Mario Sensini, Corriere della Sera 6/10/2011, 6 ottobre 2011
(m.sen.) Salvi? Beati loro. Se davvero i settemila presunti evasori italiani elencati nella Lista Falciani pensano di averla fatta franca perché il Tribunale di Milano ha assolto uno di loro per l’«illecita acquisizione del corpo del reato», si sbagliano di grosso
(m.sen.) Salvi? Beati loro. Se davvero i settemila presunti evasori italiani elencati nella Lista Falciani pensano di averla fatta franca perché il Tribunale di Milano ha assolto uno di loro per l’«illecita acquisizione del corpo del reato», si sbagliano di grosso. La distruzione dell’elenco sottratto con sotterfugio dai server della Hsbc di Ginevra dall’infedele dipendente Hervè Falciani, ordinata ieri dal giudice Gianni Reynaud, non li toglierà dai guai. Il rischio di una condanna penale per evasione fiscale non c’è più. Ma quello di dover restituire al fisco i denari nascosti, più sanzioni ed interessi, resta intatto. L’Agenzia delle Entrate è già in possesso di quella lista. E agli agenti del fisco poco gli importa come è stata ottenuta: la Procura di Torino e la Guardia di Finanza le hanno consegnato l’elenco e per l’Agenzia si tratta di una «segnalazione qualificata». Dati che hanno già attivato una lunga serie di accertamenti. Quelle «informazioni qualificate» sono solo lo spunto dell’indagine: saranno incrociate con le dichiarazioni dei redditi, con i dati sui conti bancari, con tutti gli elementi necessari per accertare, ed eventualmente contestare, la sottrazione di denaro al fisco. Processo penale e processo tributario viaggiano su due piani differenti: un conto sono le patrie galere, un altro le casse dell’erario.