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 2011  ottobre 07 Venerdì calendario

L’OUTSIDER PRIMITIVO SALE SUL PODIO DEI VINI —

In alto i calici, istruzioni per l’uso. Escono in queste settimane le Guide dei vini e — tra grappoli, bicchieri, stelle, bottiglie, chiocciole — c’è da perdersi. L’obiettivo comune, certo, è indicare il meglio dell’enologia italiana. Ma i parametri e l’approccio di chi descrive e giudica bottiglie e viticoltori sono diversi. Slow Wine persegue la linea del «buono, giusto, pulito», slogan coniato da Carlin Petrini. «Non a caso abbiamo introdotto la sezione Vini Slow, per indicare le etichette legate al territorio, le produzioni agricole rispettose dell’ambiente», nota Giancarlo Gariglio, uno dei curatori. Mentre Marco Sabellico del «Gambero Rosso» sottolinea «il ritorno all’essenzialità nel fare il vino». «Meno barrique, meno interventi tecnologici — chiarisce —. Spesso i vini più semplici, nelle degustazioni alla cieca, risultano i migliori». «La nostra è una visione laica del prodotto — interviene Enzo Vizzari, curatore de la Guida dell’Espresso — In sintesi, vini buoni e cattivi. Senza fissarsi sul piccolo o grande produttore, sul bio o non bio». La Guida dell’Ais (Associazione italiana sommelier), «Duemilavini», è la più tecnica e completa. Gigi Brozzoni della più antica, «I vini di Veronelli», afferma che «i grandi vini italiani restano i rossi, con un deciso stacco rispetto ai bianchi». Prova ne è che le cinque Guide menzionate (alcune già in libreria, altre prossimamente), senza volerlo, sono d’accordo sulle ottime performance di quattro vini rossi. I fantastici 4. Così li ha chiamati Wine News, sito enogastronomico accreditato, che ha stilato la lista, incrociando i giudizi.

Eccola: Barolo Monfortino Riserva 2004 (Giacomo Conterno), Brunello di Montalcino 2006 (Cerbaiola-Salvioni), Bolgheri Sassicaia 2008 (Tenuta San Guido), Primitivo di Manduria Es 2009 (Gianfranco Fino). Un piemontese, due toscani, un pugliese. I primi tre non sorprendono, trattandosi di vini nobili, importanti. Colpisce, invece, il quarto. «Un outsider, che si acquista a 35 euro, a fronte degli altri che oscillano tra 80 e 300 euro», conferma Daniele Cernilli, già direttore del Gambero Rosso ed ora consulente dell’Ais. «Sorpresa? Relativa. Quelli che un tempo erano i cosiddetti vini da taglio, grazie al buon lavoro dei produttori, stanno dando ottime bottiglie — dice —. Un tempo dire Manduria significava evocare "trani a go go". Oggi ha avuto la rivincita. Un segno dei tempi. La qualità del vino italiano è in crescita — continua —, vorrei spezzare una lancia anche a favore dei bianchi. Non solo nelle tradizionali aree del Nord Est; penso alla Campania e alla Sicilia». I prezzi? «Un buon vino non può costare troppo poco. Alla base ci sono la qualità e la garanzia di reddito agricolo. Anche il vino acquistato al supermercato non può stare sotto i 4 euro». Spiega: «Se si considera che il comparto vitivinicolo italiano fattura 14 milioni di euro, con una produzione annua di 45 milioni di ettolitri, i calcoli dimostrano che il prezzo medio di un litro di vino è di 3 euro. Ovviamente, dentro c’è la forbice che vede da un lato le etichette molto care, dall’altro le meno». Conclude Cernilli: «Un appunto alle Guide è di evidenziare i vini troppo costosi trascurando quelli alla portata di tutti».

Su questo fronte, a onor del vero, c’è movimento. Tre guide su 5 segnalano prodotti che si distinguono per il rapporto qualità/prezzo. All’incirca tra i 5 e i 10 euro. Il Gambero Rosso ha introdotto un premio ad hoc. Il vincitore del 2012 è il Lambrusco di Sorbara Leclisse; L’Espresso ha elaborato una classifica di 20 etichette. Slow Wine indica il buon rapporto qualità/prezzo con il simbolo della moneta, mentre dedica la sezione «Vino quotidiano» alle bottiglie sotto i 10 euro, in enoteca.
Marisa Fumagalli