Virginia Piccolillo, Corriere della Sera 7/10/2011, 7 ottobre 2011
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
(BARLETTA) — C’è anche Salvio Cinquepalmi, il papà della piccola Maria e titolare del laboratorio di maglieria crollato, tra i nove indagati per disastro, omicidio colposo plurimo e lesioni, nell’inchiesta sulla strage di via Mura di Santo Spirito. È la parte più amara della notizia che giunge a poche ore dalla richiesta di «verità e giustizia».
Un chiaro segnale che la procura di Trani intende dare seguito agli appelli del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e trovare i responsabili di quella tragedia «inaccettabile» al più presto. Ma anche nel modo più approfondito possibile: il procuratore, Carlo Maria Capristo, ha affidato gli accertamenti ai due periti che si sono occupati del crollo della Casa dello studente a l’Aquila: Antonello Salvatori e Margherita Aledda. Intanto il pm Giuseppe Maralfa proseguirà l’attività di inchiesta sui presunti responsabili che da ieri hanno i volti dei responsabili dell’ufficio tecnico del Comune, Francesco Gianferrini e Rosario Palmitessa, che non hanno predisposto l’ordinanza di sgombero per il palazzo che stava franando. Del vigile urbano Giovanni Andriolo e del geometra Roberto Mariano, che avevano partecipato al sopralluogo di venerdì scorso, nel quale i sopravvissuti sostengono di essere stati rassicurati sull’«assestamento normale» dello stabile.
E dei responsabili del cantiere attiguo dove era stato demolito il palazzo adiacente che sosteneva quello del crollo e in cui non erano state prese contromisure, e si continuava a lavorare anche nella mattina di lunedì con un escavatore, ora sotto sequestro: l’architetto del cantiere Giovanni Paparella; Cosimo Giannini, amministratore dell’impresa appaltatrice, e Salvatore e Andrea Chiarulli dell’azienda in subappalto. Non c’è tra gli indagati il sindaco, Nicola Mattei, ieri contestato in piazza, che sostiene di essere stato all’oscuro di tutto. Possibile per un ingegnere delle costruzioni che ha l’ufficio a pochi passi dal crollo? «Da sindaco mi sono spogliato delle mie competenze. Le valutazioni spettavano ai tecnici». E, a quanto pare, le hanno sbagliate. La bozza di relazione non era per un’ordinanza di sgombero, ma di diffida ai proprietari dell’immobile a metterlo in sicurezza. E, a sentire Maffei, non l’avrebbero mai inviata alla sua firma. Manca dall’elenco degli indagati anche chi lunedì pilotava quell’escavatore che avrebbe dato il colpo di grazia allo stabile in bilico.
Virginia Piccolillo