Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 06 Giovedì calendario

SIRIA, STOP ALL’ONU DA RUSSIA E CINA

Il veto russo e cinese alla risoluzione dell’Onu contro la Siria respinta la notte scorsa al Palazzo di Vetro sta diventando un caso da Guerra fredda tra Est e Ovest. Damasco esulta: «È stata una giornata storica», ha dichiarato il regime di Bashar Assad, che vede nell’appoggio russo una sorta di riedizione di un’alleanza storica tra la Siria e Mosca che segnò le vicende del Medio Oriente fino al crollo dell’Urss. Russia e Cina, decise a non vedere all’Onu una ripetizione della condanna che ha portato all’affondamento di Gheddafi in Libia, hanno definito la proposta presentata dai membri europei del Consiglio di sicurezza come «inutile e irragionevole». «La bozza di risoluzione - avanzata da Germania, Francia, Gran Bretagna e Portogallo - avrebbe imposto una pressione alla cieca sulla Siria», ha commentato il ministero degli Esteri russo.

Irritata la replica degli europei al veto, definito sia dal ministro degli Esteri francese Alain Juppé che da quello italiano Franco Frattini «una triste giornata per il popolo siriano». Per la Gran Bretagna Mosca e Pechino «avranno questo veto sulla coscienza». Ancora più aspra la reazione della rappresentante Usa all’Onu, Susan Rice, che ha abbandonato clamorosamente la sala del Consiglio in segno di protesta. Una scena appunto da Guerra fredda.

La Turchia, che con il premier Erdogan aveva condannato duramente Damasco, ospitando a Istanbul il vertice del fronte dell’opposizione, ha fatto sapere che imporrà comunque un proprio «pacchetto di sanzioni», allineandosi alle decisioni già adottate dalla Ue. Per l’opposizione siriana si rischia ora di alimentare le violenze: «Sostenere Assad nel suo progetto fascista e militarista non incoraggia il popolo a una rivoluzione pacifica», ha avvertito il presidente del Consiglio nazionale siriano Burhan Ghaliun.

I russi si difendono affermando di «non essere gli avvocati di Assad» e annunciano che ospiteranno presto a Mosca una visita dei rappresentanti dell’opposizione. Ma il veto ha infuocato l’atmosfera internazionale e si fanno anche quattro conti sugli interessi di Mosca in Siria: la base navale di Tartus, l’unica rimasta alla Russia nel Mediterraneo, e le esportazioni verso Damasco che tra armi e infrastrutture hanno superato l’anno scorso il miliardo di dollari, a cui si aggiungono investimenti per altri 19. Mosca ha promesso ad Assad accordi commerciali, abbonato il 75% dei debiti siriani e concluso contratti per la fornitura di Mig-29: la Russia di Putin forse non è l’avvocato di Assad ma sicuramente un grande amico e protettore del regime alauita.