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 2011  ottobre 02 Domenica calendario

VITA DI CAVOUR - PUNTATA 204 - GARIBALDI DITTATORE

Abbiamo quindi questa lotta nelle retrovie... Chiamiamola lotta a centrocampo. Tra le due organizzazioni che si proponevano di sostenere Garibaldi. Quella di Bertani, il garibaldino/mazziniano. E quella di La Farina, il cavouriano. In che senso però «in lotta»? Per esempio: si parlavano? Tra Bertani e La Farina s’erano per forza stabiliti dei contatti. All’inizio di giugno mandarono a Garibaldi del materiale, utilizzando il piccolo piroscafo «Utile». Poi comprarono tre navi in Francia e le affidarono all’americano De Rohan. Le ribattezzarono «Washington», «Franklin» e «Oregon». Affittarono un clipper a vela, il «Charles and Jane», sarebbe andato in Sicilia rimorchiato dall’«Utile». Il console americano a Genova, Patterson, fece in modo che i documenti fossero in regola. Partirono inalberando la bandiera a stelle e strisce. A bordo, 2900 volontari, ottomila fucili. L’«Utile» con il suo rimorchio, il «Charles and Jane», venne intercettato dalla fregata borbonica «Fulminante». Fu sequestrato, ma senza altre complicazioni. Grazie ai documenti americani, i patrioti si salvarono. Bertani sarà stato assediato da Mazzini per l’invasione delle Marche. Sì, Bertani aveva ricevuto l’ordine di organizzare l’invasione delle Marche. E su questo le organizzazioni parallele, che sotto sotto si facevano la guerra ma ufficialmente collaboravano, vennero allo scontro aperto. Cavour non poteva tollerare un’azione che lo avrebbe messo contro la Francia. E, oltre a questo, non poteva ammettere che i garibaldini-mazziniani prendessero altre iniziative. Bertani, nonostante l’insistenza di Mazzini, alla fine cedette perché Garibaldi reclamava uomini e mezzi in Sicilia, e dovette mandarglieli. Ma non si arrese e in un mese organizzò novemila uomini divisi in sei brigate. Era tutto pronto: quattro brigate sarebbero partite da Genova, un’altra era piazzata in Toscana, la sesta in Romagna. Le quattro genovesi, sbarcando nell’alto Lazio, avrebbero invaso l’Umbria e qui avrebbero trovato la brigata toscana. La brigata romagnola doveva invadere le Marche. Poi sarebbero scoppiate delle rivolte. Tutti infine avrebbero attaccato gli Abruzzi.

Progetti che Cavour conosceva? Cavour gli fece sapere che prima di attuare quel piano avrebbero dovuto far la guerra contro le truppe piemontesi. A Mazzini l’idea di sparare sui piemontesi piaceva. Bertani gli dava retta. Intervenne però il re: il generale Sanfront, messo di Vittorio Emanuele, andò a dirgli che anche Sua Maestà era contraria. Bertani cedette. Garibaldi si muoveva nel nome di Vittorio Emanuele e tutti sapevano che non avrebbe ammesso un atto di disobbedienza al sovrano. Mazzini, sconfitto per la millesima volta, parlò di « capitolazione ». Durante quella lotta, Cavour concepì un singolare odio per Bertani. Usava la parola «bertaniani» in quel modo sprezzante che si riserva non ai nemici, ma ai servi dei nemici. Era abbastanza travisato dalla passione, accecato dai pericoli che vedeva da ogni parte. Bertani non lo ricambiava di quell’astio. Pochi mesi prima aveva sostenuto la necessità di mettere insieme Cavour, Garibaldi e Vittorio Emanuele « per l’utile della nostra causa ». E aveva scritto che mentre Garibaldi « aveva assolutamente in mano il popolo d’Italia ed il re » Cavour avrebbe potuto « mettervi l’intelligenza e la condotta che manca, per le difficilissime vie, ad ambedue ».

E in Sicilia le cose procedevano... Sì, dopo lo sbarco a Marsala, Garibaldi aveva battuto i borbonici a Calatafimi e aveva puntato su Palermo. Il colonnello svizzero Mechel era particolarmente pericoloso e per stornarlo gli aveva dato da inseguire una piccola colonna guidata da Orsini. Orsini portò Mechel, con i suoi tremila soldati, fin oltre Corleone. I garibaldini, invece, arrivarono da sud-est, attraverso il passo di Gibilrossa. Alle 4 del mattino del 27 maggio Garibaldi stava in piazza della Ferravecchia. Dopo Marsala s’erano aggregati centinaia di siciliani. Rosolino Pilo era stato ammazzato vicino a Monreale.

Com’era entrato a Palermo? La battaglia a Palermo era durata tre giorni. I borbonici, chiusi nel forte di Castellammare, avevano bombardato ininterrottamente la città. Un massacro. Ma erano assediati e senza viveri e il 30 maggio chiesero una tregua. Il 6 giugno fu firmato l’armistizio e le truppe di Francesco II iniziarono a evacuare per spostarsi nella Sicilia Orientale. Il giorno 19 il tricolore fu issato sul forte di Castellammare. Era il momento di Cavour...

Perché? Perché il Generale, in attesa di rimettersi in marcia per riprendere la guerra, avrebbe dovuto governare. E per governare sarebbe stato costretto a venire a patti con i moderati. Il conte mandò a Palermo La Farina. A che titolo Garibaldi governava la Sicilia? Garibaldi conosceva una sola forma di governo: la dittatura. Si proclamò dunque Dittatore. E nominò Crispi segretario di stato, cioè primo ministro, o meglio ancora prodittatore. Crispi aveva subito ordinato la leva di tutti gli abili fra i 17 e i 50 anni, abolito la tassa sul macinato, nominato 24 governatori, introdotto la pena di morte per gli omicidi. A quel punto era arrivato La Farina, il cavouriano.