Maria Volpe, Corriere della Sera 06/10/2011, 6 ottobre 2011
DOPPIATORI RIBELLI, SIMPSON A RISCHIO —
Chiudere i Simpson? Neppure la mente cattiva di Groening (il creatore) poteva arrivare a tanto. Eppure i cartoni per adulti, più politicamente scorretti del pianeta, potrebbero davvero salutare il pubblico. Dopo 23 anni di avventure, la casa di produzione Fox minaccia di sospendere la serie se i doppiatori non accetteranno un taglio del 45% dei loro compensi.
«Crediamo che questa serie brillante dovrebbe continuare — spiegano alla Fox — ma non possiamo produrre le future stagioni con l’attuale modello finanziario». La Fox spera «di raggiungere un accordo con il cast delle voci, che permetta ai Simpson di continuare ad intrattenere il pubblico con episodi originali ancora per molti anni». Il sito di news Daily Beast per primo ha rivelato la tensione tra gli attori, fra i quali Dan Castellaneta (voce di Homer), Julie Kavner (Marge), Nancy Cartwright (Bart) e Yeardley Smith (Lisa) e la società. Attualmente loro guadagnano 8 milioni di dollari a stagione e, sempre secondo il sito americano, il cast avrebbe provato a negoziare un taglio del 30% ai compensi, in cambio di una percentuale sui profitti. La Fox ha detto no e al momento la trattativa è in stallo.
Come è facile intuire, in un cartone come i Simpson, le voci sono fondamentali. E anche da noi, qui in Italia, la serie — da anni, su Italia 1 grazie a Giorgio Gori che la volle nel ’91 su Canale 5 — deve molto ai suoi doppiatori. Uno su tutti Tonino Accolla, grandissimo doppiatore (sua la voce di Ben Stiller, Jim Carrey, Eddie Murphy) del protagonista Homer. A lui e ai suoi colleghi, a inizio stagione, hanno già ridotto il compenso: «Sì è vero — confessa Accolla — qualcosa ci è stato già tolto dallo stipendio all’inizio di questa serie. Del resto capisco che la situazione in Italia sia complicata».
E se davvero dovessero chiudere i Simpson? «Speriamo di no. I Simpson sono come la pastasciutta in Italia, la mangiano tutti da nord a sud, e se non la mangi ci resti male. E poi tanti ragazzi ne soffrirebbero. I fan si legano, li aspettano. Non dimenticherò mai un pranzo al ristorante con Bergonzoni: all’una e mezzo si è alzato e se ne è andato perché alle 13.40 cominciavano "I Simpson"». Del resto per chi ha imparato ad amarli è impossibile farne a meno. Sono una famiglia dall’aspetto grottesco: cinque mostriciattoli dalla pelle gialla, gli occhi come palline, la bocca sguaiatamente aperta. Il capofamiglia Homer è un campione di mediocrità, mangia ciambelle e beve birra, ed è l’inetto custode di una centrale nucleare. La moglie Marge è una casalinga «disperata»: unica nota lieta la capigliatura azzurra ipercotonata. Il primogenito Bart (anagramma di brat, ovvero monello) è, oltreché fiero di essere l’ultimo della classe, falso, imbroglione, egoista. La piccola e vanitosa Lisa suona il sax ed è l’unica intelligente. Maggie ha solo pochi mesi ed emette i suoni più strani, eterna succhiatrice di un ciucciotto. Ma dietro questi improbabili cartoon, c’è in realtà una forte critica alla famiglia media americana e alla società. Oltre alla famiglia, ci sono personaggi curiosi che in Italia Accolla ha saputo trasformare in curiosi tipi italiani: «Certo la difficoltà è stata nel linguaggio. Tradurre letteralmente un certo slang americano non è stato facile. Mi sono inventato "bacarospo", detto da Homer a Bart; o caspiterina di Marge. Poi ho pensato che il nero potesse parlare veneto e Willy da scozzese è diventato sardo». Scusi Accolla, da vent’anni doppia Homer, ormai vi somigliate un po’? «Un po’... Uno come Homer, dolce e pieno di attenzioni, lo vorrebbero tutte le donne...».
Maria Volpe