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 2011  ottobre 07 Venerdì calendario

Stefano Pistolini- IL 21 NOVEMBRE ESCE STEVE JOBS di Walter Isaacson, direttore dell’Aspen Institute

Stefano Pistolini- IL 21 NOVEMBRE ESCE STEVE JOBS di Walter Isaacson, direttore dell’Aspen Institute. È la biografia autorizzata di Jobs, per cominciare la riflessione sul guru maximus, dopo la destabilizzante notizia estiva del suo commiato dalla scena pubblica e mentre Apple lancia i primi nuovi gadget - il 4 ottobre - senza che sia lui a officiarne la liturgia. Perché a una sua conveniente sostituibilità non crede nessuno. Parliamoci chiaro. Un altro Steve Jobs? Un altro Steve Jobs, come Steve Jobs? Allora si pone il problema della sua rinunciabilità. Il mondo secondo SJ, nel quale tanti hanno optato di abitare con diversi gradi di venerazione, ma in assenza dell’essenza, è perciò basato sulla prosecuzione della sua mistica. Steve, intanto, ha provveduto a ungere il successore, persona valentissima, Tim Cook, per quanto nessuna delle sue prerogative abbia smosso la pubblica attenzione. Non si tratta solo di trovare uno in gamba: si tratta di rinunciare alla polvere di stelle che Jobs rilascia dalla sua persona e che trova sintesi nei suoi gadget per una buona vita. Nel solco delle due magiche paroline americane: progresso felice. Perché i fedeli si sono convinti che Steve fosse sempre nel giusto. Che osservasse le cose dall’alto della sua visione di gioco e, misteriosamente, sapesse connettere l’intelligenza col guadagno, la bellezza con l’empatia, le macchine con gli esseri umani. Che abbia vergato il miglior vangelo apocrifo in circolazione; autostima, iniziativa, volontà, fiducia, ambizione, generosità, successo. Allontanandosi, lui stesso non se espresso riguardo a come andranno le cose senza di lui. Ha detto, per me la partita finisce qui. La prosecuzione dell’impresa è assicurata, ma quanto al Verbo, sarebbe stato patetico se avesse garantito i suoi stessi prodigi. Sarebbe finito in contraddizione con ciò che ha incarnato: cambiare le cose. Disegnare il futuro. Un futuro non solo radioso, promettente e accelerato. Ma anche terribilmente fico. Perciò poteva dire “sotto un altro”? No, ma negli ultimi tempi ha anche fatto un paio di cose non trascurabili. Che, con biblica ironia, definiremo il Discorso e l’Ascensione. Il primo l’ha pronunciato nel 2005, dopo i primi acciacchi e in un posto particolare: l’eccellenza universitaria californiana, Stanford, laboratorio per il talento giovanile della Silicon Valley. Lì, nel giorno delle lauree, il grande iniziatore ha esposto tre insegnamenti ai ragazzi nei quali se rispecchiato. Il primo: «Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, il vostro destino... Questo approccio ha fatto la differenza nella mia vita». Il secondo: «Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia. L’unica cosa che mi ha aiutato è stato l’amore per ciò che facevo: trovate le vostre passioni». Il terzo: «La morte è la migliore invenzione della vita. È il suo agente di cambio: fa piazza pulita del vecchio per aprire al nuovo. Il tempo è limitato: non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Siate affamati. Siate folli». Ormai tutti attribuiscono quest’ultima frase a Jobs, ma quando ne parla lui ricorda di averla letta su Whole Earth Catalog, il manuale di controcultura hippie creato nel 1968 da Stewart Brand (vedi intervista a pag. 143). È da quel periodo che vengono i gesti più esoterici del fondatore della Apple. Come l’Ascensione dello scorso giugno, quando nella sala consiliare di Cupertino Jobs ha illustrato la sua ultima parabola: il progetto per il futuro quartier generale della Apple, un’astronave-tempio poggiata su un prato in mezzo a migliala di alberi di albicocche. Un abbagliante, fantascientifico oggetto di cristallo circolare, pronto a salire nell’alto dei cieli, il più grande edificio che l’America abbia mai visto, da far impallidire il Pentagono. Dentro, tutto lo splendore del mondo: il lavoro come estasi, il piacere come creatività e guadagno. Non era proprio questa l’utopia americana nel suo momento d’oro?