GIANPAOLO CHARRERE, La Stampa 6/10/2011, 6 ottobre 2011
Webcam e Gps per spiare l’agonia del Gigante Bianco - Occhi e sensori digitali di ultima generazione per spiare la morte di un gigante bianco, che ogni volta rinasce dal gelo
Webcam e Gps per spiare l’agonia del Gigante Bianco - Occhi e sensori digitali di ultima generazione per spiare la morte di un gigante bianco, che ogni volta rinasce dal gelo. Così a Courmayeur si sorveglia il seracco delle Grandes Jorasses, un ghiacciaio che deve la sua vita al fatto di essere pensile, quindi in bilico sulla montagna. Le dimensioni crescono nel tempo, ma si trova tra 3800 e 4200 metri di quota, quindi non può sciogliersi. Quando il suo volume diventa troppo grande, risponde alla forza di gravità e crolla, anche solo in parte. Un fenomeno ciclico normale in natura, che si ripete ogni 10 o 20 anni, ma pericoloso per le sue conseguenze. Non solo per gli alpinisti, ma anche per chi si trova più in basso, in Val Ferret. A sorvegliare la morte del gigante bianco, attesa ormai da due anni, è la Fondazione Montagna Sicura incaricata dalla Regione, che si avvale della collaborazione scientifica di Martin Funk, del Politecnico di Zurigo. Bisogna cercare di capire quando il seracco, nel suo costante movimento, sta per raggiungere la fine cedendo al tempo e alla forza di gravità. Le ultime «armi» per spiare la montagna sono quelle delle tecnologie satellitari Gps, unite a un sismografo che misura le microscosse e a una telecamera che permette di tenere sotto controllo le fratture nel ghiaccio. Queste nuove strumentazioni sono state posizionate a fine settembre, e ora è in corso la fase di taratura. «Stiamo mettendo in campo le tecnologie che possono superare i limiti del tradizionale sistema topografico» spiega Federica Cortese, presidente della Fondazione Montagna Sicura. Il sistema topografico è ad alto contenuto tecnico, perché utilizza un teodolite collegato a un computer che «spara» un raggio laser verso punti posti sul ghiacciaio per misurare la distanza e quindi lo spostamento del seracco. «Ma le letture non sono sempre possibili quando c’è brutto tempo» dice Cortese. Un problema superabile con il sistema che unisce rilevazioni satellitari e sismografia, abbinato a quello topografico, che continuerà a funzionare. «Si tratta di strumentazioni sofisticate che permettono di raccogliere dati per valutare eventuali chiusure o evacuazioni, ma anche precisi elementi scientifici per capire come il fenomeno potrà evolvere in futuro». Il ghiacciaio sospeso delle Grandes Jorasses, per le sue caratteristiche quasi uniche nell’arco alpino, è uno dei più studiati. Il primo crollo risale al 21 dicembre 1952, quando una valanga classificata «catastrofica» sfiorò il villaggio di Planpincieux, evento probabilmente collegato a un distacco del seracco delle Grandes Jorasses. Molto più tragico fu quello del 2 agosto del 1993, quando alle 5 del mattino il distacco travolse alcune cordate di alpinisti con un bilancio di otto morti, tre dei quali rimasti nelle viscere del ghiaccio. Il 1˚ giugno 1998 a collassare fu l’intero ghiacciaio sospeso, trascinando a valle 150 mila metri cubi di materiale, senza però provocare danni a persone o a cose. Dice ancora Cortese: «Tutti i sistemi messi in funzione per raccogliere dati sono pensati non solo per proteggere chi va in montagna, ma anche chi si trova più in basso, soprattutto in una zona come quella della Val Ferret, che d’inverno ospita molti appassionati di sci da fondo. Anche perché con la neve della stagione invernale, il crollo del seracco potrebbe innescare valanghe di enormi dimensioni».