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 2011  ottobre 04 Martedì calendario

I bimbi tolti ai genitori senza spiegazioni - Il grande giurista Arturo Carlo Jemolo aveva affermato che la fa­miglia è «un’isola che il mare del diritto dovrebbe solo lambire»

I bimbi tolti ai genitori senza spiegazioni - Il grande giurista Arturo Carlo Jemolo aveva affermato che la fa­miglia è «un’isola che il mare del diritto dovrebbe solo lambire». Forse c’era al suo tempo, nel dire questo, un che di polemico nei confronti dell’idea fascista e dello stato fascista che si erano «appro­priati » dell’istituzione familiare. Oggi, però, di fronte a una magi­stratura autoritaria e invasiva a tal punto da sottrarre agli affetti fami­liari ben 32.000 minori, il princi­pio di Jemolo dovrebbe tornare di grandissima importanza. Se non altro perché, apparentemente, vi­viamo in uno stato liberale, nel quale la famiglia non è più un’isti­tuzione al di sopra dei diritti dei singoli componenti- come valeva fino all’entrata in vigore della Costituzione - bensì una forma­zione socia­le nella qua­le devono po­ter emergere i diritti di ciascu­no dei membri che ne fanno par­te. In particolare, lo garantisce il Codi­ce, i figli hanno dirit­to alla bigenitorialità e al mantenimento e al­l’educazione da parte di entrambi i genitori. Lo Stato, secondo la Costituzione, de­ve intervenire per aiutare lo svolgi­mento dei loro compiti e facilitar­ne l’attuazione. Fermi i principi costituzionali, che confermano l’autonomia della famiglia e le aspettative dei suoi componenti. Purtroppo ci sono norme del Codi­ce Civile che, come anche le nor­me penali, vengono interpretate spesso dai magistrati in termini soggettivi ed eccessivi.L’interven­to della pubblica autorità, a favore dei minori, dovrebbe aversi quan­do «il minore è moralmente o ma­te­rialmente abbandonato o è alle­vato in locali insalubri e pericolo­si, oppure da persone per negli­genza, immoralità, ignoranza o per altri motivi incapaci di provve­dere alla educazione di lui …». In genere, l’esistenza delle ra­gioni di allontanamento viene pe­ricolosamente avvistata e valuta­ta dagli assistenti sociali e poi, qua­si sempre, ratificata dai magistra­ti. Purtroppo gli «altri motivi» pre­valgono sui motivi specifici e costi­tuiscono un pozzo senza fondo per chi svolge il suo lavoro senza ri­cordare e rispettare i principi co­stituzionali italiani. E senza nep­pure essere sfiorato dal valore dei protocolli internazionali, quali la Convenzione dell’Aja,che sottoli­neano l’interesse del minore a non essere allontanato dalla fami­glia e dai luoghi nei quali svolge la sua abituale vita quotidiana. Se in Italia ci sono 32.000 bambi­ni separati dalla famiglia, ci do­vrebbero essere circa altrettante famiglie incapa­ci, insalubri, peri­colose, negligen­ti. È impossibile crederci. C’è, dunque, da chie­dersi c­hi abbia in­teresse a strappa­re un bimbo alla sua famiglia e se, contestualmen­te, l’interesse del minore non po­trebbe essere agevolato facili­tando il compito della famiglia di­sagiata. Cioè aiu­tandola diretta­mente. A casa sua. Ogni bambino inserito in una casa famiglia costa allo Stato circa 70 euro al giorno. Vale a dire Euro 2.100,00 al mese. Questi denari, per esempio, potrebbero essere impiegati per pagare un educato­re di supporto alla famiglia «inca­pace » o versati ogni mese diretta­mente alla fami­glia per rendere «salubri» i locali d’abitazione. O no? Perché allo­ra lo Stato (cioè tutti noi), spen­de - se i numeri sono giusti - eu­ro 2.240.000 ogni giorno, e dunque euro 817.600.000 al­l’anno, per tene­re 32.000 figli lon­tani dai genitori e, per questo, sentirsi definire dalla popolazio­ne, allibita e diso­rientata, «seque­stratore » o «rapi­natore »? Sono numeri da tsunami que­sti, non da mare del diritto che do­vrebbe «solo lambire l’isola della famiglia».