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 2011  ottobre 06 Giovedì calendario

S i allarga il fronte della polemica sul caso del premio Acqui Storia, dopo il gesto di rottura compiuto dal presidente della giuria per la sezione storico-scientifica, Guido Pescosolido, che si è dimesso per dissociarsi dalla decisione di assegnare il riconoscimento allo studioso tradizionalista Roberto de Mattei per il libro Il Concilio Vaticano II

S i allarga il fronte della polemica sul caso del premio Acqui Storia, dopo il gesto di rottura compiuto dal presidente della giuria per la sezione storico-scientifica, Guido Pescosolido, che si è dimesso per dissociarsi dalla decisione di assegnare il riconoscimento allo studioso tradizionalista Roberto de Mattei per il libro Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta (Lindau). Un testo che Pescosolido considera viziato da uno spirito militante anticonciliare, incompatibile con i canoni dell’autentica storiografia. Come preannunciato da Alberto Melloni sul «Corriere» dell’altro ieri, al fianco di Pescosolido interviene ora il direttivo della Società per lo studio della storia contemporanea (Sissco), che «esprime apprezzamento» per le questioni sollevate dall’ex presidente della giuria. Il documento manifesta inoltre «preoccupazione» per le «influenze politiche ed ideologiche che orientano talvolta» l’assegnazione dei premi di storia, a discapito dei criteri scientifici, anche perché «è obbligatorio per legge tenere conto» dei premi stessi «nelle procedure di valutazione comparativa» per i concorsi universitari. Parole che suonano come una critica, nemmeno tanto implicita, ai giurati che hanno conferito il premio Acqui, la cui consegna è in programma il 22 ottobre, a de Mattei. La reazione dei diretti interessati è molto netta. «Noi membri della giuria — fa notare Massimo de Leonardis, docente alla Cattolica di Milano — apparteniamo a scuole e tradizioni culturali diverse. Lo stesso Pescosolido, pur non avendo votato de Mattei tra i finalisti, aveva approvato la motivazione con cui era stato inserito nella cinquina e il suo comportamento mi appare scorretto. Al contrario di quanto insinua la Sissco, abbiamo scelto il vincitore del premio Acqui non in base a considerazioni politico-ideologiche o religiose, ma scientifiche. Mi pare semmai che siano i dirigenti della Sissco a esprimersi in base a valutazioni sulle convinzioni religiose di de Mattei, a loro evidentemente sgradite». In effetti la Sissco vede tradizionalmente in maggioranza gli storici orientati a sinistra, ma attualmente il presidente è il cattolico Agostino Giovagnoli, noto per i suoi studi sulla Dc. Un altro cattolico nel direttivo è Adriano Roccucci, esperto dei rapporti tra Stato e Chiesa in Urss. I restanti cinque membri sono: Enrica Asquer, allieva di Paul Ginsborg; Marco Gervasoni, biografo di François Mitterrand; Emmanuel Betta, specialista di temi bioetici; Carmine Pinto, storico del socialismo italiano; Maria Malatesta, studiosa delle professioni. «Questa vicenda insensata mi conferma nella bontà della mia scelta di non iscrivermi alla Sissco», commenta un altro giurato dell’Acqui, Giuseppe Parlato, che insegna appunto Storia contemporanea e che peraltro, pur nell’impossibilità di partecipare alla riunione decisiva, non si è espresso in favore di de Mattei ma per il saggio di Federica Saini Fasanotti Etiopia 1936-1940 (Ussme) sulle operazioni di polizia militare in Abissinia. «Non vedo proprio — prosegue Parlato — che cosa c’entri la Sissco con un premio assegnato nel pieno rispetto delle procedure, attraverso una libera scelta della giuria». Sullo stesso concetto insiste Aldo A. Mola, biografo di Giolitti e storico della massoneria: «Ciascuno è libero di valutare le nostre scelte, delle quali ci siamo assunti la responsabilità. Il dibattito della giuria, nell’incontro del 25 settembre, è stato ampio e approfondito, nient’affatto scontato come sostiene Pescosolido. Quanto al documento della Sissco, preferisco non commentarlo, anche perché alcuni passi sono scritti in un italiano incomprensibile». Entra invece nel merito il direttore della rivista «Nuova Storia Contemporanea», Francesco Perfetti: «Il comunicato della Sissco è ridicolo quando richiama, per l’assegnazione di un premio letterario, le procedure di valutazione comparativa previste per i concorsi universitari. È capzioso quando suggerisce che l’Acqui Storia sia viziato da valutazioni ideologiche. Infine, è grottesco quando propone "solidarietà" a un giurato (come si trattasse di un perseguitato) che ha preferito dimettersi, anziché attenersi alle votazioni». Altrettanto duro il vicedirettore del Tg1 Gennaro Sangiuliano: «In seno alla giuria c’è stata una pacata dialettica, tutta culturale, lontana da ogni forma di influenza politica. L’ideologia e il pregiudizio li praticano coloro che vogliono negare alla maggioranza dei giurati il diritto di esprimere il loro libero punto di vista, forse nostalgici del periodo in cui nel nostro Paese per decenni sono state negate le foibe o i crimini di Stalin, e si giungeva a pubblicare in italiano i libri di Nicolae Ceausescu».