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 2011  ottobre 07 Venerdì calendario

MILANO —

Botta e risposta. Nel segno del Vate o, meglio ancora, di quel Vittoriale costruito sulla riva bresciana del Lago di Garda (Gardone Riviera per l’esattezza) tra il 1921 e il 1938 proprio da Gabriele d’Annunzio, con l’architetto Giancarlo Mazzoni. Una cittadella con palazzi, teatri e giardini che suonano come un elogio dell’eclettismo. Un buon business, questa casa museo, considerati i quasi 150 mila visitatori all’anno (oltre un milione e mezzo di euro di incasso tra gennaio e settembre 2011), oltretutto in crescita.

Da una parte ci sono trenta studiosi dell’opera e della vita di d’Annunzio, soprattutto ordinari di Letteratura italiana di molte Università (capitanati da Attilio Mazza, giornalista ma anche studioso di d’Annunzio e a suo tempo sindaco di Gardone Riviera, e Pietro Gibellini), che hanno sottoscritto una petizione In difesa del Vittoriale degli Italiani rivolta al presidente Napolitano e al ministro per i Beni culturali Galan in cui si chiede «di intervenire per la conservazione del Vittoriale degli italiani».

La petizione parla di manomissioni e «intrusioni volgari», ma nel mirino sembra esserci soprattutto Giordano Bruno Guerri, storico e scrittore, per il suo ruolo di attuale presidente (dal 2008) del Vittoriale (all’origine di tutto sembra però esserci l’affitto ancora in vigore della Torre San Marco ad un «night-club discoteca piano bar» avvenuto prima della nomina di Guerri). Si parla, ad esempio, dell’apertura (la scorsa estate) di un nuovo ingresso (laterale) che falserebbe «lo storico percorso» saltando addirittura la fontanella con il timpano su cui si legge «Io ho quel che ho donato»; della creazione di un Museo della guerra che avrebbe impoverito la Prioria (si parla di 450 oggetti, di cui decine tolte dalla Stanza del Lebbroso). Oltre «al recente inserimento nel Vittoriale di sculture di artisti contemporanei che gli studiosi definiscono un’altra, grave intrusione». Come il cavallo di Mimmo Paladino («Alterazione simbolica e sfregio del paesaggio, addirittura assurta a nuovo simbolo del Vittoriale») o l’obelisco di Arnaldo Pomodoro che dovrebbe arrivare al Vittoriale il 4 dicembre.

Guerri, secondo il suo stile, ha subito replicato: «Soltanto uno dei firmatari ha frequentato gli Archivi e le Biblioteche del Vittoriale negli ultimi tre anni». E dunque, come fanno ad accusare? In merito alle altre contestazioni Guerri chiarisce: «L’ingresso monumentale del Vittoriale era pensato per i pochissimi visitatori; negli ultimi anni non era possibile garantire alcun fascino, per la presenza di centinaia o migliaia di visitatori al giorno che si accalcavano». A proposito, infine, del Museo della guerra «è stato allestito nel 2000, otto anni prima del mio insediamento» mentre «l’inserimento di sculture contemporanee nello spazio dell’Anfiteatro rientra nel progetto da me avviato per stabilire un legame di continuità culturale fra d’Annunzio e gli attuali creatori di bellezza». Riguardo a Villa Mirabella e Torre San Marco, «vennero affittati nel corso di una precedente presidenza. Ho già disposto che tutti i contratti di affitto vengano disdetti alle naturali scadenze».

Tutto chiarito? Non sembra. Pronta arriva la replica di Mazza: «La risposta di Guerri è assai debole. Scarica sui predecessori le responsabilità anche se, per la Torre San Marco, avrebbe potuto riconsegnarla al Vittoriale già dal suo primo insediamento. Il nuovo ingresso? Perché non ha pensato a una diversa uscita, piuttosto che a una nuova entrata?». La storia, insomma, continua.