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 2011  ottobre 06 Giovedì calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE


BRUXELLES — Un precario al posto di Brunetta, un goliardo al posto di Visco? In Danimarca succede, o quasi: il nuovo ministro del Fisco, il guardiano della pubblica amministrazione, ha 26 anni, si chiama Thor come il dio antico, ed è uno studente di lungo corso in scienze politiche. Thor Moger Pedersen, il più giovane ministro in tutta la storia del Paese. La sua prima tassa sarà la cosiddetta «tassa sul grasso», imposta addizionale sui cibi troppo pesanti. Nel programma legislativo appena approvato, sta subito dopo la promessa fatta dalla collega Ida Auken, biondina di 32 anni, neoministro dell’Ambiente: «Entro il 2020, metà di tutta l’energia consumata dalla Danimarca sarà tratta dal vento». Dal vento, non dal petrolio: e lui e lei con vari altri ministri chiamati dalla regina a prestar giuramento si sono presentati in bicicletta, chi in minigonna e chi con il cestino della merenda sul manubrio. Di auto blu, neppure l’ombra.

Mai cambiamento fu tanto forte in terra danese, dove pure si pedala in tanti, e le quote rosa non sono certo una novità, e l’ecologia non è una scoperta di ieri. Dalle ultime elezioni politiche, record storico di partecipazione con l’87,7% di votanti, non solo è uscito bastonato il centrodestra e vincitore il centrosinistra, dopo 10 anni di marcia in senso contrario. Ma la vincitrice Helle Thorning-Schmidt, 44 anni, socialdemocratica, prima donna a dirigere il Paese (e nuora dell’ex leader laburista britannico lord Neil Kinnock), ha messo insieme una coalizione tri-partito degna di vari primati, insediatasi proprio lunedì: 23 ministri e 9 donne, età media 43 anni (la «mascotte» è l’ex studente Thor), programma infarcito di idee d’avanguardia, perfino per un Paese avanzato come la Danimarca. Un solo esempio, tratto ancora dall’agenda della biondina Auken: se l’Unione europea si è impegnata a ridurre del 20 per cento le proprie emissioni di CO2, entro il 2020, Copenaghen ora si impegna a ridurle del 40% (per la verità, già la precedente coalizione di centrodestra si era spinta a promettere il 30%).

Dunque governo giovane, giovanissimo, e governo rosa. Che sale al potere proprio nel momento in cui il Paese, dopo 10 anni di centrodestra, sembrava alla vigilia di nuove svolte conservatrici: nelle cose importanti, per esempio nella politica sull’immigrazione; e in quelle minime, per esempio nella proibizione — annunciata un mese fa — dell’allattamento in pubblico in alcuni locali nel centro di Copenaghen. Ora sale l’attesa intorno a questo governo.

C’è per esempio Manu Sareen, 44 anni, nato in India, pelle olivastra, neoministro della Chiesa e dell’uguaglianza, che dichiara: «La mia molla è l’indignazione sociale». E c’è Astrid Krag Kristensen, ministro della sanità, che di anni ne ha appena 28 ma elenca un programma di riforme da far tremare i polsi: «Trattamento più rapido dei tumori, più attenzione alle cure psichiatriche soprattutto per i bambini e i giovani, eliminazione della deduzione fiscale per l’assicurazione sanitaria privata...». C’è il suo quasi-coetaneo Thor, il ministro del Fisco, che oltre alla «tassa sul grasso» preannuncia nuove imposte sulle sigarette e una riforma fiscale tesa a «ridurre la povertà». L’opposizione li accusa di inesperienza e velleitarismo, prepara la battaglia. Ma loro sono andati dalla regina in bici: e la regina non si è offesa, non ha chiesto le auto blu.

Luigi Offeddu
loffeddu@rcs.it