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 2011  ottobre 07 Venerdì calendario

DI SORRISO

in sorriso, François Hollande si è affacciato alla soglia dell´Eliseo. Non gli sarà facile varcarla. Le incognite sono ancora tante. Il numero 55 di rue du Faubourg-Saint-Honoré potrebbe rivelarsi un miraggio, come per tanti altri aspiranti alla presidenza nel passato. Nell´immediato ci sono le primarie socialiste di domenica prossima. E di quella successiva se nessuno dei sei candidati otterrà il cinquanta per cento dei voti e ci sarà il ballottaggio tra i due finalisti. Ma già essere il favorito dei leader della sinistra in gara per affrontare Nicolas Sarkozy, il cui mandato si conclude in primavera, è una distinzione eccezionale per il 57enne François Hollande, da sempre escluso dai governi di sinistra. Non essere mai stato né ministro né sottosegretario può costituire un handicap per uno che mira a diventare il settimo presidente della Quinta Repubblica, ma può rivelarsi anche un vantaggio, in una stagione in cui il potere non ispira simpatia.
Non sono mai stati numerosi gli amici e i compagni di partito a credere, come la madre Nicole, in un sicuro trionfale avvenire politico di François. L´ambizione di conquistare la massima carica dello Stato, assegnata in Francia al suffragio universale, non sembrava alla sua portata. Neppure Ségolène Royal, madre dei suoi quattro figli, lo riteneva all´altezza, tanto è vero che cinque anni fa gli sbarrò la strada, presentandosi lei stessa (senza fortuna) come candidata alla presidenza. E adesso Ségolène ci riprova, poiché parteciperà alle primarie in concorrenza con François. Con loro, Ségolène e François, la gara presidenziale assomiglia a tratti a un conflitto di famiglia, anche se entrambi hanno nel frattempo cambiato partner. Nonostante la numerosa prole, Ségolène e François non si sono mai sposati. I tormentati ricordi dei rispettivi genitori (il padre di lui era un medico con idee di estrema destra e quello di lei un ufficiale di carriera autoritario, entrambi poco rispettosi delle loro spose) li hanno resi scettici nei confronti dell´istituzione matrimoniale. E così sono rimasti genitori legalmente scapoli, e divisi.
La loro oscillante rivalità politica, stando a certi biografi, sarebbe stata più volte influenzata dai rapporti privati. Ségolène avrebbe deciso di candidarsi alle presidenziali del 2007 dopo avere scoperto che François la tradiva con la giornalista di Paris Match con la quale adesso convive. Vero o falso, il romanzo politico-sentimentale, con il risvolto della gelosia intima che diventa pubblica tenzone, rende più appassionante, piccante, la cruda lotta per il potere.
A dispetto dei vecchi pregiudizi, stando ai consensi virtuali raccolti dai sondaggi, Hollande sarebbe oggi in grado non solo di sconfiggere alle primarie i concorrenti socialisti, ma anche lo stesso Nicolas Sarkozy alle elezioni reali, quelle d´aprile. È come se la Francia scoprisse con grande ritardo il quasi sessantenne dirigente socialista, non certo un novizio sulla ribalta politica. Adesso ne riconosce le qualità un tempo giudicate difetti. Negli undici anni in cui è stato segretario generale socialista, molti notabili lo definivano il "portinaio" di rue Solferino, dove è la sede del partito. Uno con la puzza sotto il naso, l´ex primo ministro Laurent Fabius, più che stringergli la mano gli tendeva le dita. Non erano in pochi a trattarlo «come un garzone che serve le pizze a domicilio», scrive Serge Raffy, biografo meticoloso e benevolo del candidato alla presidenza.
La letteratura sul François Hollande dimesso, sgusciante, ambiguo, bonaccione, ridanciano, insomma politico di scarso peso e senza avvenire, è molto ricca. E soprattutto sbagliata. Tutti quei difetti elencati spesso con perfidia, si stanno appunto rivelando virtù. Il tempo ha fatto giustizia. Il frustrato, sottovalutato, denigrato François Hollande risulta, a qualche mese dalle presidenziali, un personaggio generoso in sorrisi ma anche di spessore; in apparenza remissivo ma in realtà tenace; non sfrontato ma dotato di humor; non sfuggente ma competente e integro. Non è poco. È rinato politicamente. La sua immagine pubblica è cambiata. Anche sul piano estetico. Un tempo trasandato, con i pantaloni troppo lunghi o troppo larghi, le giacche sformate, i polsini della camicia sfilacciati, adesso esibisce un nuovo guardaroba. Gliel´ha preparato un sarto turco. Cravatta e abiti scuri. E quindici chili in meno. Eliminati formaggio e pane.
Forse un po´ stanchi, saturi della civiltà delle immagini, generosa in uomini di potere con il carisma stampato addosso (carisma che si disfa come il cerone sulla faccia di un saltimbanco al calore dei riflettori), in questa stagione politica molti francesi sembrano sedotti da un anti-eroe. Meglio, da un eroe della normalità. Ed è proprio lui, François Hollande, a definirsi "normale". Un candidato normale. Questo è il suo slogan, il suo marchio di fabbrica. In sostanza l´antidoto non soltanto a Nicolas Sarkozy diventato, per effetto boomerang, il presidente "anormale ", isterico, agitato, svitato, come scrive Serge Raffy; ma anche al fresco, devastante ricordo di un celebre compagno di partito. Un compagno ricco e sapiente, già quasi incoronato presidente, spazzato via al culmine della gloria per avere abusato sessualmente di una cameriera africana in un albergo di New York. Travolto dallo scandalo, anche se penalmente assolto, Dominique Strauss Kahn ha lasciato il posto libero a François Hollande.
Il presidente uscente, di cui si annuncia per ora la sconfitta, e il candidato, per ora favorito, esprimono due France divise non solo dal sentire politico. L´immagine di Sarkozy è quella di un "parigino". Alle origini i suoi legami elettorali si formano a Neuilly-sur-Seine, la banlieue dei ricchi a nord-ovest della capitale. Nato in Normandia, a Rouen, in una famiglia di origine olandese e calvinista (ma poi convertita al cattolicesimo) anche Hollande è diventato un parigino di razza. Ha studiato all´ENA, la scuola d´amministrazione che produce ministri e presidenti; ha insegnato economia a Sciences Politiques; ha frequentato il palazzo dell´Eliseo come giovane collaboratore ai tempi di Mitterrand; è stato un discepolo del grande europeista Jacques Delors; e un fedele di Lionel Jospin, l´ex primo ministro superato, umiliato dallo sciovinista Jean Marie Le Pen al primo turno delle presidenziali del 2002; poi ha gestito per più di dieci anni il partito socialista, in rue Solferino, sulla Riva sinistra della Senna.
A Parigi è stato sempre all´ombra di qualcuno. Spesso in prima fila, ma non del tutto, la sua figura era seminascosta dai notabili che gli impedivano di farsi largo. Ha invece piantato profonde radici in provincia. Questo lo distingue dal parigino Sarkozy. Con una tenacia che ha suscitato l´ammirazione degli avversari di destra ha conquistato elettoralmente la Corrèze, un dipartimento al centro del paese, nel Limousin, dove la montagna (il Massiccio centrale) si alterna alla pianura, formando un tipico "terroir": una terra di provincia con una forte impronta rurale, dove, se vuole conquistare sul serio la gente, un uomo politico deve saper accarezzare il culo delle mucche e abituarsi all´odore del letame. François Hollande, esperto in alchimie politiche parigine, oltre che in problemi fiscali, e in qualche modo erede di un ‘68 addomesticato o rinsavito, ha conquistato un ancoraggio elettorale con anni di lavoro meticoloso, rincorrendo gli abitanti casa per casa, stalla per stalla, fino a diventare un notabile della Francia profonda, come esige la tradizione radical socialista rispettata dal gollista Chirac e dal socialista Mitterrand.
Nella Corrèze il suo avversario pareva invincibile: era appunto uno dei grandi nomi della politica francese, Jacques Chirac, sindaco di Parigi, primo ministro, presidente della Repubblica. Quando, su consiglio di Mitterrand, si è affacciato al collegio elettorale, François Hollande era uno sconosciuto socialista, un po´ goffo. Chirac lo accolse con sarcasmo. Disse che era arrivato "il labrador di Mitterrand". Non fu un debutto trionfale essere additato come il cane del presidente socialista dal gollista Chirac, chiamato dagli agricoltori della Corrèze "le grand", quasi fosse un sovrano per diritto divino. Ma un paio di decenni dopo l´invecchiato Chirac, ormai in pensione, ha riparato l´insulto iniziale dicendo che lui avrebbe votato per Hollande. Era uno schiaffo a Sarkozy, che l´aveva tradito dopo essere stato un suo protetto, ma era anche una manifestazione di simpatia per il deputato impertinente, per l´avversario politicamente imberbe, che aveva osato violare il suo feudo elettorale. E che tuttavia aveva seguito la tradizione radical socialista del radicamento nella Francia profonda, alla quale anche lui, Chirac, aveva ubbidito. E là, in provincia, il parigino Hollande dallo sguardo sfuggente ha imparato a guardare dritto negli occhi.
Ma è rimasto prudente. Prudente come un indiano Sioux, dicono i cronisti parigini. Parla il meno possibile. Non cade nella trappola delle promesse elettorali irrealizzabili. Lui è un pragmatico. Dalle piccole formazioni che assediano il partito socialista da sinistra è considerato un socialdemocratico. Nel partito si colloca al centro delle correnti rissose, e cerca a stento di mantenere un difficile equilibrio tra le rivalità dei notabili. Evita le mischie. Più che affrontare gli avversari li aggira. Nella crisi che restringe brutalmente gli orizzonti, non esita a dire che il rigore (parola sofferta, dolorosa per la sinistra) è necessario per non lasciare alle generazioni future l´eredità del debito. Alle primarie di domenica il suo principale avversario sarà Martine Aubry, la sanguigna, appassionata figlia di Jacques Delors. Stando ai sondaggi è la sola in grado di sottrargli la candidatura alla presidenza. L´ex compagna, Ségolène Royal, ha meno probabilità. Per questo François lancia le quasi invisibili frecce polemiche a Martine, la figlia del suo ispiratore di un tempo, e non a Ségolène, la madre dei suoi figli. Il papa del radical socialismo, Henri Queille, resta il suo modello. Queille, originario della Corrèze, fu più volte deputato, ministro e presidente del consiglio nella Terza e Quarta Repubblica. E diceva con sarcasmo: «L´immobilismo è in marcia, e nulla potrà fermarlo». In realtà quel personaggio centrale del ‘900 francese fu un creatore e un innovatore.