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 2011  ottobre 07 Venerdì calendario

Contro la crisi torniamo alla lira – Loretta Napoleoni Conviene più salvare l’euro, anche a rischio di provocare una crisi finanziaria della portata del ‘29, o orchestrare il default controllato dei paesi deficitari dell’Unione Europea? Un dilemma la cui soluzione ormai è in mano a cinque banche (Inghilterra, Svizzera, Giappone, Fmi e Bce), che propongono di risolvere la crisi del debito sovrano iniettando nel sistema finanziario europeo denaro a volontà

Contro la crisi torniamo alla lira – Loretta Napoleoni Conviene più salvare l’euro, anche a rischio di provocare una crisi finanziaria della portata del ‘29, o orchestrare il default controllato dei paesi deficitari dell’Unione Europea? Un dilemma la cui soluzione ormai è in mano a cinque banche (Inghilterra, Svizzera, Giappone, Fmi e Bce), che propongono di risolvere la crisi del debito sovrano iniettando nel sistema finanziario europeo denaro a volontà. In che modo? Dando fondo alle presse. Per avere un’anteprima dei pericoli della cura “monetarista” basta andare in Giappone che dieci anni fa la applicò. Con un debito pubblico pari al 200% del Pil, il Giappone è oggi secondo solo allo Zimbabwe. E, strangolati da una deflazione decennale, i giapponesi da anni sono sempre più poveri. Ci aspetta dunque un lento e inesorabile impoverimento? Non è detto. Potremmo imitare l’Islanda, che nel 2009 scelse volontariamente di andare in bancarotta. Il paese però non era mai entrato nell’euro. L’ostacolo maggiore è infatti tecnico: non esiste un protocollo per uscire dalla moneta unica europea. Le politiche d’austerità in difesa dell’euro hanno peggiorato la situazione: in 12 mesi il Pil della Grecia si è contratto del 7,3%, persino la Germania è a crescita zero. E la nostra manovra fiscale di Ferragosto? Alza le tasse per pagare i debiti e taglia le gambe alla ripresa. Colpendo piccola e media impresa e quella fetta della popolazione a reddito fisso che è la massa critica del consumo. Peggio non potevamo fare. Ed ecco l’alternativa ispirata ai fratelli islandesi. Suddivisione del debito in due parti: debito interno ed esterno. Lo stato garantisce quel 50% che deve alle banche nazionali e agli italiani e lo fa con una patrimoniale una tantum del 5% e con la vendita di una modesta percentuale delle più di 2000 tonnellate d’oro nei forzieri della Banca d’Italia, riserve seconde solo a quelle degli Usa e della Germania. Il debito estero si ristruttura, si negozia con i creditori uno sconto e se ne dilaziona il pagamento nel tempo. Infine, grazie a un avanzo primario (le entrate superano le spese), l’Italia può fare a meno nel breve periodo del mercato dei capitali. Tutto ciò presuppone il ritorno alla moneta nazionale che si svaluterà rispetto all’euro dando una spinta poderosa alle esportazioni e quindi all’economia. I pericoli? Importare inflazione come negli anni Settanta e Ottanta, ma in una fase deflazionista mondiale come l’attuale è un pericolo minore rispetto all’austerità che sicuramente ci porterà a una crescita negativa o al rischio che la Grecia fallisca, un evento che con molta probabilità significherà anche per noi un default disordinato stile Argentina.