane...Il 13 agosto chiamo Giovanni Stella, amministratore delegato di Telecom Media. «Tu non fai più In Onda, al tuo posto arriva Nicola Porro», mi comunica secco.
Così brutale?
Esattamente così. «Vedrai ci saranno altre cose...», ha aggiunto, vago che più vago non si può.
Spiegazioni?
Nessuna. Hanno deciso così, fine della fiera. Dieci giorni dopo hanno annunciato che sarei stata sostituita da Porro. Nel frattempo, io ero ancora in video per le ultime due puntate.
Imbarazzante.
Molto brutto direi. Continuare a condurre il programma che hai contribuito a far nascere, al quale hai dato il nome, sapendo che sei stata cacciata, con gli ospiti in studio che mi chiedevano se era vero.
Come reagisce una sabauda in questi casi?
Sono sabauda, ma soprattutto rispettosa del pubblico. Mai fatto un uso privatistico del mezzo televisivo. Non fa per me. Ho ringraziato e basta. Ho fatto il mio mestiere fino in fondo.
Scelta inspiegabile per te, ma anche per la gente.
Il programma andava benissimo, gli ascolti in continua crescita. Quello che mi hanno fatto si giustificherebbe solo se avessi bestemmiato in diretta.
Tu e Luca Telese acclamati come i nuovi Mondaini e Vianello.
La coppia funzionava, nonostante tutto. Le nostre frizioni erano diventate un sottotesto ironico del programma.
Si è parlato di un riequilibrio politico. Tu e Telese entrambi di sinistra.
Hanno parlato di una rete sbilanciata a sinistra. A me non piace essere incasellata, ho sempre fatto domande scomode sia a destra che a sinistra. L’unico fatto certo è che al posto mio è stato chiamato il vicedirettore del Giornale, Nicola Porro.
Ma tu un’idea te la sei fatta?
Nessuna. Vorrei averla un’idea. E comunque, se proprio si deve separare la coppia, perché io e non Telese? Se siamo considerati due risorse, lui continua e allora a me dovete offrire qualcosa di equivalente. Così non è stato.
Forse non ti considerano una risorsa.
Lavoro da quattro anni per La7. Sono stata un grande investimento della rete, credo ricambiato dai risultati raggiunti. Come si fa allora a dirmi: no, per te non c’è uno spazio?
Mistero fìtto.
Io mi attengo ai dati oggettivi. La media estiva degli ascolti era intorno al 7 per cento, con una punta di 9,24 nell’ultima settimana. E poi, insisto, perché io? Sono stata trattata in modo brutale.
Maschilismo?
Non ne faccio una questione di genere. Però è un dato di fatto che tra la donna e l’uomo è stata tolta la donna. Esteticamente non si direbbe un vantaggio per il programma. Credo funzionasse invece la dinamica che scattava tra uomo e donna. Solo l’aridità in cui siamo piombati può far pensare che l’unica "contrapposizione tra punti di vista differenti" sia quella tra destra e sinistra.
Il Giornale ha scritto che il tuo stile di conduzione non piaceva. Interrompi gli ospiti, ti sovrapponi. L’ha scritto Vittorio Feltri.
Bella ma maleducata, mi ha definito.
Una mano a Porro. E tu?
Non gli ho risposto e non ho intenzione di rispondergli. Non m’interessa. Sovrapporsi vuol dire incalzare, fare domande, fare cioè il tuo mestiere di conduttore. Ho risposto solo alle falsità di Telese.
Esempio di falsità?
Che il mio era un avvicendamento normale, che la rete mi aveva offerto un’altra cosa e che io stavo prendendo tempo. Cosa non vera. Voleva farmi passare da primadonna.
La reazione del pubblico?
Una reazione che mi ha commosso. Hanno scritto in migliala, protestando per la mia rimozione.
L’azienda tace?
Quello che mi dicono equivale a un silenzio. Non c’è nulla per me nell’autunno, ma neanche all’inizio del prossimo anno e in primavera. Solo una vaga ipotesi per l’estate del 2012. Di fatto, secondo loro, dovrei stare ferma un anno. Sembra una punizione.
Lo è davvero?
Non ci sono spazi per me. Nemmeno in panchina. Niente di niente. Sono proprio fuori, appesa a un’ipotesi che sarebbe quella di condurre In Onda i due mesi della prossima estate.
Detto così, il rimedio sembra peggiore del male.
Neanche una stagionale alle prime armi viene trattata così. Nove mesi ferma, senza essere pagata, e poi una retrocessione al solo palinsesto estivo, per di più ipotetica. Detto questo, so bene che i veri disoccupati sono altri. Mi ritengo comunque una privilegiata.
E dunque?
Tutto questo mi fa pensare che si cerchi da me un no, proprio per poter dire: avete visto, non abbiamo cacciato la Costamagna. E stata lei che ha rifiutato la nostra proposta.
Le cose cambiano.
Su una cosa non ho alcun timore di smentita: sono stata tolta dalla conduzione dall’oggi al domani. E sia chiaro: io per ora non ho rifiutato niente, aspetto soltanto una proposta che possa essere degna di questo nome.
Enrico Mentana, Gad Lerner: i pezzi da novanta della rete si sono fatti sentire in questa circostanza?
Gad Lerner è stato molto carino, mi ha espresso vicinanza e la cosa mi ha fatto molto piacere.
Azzardo un’ipotesi. Sei una piemontese austera e anche un po’ rigida. Non ti vedo calata nel minestrone mondano della romanità.
Io faccio il mio mestiere, sono stimata dalla gente comune e dagli addetti ai lavori. L’inciucio romano non mi appartiene. Lo rifiuto. Anche volendo, non ne sarei capace. Fuori dal lavoro, frequento solo gli amici. È una colpa?
Ti stai guardando altrove?
Certo. Ci sono dei canali aperti, stiamo parlando, ma resta il danno professionale e umano. L’avessi saputo a giugno... A inizio ottobre i palinsesti sono già fatti.
Ti chiedo: come avete potuto convivere tu e Telese tutto quel tempo?
Siamo lontani anni luce. Tutti pensavano che le nostre frecciatine fossero scritte a tavolino; non era così. Sono nate spontanee e non inficiavano il programma, al contrario.
Ti ha fatto una telefonata in privato?
No. Neanche un messaggino. Ma basta parlare di Luca Telese. Ne ho parlato per un anno intero e di Telese c’è troppo poco da dire.
Attestati di colleghi?
Tanti. Pubblici e privati, ma non mi va di fare nomi. Qualcuno ha scritto: la Costamagna come Cassano, che la Sampdoria teneva in tribuna.
I tuoi amici televisivi di storie passate, Santoro e Costanza? Amici veri, persone importanti per me. I loro attestati di solidarietà e i loro consigli non sono certo mancati.
Un piccolo test ideologico. Ti chiama Minzolini al Tgi.
Non ci vado. Ma non è una pregiudiziale ideologica. Ho lavorato un anno con Paolo Liguori a Studio Aperto. Non ho simpatia nè stima per Minzolini. E comunque il Tgl non è Minzolini, ma una realtà apprezzabile e consolidata. I Minzolini passano.
La tua storia è in qualche modo un riflesso dei tempi?
No, no e poi no. Mi sento il pazzo che va contromano sull’autostrada. Appartengo piuttosto alla fase in cui l’etica del fare bene il proprio lavoro ancora conta. So di essere un’eccezione, ma mi piace esserlo. Non ho padrini, sono una donna libera e questo mi aiuta a fare meglio il mio lavoro. Anche dopo l’editto bulgaro mi sono arrangiata da sola.
Più pesante ora dell’editto bulgaro?
Quella vicenda fu molto difficile. Avevo un altro anno di contratto che saltò e per restare con Santoro avevo rinunciato a un’assunzione. Questa di oggi è più ingiusta. Mi spiazza di più. Mi colpisce intimamente.
Tu e Santoro di nuovo insieme?
Non lo escludo per niente. Michele è un amico. Il suo Comizi d’amore è una scommessa straordinaria di grande coraggio. Se- condo me può funzionare e cambiare questa televisione ammalata di passività. C’è tanta gente in Rete che vuole partecipare. Santoro va incontro a questa esigenza.
Che mondo hai visto avanzare in questi anni?
Un mondo senza pudore. L’abbrutimento. La corsa al ribasso. Ma io sono sicura che il pubblico è migliore delle cose che gli offrono.
Tuo marito, lo scrittore Darlo Buzzolan, ti sostiene? Non siamo sposati, viviamo nel peccato... Ho davvero poche persone sulle quali conto. Dario è il primo. La verità è che sono un po’ stanca, ne ho viste tante, sono sopravvissuta anche all’editto bulgaro. E, dopo quello, pensavo di essere fuori da questo genere di cose, di non dover dimostrare più nulla e invece...
Che mamma sei?
Una mamma piena di sensi di colpa. Tutti i weekend passati in video invece di stare con mio figlio Davide di cinque anni e mezzo. Sono molto fisica e tattile con lui. Ci cerchiamo in continuazione. Detto questo, sono una che deve lavorare. Non ho la retorica della maternità, del sacrificio verso i figli. Scegliere di stare bene come donna significa essere nel tempo una madre migliore.
Stai scrivendo un libro.
Sull’autostima delle donne. Uscirà la prossima estate. Le italiane sono quelle che hanno minore consapevolezza della propria forza, anche se le cose ora sono un po’ cambiate con la mobilitazione di "Se non ora quando".
La tua autostima ha risentito di questi eventi? Al contrario, ne esce gratificata.