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 2011  ottobre 04 Martedì calendario

Anche Fido ha diritto all’ultimo saluto - Ci ha tenuto compagnia per una dozzina d’anni:acciambella­to sulle nostre ginocchia, gli occhi socchiusi e la sua spuma di peli nella quale abbiamo affondato malinconie e desiderio incondi­zionato di essere compresi

Anche Fido ha diritto all’ultimo saluto - Ci ha tenuto compagnia per una dozzina d’anni:acciambella­to sulle nostre ginocchia, gli occhi socchiusi e la sua spuma di peli nella quale abbiamo affondato malinconie e desiderio incondi­zionato di essere compresi. Ha sal­te­llato per inverni e primavere co­me un canguro, con l’osso sinteti­co in bocca, tutte le volte che lo portavamo al parco. La sua specia­lità? Essere felice con molto, mol­to poco. Eppure, ahinoi, è tutta ac­qua passata. Fido e Fuffi oggi non ci sono più. Non esagerava, Ugo Foscolo nei suoi Sepolcri , nel definire «cor­rispondenza di amorosi sensi» l’impressione che il legame fisico coi nostri cari non si sia mai dissol­to: che lotti, vincente, contro le mi­nacce del tempo che passa. «L’ad­dio a Fido » è ormai qualcosa che ri­chiede un’organizzazione di tut­to rispetto per conservare quel che resta della sua palpitante e te­nera vitalità. Per conservare, in­somma, all’occorrenza… le sue spoglie. Seppellire il proprio cane o gatto era pratica proibita dalla legge, fino a qualche anno fa. Og­gi, in assenza di malattie infettive che abbiano ucciso l’animale,è in­vece consentito e sempre più dif­fuso lasciarlo riposare nei propri giardini privati:all’ombra di un al­bero dove era solito scodinzolare, giocare, e dare la caccia alle lucer­tole. Una pratica che però non è co­sì semplice nelle realtà urbane, do­ve di giardini privati la maggior parte della gente non ne ha, nep­pure di un metro quadro. Come si comportano, dunque, gli affezio­nati padroni di città? Spesso, quando il loro amico muore in qualche ambulatorio veterinario, lo prelevano e predispongono la «conservazione» secondo il gu­sto, il costume e il sentimento più disparati. Una soluzione frequen­te è la cremazione del caro Fido: oggi molte aziende ad hoc funzio­nano come vere e proprie «pom­pe funebri ». Si sceglie una sorta di bara di dimensioni e materiali va­riabili; strano a pensarsi ma è pro­prio in quello scrigno così piccolo che, da oggi, riposerà il nostro enorme alano. Chi non fruisse dei cimiteri per gli animali, in funzione ormai da più di dieci anni in Italia, ha la pos­sibilità di depositare i resti del suo amico a quattro zampe in urne che, in qualche caso, si troveran­n­o poi nei salotti dei propri appar­tamenti. Nei casi più estrosi, sui comò delle camere da letto. Cofa­netti che saranno, per i padroni possono permetterselo, la cuccia d’oro o d’argento con la quale dia­­logare, e alla quale rivolgere sfo­ghi e preghiere che forse Fido non aveva mai sentito. Probabili esu­beranze che racchiudono il dolo­re di una perdita, un ricordo pre­zioso: l’illusione che gli occhietti vivaci e infiniti del nostro adorato animale siano lì, a scrutarci più se­reni, pacifici, assolutori che mai.