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 2011  ottobre 06 Giovedì calendario

MILANO

Italia contro Spagna. La crisi dei debiti sovrani, all´improvviso, ha riportato d´attualità una delle sfide più classiche dei mercati europei: il Derby del Mediterraneo. La partita è iniziata, sotto tutt´altri auspici, quattro anni fa. Quando un euforico Josè Luis Rodriguez Zapatero, forte di un pil che saliva del 4% l´anno, aveva lanciato la sfida: «Siamo diventati più ricchi di Roma». Oggi è cambiato tutto. Lo sboom del mattone ha sgonfiato l´orgoglio e la crescita iberici. Zapatero è dimissionario. E il braccio di ferro per la leadership nel Club Med si è trasformato all´improvviso in un match decisivo per evitare la retrocessione nella serie B dell´euro assieme ad Atene. Con il fattore politico, purtroppo per noi, che rischia di fare da ago della bilancia.
L´esito dell´incontro, dati alla mano, è in teoria molto incerto. L´Italia, anzi, ha sulla carta più jolly da giocare di Madrid. La nostra economia è più grande (del 50%). Il rapporto tra deficit di bilancio e pil tricolore - uno degli indicatori più importanti per gli esigenti notai di Bruxelles - è fermo a un confortante 4% contro il 6,1% iberico. E a far da contraltare alla montagna del debito pubblico del Belpaese (il 112% del prodotto interno contro il 67% spagnolo) c´è la ricchezza privata accumulata dalle famiglie: le "formiche" italiane hanno un esposizione pari solo, si fa per dire, al 46% del pil mentre in Spagna i mutui a carico dei privati - quasi tutti contratti per comprare la casa negli anni del boom - sono arrivati alla stratosferica cifra di 638 miliardi di euro, più dell´intera esposizione dello Stato.
Roma stravince anche il derby del lavoro. La crisi ha picchiato duro su entrambe le sponde del Mediterraneo. Ma nella penisola - grazie a un´economia decisamente più diversificata - il tasso di disoccupazione viaggia ancora all´8% mentre Madrid, dopo lo scoppio della bolla del mattone, ha conquistato la maglia nera tra i Paesi dell´Ocse con una percentuale arrivata al 20% e con punte del 44% tra gli under 30.
Tutto bene per noi, insomma? Mica tanto. La partita Italia-Spagna, infatti, si gioca sui mercati e non nelle aule accademiche. E su questo fronte sia i numeri che gli arbitri (le agenzie di rating) dicono la stessa cosa: il Paese di Zapatero è messo molto meglio di Roma. La Borsa iberica ha perso da inizio anno il 15% mentre Piazza Affari viaggia a quota - 22%. I tassi sui Btp tricolori a 10 anni (gli interessi che paghiamo per finanziare il nostro debito) sono saliti al 5,52% mentre i Bonos iberici sono fermi al 5,04%.
I mercati finanziari, naturalmente, non sono il vangelo. Ma anche le agenzie di rating la pensano allo stesso modo. La bocciatura del debito tricolore annunciata martedì da Moody´s mette l´Italia ben tre gradini sotto il livello di affidabilità della Spagna. Una forbice uguale, guarda caso, a quella certificata dalle valutazioni di Standard & Poor´s. Il motivo? Moritz Kraemer, il guru di S&P incaricato di redigere la pagella per entrambe le Nazioni, è stato esplicito: «La risposta della classe politica italiana alla crisi è stata indecisa e incerta - ha detto pochi giorni fa nel corso di una teleconferenza con investitori istituzionali - In Spagna è successo l´opposto». Quando l´effetto-domino della tempesta greca ha fatto salire i tassi sui Bonos, «la reazione di Madrid è stata pronta - ha proseguito - e in due settimane si è raggiunto un consenso trasversale tra maggioranza e opposizione per inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione». Morale: due giorni dopo che Zapatero ha annunciato le dimissioni in vista delle elezioni a novembre, lo spread dei titoli spagnoli contro i bund, invece che schizzare al rialzo, è sceso a sorpresa sotto quello di Roma. Il Derby del Mediterraneo, per fortuna, è lontano dal novantesimo minuto. Ma con l´handicap di Palazzo Grazioli - parola di S&P - la partita per l´Italia è tutta in salita.