Marco Mele, Il Sole 24 Ore 7/10/2011, 7 ottobre 2011
INDUSTRIA DELL’AUDIOVISIVO IN LOTTA CONTRO LA PIRATERIA
L’Italia è il mercato europeo dove la televisione generalista ha il declino più lento e dove vi è la minore penetrazione di internet. Ciononostante, è un mercato dove la pirateria sottrae al solo settore audiovisivo almeno 500 milioni di euro l’anno. La ricerca «Italia: a media creative Nation», realizzata da IsiCult per conto di Mediaset, delinea queste specificità del nostro mercato.
L’ascolto medio della tv, a livello mondiale, ha avuto un incremento di sei minuti negli ultimi cinque anni. In Italia, nel 2010, la tv è stata fruita - tutti i giorni - dall’84% della popolazione, a fronte del 59% che ascolta la radio e al 39% che legge un quotidiano. Solo il 26% della popolazione usa internet tutti i giorni. Nel 2010 in ogni minuto della giornata, il pubblico televisivo è composto, in media, da 9,8 milioni di spettatori, un milione in più rispetto all’anno 2000 (si arriva a una media di 25,8 milioni in prima serata). Il rapporto tra tv e internet, quindi, appare a favore della tv, anche perché il 43% degli italiani non ha (ancora) accesso al web. Il mezzo tv inoltre, nota la ricerca IsiCult, sta invadendo internet e viceversa. Nell’ultimo trimestre del 2010, ad esempio, la piattaforma statunitense Hulu ha avuto accessi ai suoi contenuti televisivi (legali, ndr) per 323 milioni di ore.
Tv sempre centrale, con una quota del 35%, anche nei ricavi delle industrie culturali (quotidiani, periodici, cinema, radio, editoria elettronica, homevideo, libri), pari a circa 25 miliardi di euro, secondo un’elaborazione di IsiCult, a fronte di un totale di 230 miliardi delle industrie "creative" (moda, giochi, turismo, cultura e intrattenimento). Di questi 25 miliardi, 12 sono da attribuire all’industria audiovisiva. Il confronto con gli altri paesi europei è però in perdita per l’Italia: le spese delle famiglie per la cultura sono pari al 6,9% di quelle totali, rispetto all’8,7% della Spagna, al 9% di Francia e Germania e all’11,4% del Regno Unito. Gli investimenti delle tv nella fiction sono in calo negli ultimi due anni (390 milioni di euro nel 2010 contro i 536 del 2008; le ore di produzione originale scese a 545 nel 2010 contro le 760 del 2008).
All’estero la nostra industria audiovisiva, poi, ha quote di mercato marginali: «Nel nostro paese - sottolinea Angelo Zaccone Teodosi, presidente di IsiCult - si continua ad assistere ad un’estrema frammentazione delle competenze, vanificando un progetto strategico di ampio respiro. Lo confermano i dati: esportiamo forse un 20 milioni di euro l’anno di audiovisivo, a fronte di un miliardo di euro del Regno Unito. Da decenni l’Italia non riesce a dotarsi di un’agenzia per la promozione internazionale del cinema e dell’audiovisivo, collegando le varie anime dell’industria culturale, autori e produttori, istituzioni pubbliche, ministeri competenti, Conferenza Stato-Regioni».
Il vero "buco nero", secondo la ricerca IsiCult, rischia di essere la cultura della pirateria e della "rendita parassitaria". Occorre «implementare i sistemi a tutela del diritto d’autore e del copyright - conclude Zaccone Teodosi - adeguandoli alla distribuzione multipiattaforma. E mettere in atto un’incisiva lotta alla pirateria, alternativa ai modelli coercitivi della francese legge Hadopi. L’obiettivo? Salvaguardare la creatività, riducendo il rischio delle rendite da parte di soggetti (Google-You Tube) che utilizzano contenuti pregiati non propri, frutto di creatività ideata da altri, senza investire nulla nella produzione».