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 2011  ottobre 07 Venerdì calendario

Un toro infuriato ha inseguito, caricato e ucciso a cornate due uomini in un pascolo di Ferriere, sull’Appennino piacentino, dove la coppia di amici era andata a recuperare il bestiame per portarlo a una fiera di paese

Un toro infuriato ha inseguito, caricato e ucciso a cornate due uomini in un pascolo di Ferriere, sull’Appennino piacentino, dove la coppia di amici era andata a recuperare il bestiame per portarlo a una fiera di paese. L’animale, un grosso esemplare di razza Fassona di proprietà di un altro allevatore, li ha attaccati con un assalto prolungato e violentissimo durante il quale Sergio Bisi, 64 anni, ha disperatamente cercato di chiamare in aiuto il figlio via cellulare. Al suo arrivo, quest’ultimo ha trovato il cadavere del padre e dell’amico Filippo Preti, 60 anni, massacrati dai colpi inferti dal toro, che si è scatenato anche contro il giovane, ferendolo alla schiena. L’animale è stato poi abbattuto da Giuseppe Ferrari, un parente del proprietario: «Ho visto i due morti e il padrone del toro caricato, così sono andato a prendere il fucile e gli ho sparato due colpi. Penso di aver fatto la cosa giusta». Ora il piccolo paese della Valnure, dove tutti si conoscono, è sotto choc per la terribile tragedia. Nei bar e in piazza non si parla d’altro, qualcuno abbozza una spiegazione sul comportamento assassino dell’animale, trovandola nel fatto che intorno a lui si trovavano delle mucche, dunque alla vista del tentativo dei due uomini di portarle via sarebbe scattato una sorta di istinto di protezione per le femmine della mandria. A questo proposito Coldiretti, dopo aver espresso cordoglio per le due vittime di Ferriere, fa sapere che in Italia sono allevati circa 40mila tori più 1,7 milioni di vitelloni maschi, ma che i casi di aggressione contro le persone sono estremamente rari. Lo scenario della duplice tragedia è quello incantato della Valnure, poche decine di chilometri sopra Piacenza. Ferriere, che nel Novecento ha conosciuto miseria ed emigrazione come gran parte della montagna italiana, oggi è meta di villeggianti soprattutto dalla Francia. Località che vengono ricordate anche perché durante la seconda Guerra mondiale da queste parti furono catturati e uccisi dai tedeschi quaranta partigiani, come accadde in diverse altre occasioni lungo tutta la Linea Gotica che attraversava l’Appennino. E’ qui, fra pascoli e boschi ancora verdissimi per la mitezza di questo inizio d’autunno, che due amici hanno trovato la morte. Il bestiame era di Filippo Preti, Bisi lo stava solo accompagnando. Ora che sono stati ammazzati in quel modo, al dolore si aggiunge la rabbia per una tragedia che forse si sarebbe potuta evitare. Il proprietario del toro, Gianluigi Ferrari, arrivato sulla scena dell’attacco subito dopo, si è anche trovato a tentare di placarne la furia e se l’è vista brutta a sua volta: «L’ho preso con una corda e l’ho trascinato via – ha raccontato dal letto d’ospedale dove si trova ricoverato -, poi lui mi ha attaccato colpendomi alla pancia e alla schiena. Sono ancora sconvolto per quello che è successo e non sapredi dire come e perché sia successo. Ho saputo solo oggi della sorte toccata ai miei due compaesani, ieri sera mi hanno portato in ambulanza all’ospedale di Piacenza e non sapevo niente di quel che era successo in quel pascolo, l’ho saputo dai giornali stamattina (ieri per chi legge, ndr)». Fra gli abitanti della zona però c’è malumore: qualcuno ricorda che quel toro aveva già dato segni di aggressività, accennando a inseguire chi passava nelle sue vicinanze. Cariche solo accennate, ma ora, dopo quel che è accaduto l’altra sera, appaiono in una luce molto più sinistra. E una donna commenta: «Un toro di quella razza e di quella potenza deve essere controllato, non può stare sciolto».