Varie, 4 ottobre 2011
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Ramsay Gordon
• Johnstone (Gran Bretagna) 8 novembre 1966. Chef. Noto anche per i programmi tv Ramsay’s Kitchen Nightmares e Hell’s Kitchen • «[...] ex enfant prodige della cucina del Regno Unito, promessa mancata del calcio a causa di un infortunio [...] “[...] Nel 1992, all’inizio della mia carriera di cuoco e ben prima di diventare chef, ho cucinato su una grande barca che per sei mesi mi ha permesso di fare una total immersion nella cucina dell’Italia del sud: esperienza entusiasmante e illuminante, non solo e non tanto per ciò che ho visto nei ristoranti, quanto nei mercati, nelle osterie di paese, dai contadini, dai pescatori, addirittura nelle case private“ [...] non è un sostenitore della cucina d’avanguardia, sperimentale, molecolare [...] “Sono di formazione classica ma sono naturalmente aperto al nuovo. Resto comunque convinto che chi non possiede basi solide e sperimentate non possa permettersi di giocare con la tecnologia. Per capirci, diffido di chi ti mette in tavola una carota che sa di barbabietola. E non mi fido dei cuochi che non assaggiano. Faccio un esempio: quando mi si presenta un giovane aspirante cuoco, per prima cosa gli faccio assaggiare vari cibi a occhi bendati. È un modo infallibile per capire se una persona ha palato. Se non hai palato non puoi evidentemente fare il cuoco [...] Sempre fondamentale per me è l’attenzione alla salubrità dei cibi. Da anni io stesso seguo uno stile di vita salutista. Ho cominciato nel 2000, quando ho deciso di partecipare alla maratona di Londra. Da allora la corro ogni anno [...] Per quanto possa sembrare contraddittorio con la mia storia, diffido anche degli chef-star, che troppo spesso dimenticano di essere loro al servizio del cliente. Non viceversa. Rimettere il cliente - con le sue aspettative, con i suoi gusti, con le sue possibilità economiche - al centro del ristorante, al posto di quegli chef che ritengono di essere loro il centro del mondo e perdono il contatto con la realtà: anche questo dovrebbe essere l’obiettivo primario di tutti i cuochi”» (Enzo Vizzari, “L’espresso” 10/9/2009) • «[...] Il più costoso a Londra [...] per una cena di sette portate si spendono 110 sterline, circa 141 euro, cui si aggiunge il 12,5 % del servizio e le bevande. Tra i piatti, foie gras arrosto con asparagi bianchi, cappesante con polpo e salsa al parmigiano, petto d’anatra arrosto con rape gialle e miele. Per “tagliare i costi”, si può optare per il menù di tre portate a 85 sterline, circa 109 euro, meglio ancora provare la proposta lunch a 40 sterline (51euro) [...]» (Fabrizia Fedele, “L’espresso” 3/4/2008).