Fabio Savelli, Corriere della Sera 07/10/2011, 7 ottobre 2011
CINQUE REGOLE PER I SOCIAL NETWORK - C’è
chi come Cipriano Moneta, ultimo country manager Italia di Xing, professa il «bon-ton digitale». C’è invece Sabrina Mossenta, partnerships Manager di Viadeo.com South Europe, che sottolinea l’importanza delle referenze sui social network professionali («vengono percepite in maniera positiva, purché aggiornate», dice). E c’è Ariel Eckstein, managing director di LinkedIn Emea che evidenzia anche la necessità di «partecipare a gruppi di discussione per trovare nuove opportunità di carriera».
In generale – raccomandano gli esperti – è necessario tenere sempre in maggiore considerazione quello che si fa online.
Il bon-ton digitale
Il teorico del bon-ton sugli strumenti del web 2.0 è Cipriano Moneta, fino a poco tempo fa country Manager per l’Italia di Xing, business social network di proprietà del gruppo tedesco Xing Ag. Per esprimere il concetto Moneta si serve della nozione di capitale sociale: «E’ la rete di contatti di natura professionale. Sono i cosiddetti legami deboli basati sulla logica dello scambio, ma che sono decisivi nella propria crescita lavorativa. Ecco perché diventa fondamentale osservare tutti i comportamenti di bon-ton tipici della vita off line, evitando richieste che possono essere percepite come inopportune».
Dare un volto ai noi stessi
Quando ci si presenta per un colloquio lavorativo trasmettiamo informazioni di noi stessi anche in riferimento alla nostra immagine. Segnala Eckstein (LinkedIn) l’importanza della foto: «Alle persone piace dare un volto ai nomi, quindi l’immagine va selezionata con cura. Evitando nella stesura del profilo errori di ortografia, aggiornandolo costantemente e facendo trasparire anche la propria personalità».
Evitare il boom di contatti
Spesso sui social network si configura un equivoco, che trae in inganno molti che affidano al web 2.0 le speranze di crescita professionale. Malinteso che può tradursi con la formula: «Più contatti ho, meglio è per la mia immagine». Sbagliato. Dice la Mossenta (Viadeo) che è vero il contrario: «Negli studi sociali il cosiddetto numero di Dunbar segnala come sia possibile “gestire” al meglio non più di 150 contatti. Superata questa soglia l’interlocutore (eventuali head-hunter, ndr) ha la sensazione che il nostro profilo possa essere maggiormente assimilato a una fan-page aziendale, e che quindi di personale e di emozionale ci sia davvero poco».
Operativi, anche nella selezione
E il corollario della tesi della Mossenta è ciò che Moneta chiama selettività. Nei collegamenti, soprattutto, «spiegando anche a chi ci chiede l’amicizia (per traslazione da Facebook, ndr) il perché gliela stiamo negando. E partecipando anche ai forum di discussione su temi in cui siamo ferrati per dimostrare le nostre competenze».
Gli alert
Per essere a conoscenza di quello che il mercato del lavoro offre è importante attivare gli alert. Cioè compilando i campi relativi al proprio settore professionale, in modo da essere avvisati in caso di una nuova offerta lavorativa. «Molti non li usano», ammette la Mossenta.
Fabio Savelli