Aldo Grasso, Corriere della Sera 30/9/2011, 30 settembre 2011
QUEL FENOMENO DI LAVITOLA, PIÙ FORTE DEI CRONISTI INFEROCITI
Potrò anche sbagliarmi, ma ho avuto la netta impressione che Valter Lavitola, nella ormai famosa partecipazione alla nuova trasmissione di Enrico Mentana, Bersaglio mobile, non si sia fatto impallinare dalla pur nutrita schiera di cacciatori (Carlo Bonini, Corrado Formigli, Marco Travaglio e Marco Lillo), ma che anzi li abbia in qualche modo usati per mandare messaggi a chi di dovere.
È un’impressione nata più dall’osservazione dei tratti fisiognomici del latitante, del tono delle sue risposte, dell’ostentata, immobile sicurezza e, non ultimo, dalla strana decisione di darsi in pasto a «feroci» cronisti giudiziari.
La domanda che tutti gli facevano era «Ma lei che mestiere fa?» (giornalista, imprenditore ittico, brasseur d’affaires, filantropo, consigliere del Principe, manutengolo? Non si è capito); la domanda che oggi, a due giorni di distanza, dobbiamo invece porci è un’altra: a chi si rivolgeva veramente Lavitola, da quel luogo sicuro e misterioso del Mar dei Carabi? L’uomo è apparso furbissimo, scaltro, a suo modo abile. Interrogato sulla sua presunta appartenenza alla massoneria, dopo una breve digressione biografica, risponde perentorio: «La massoneria insegna a stare zitti». Appunto: così zitti che uno va in tv per più di due ore, da latitante, a raccontare i fatti suoi: «Sono stato definito uomo nero, spregiudicato, o faccendiere, anche se non ne conosco il significato. Io sono determinato e non soffro di timori reverenziali verso nessuno. Sono inviso a buona parte dei collaboratori del Presidente. Alcuni di loro mi sono cordialmente antipatici». Faccendiere? Proviamo ad aiutare Lavitola a comprenderne il significato.
Mercante, trafficante per conto terzi, chi si affaccenda (dal latino facere, fare) per compiere intrighi, più o meno leciti, o svolgere nell’ombra attività di mediazione con la pubblica amministrazione. È la faccia losca del lobbista.