GIORGIO PESTELLI, La Stampa 1/10/2011, 1 ottobre 2011
Mozart, la musica diverte ma non si sa perché - Mezzo secolo fa nessun editore italiano se l’era sentita di tradurre il monumentale epistolario mozartiano pubblicato dalla Bärenreiter nel 1962; curata da Wilhelm A
Mozart, la musica diverte ma non si sa perché - Mezzo secolo fa nessun editore italiano se l’era sentita di tradurre il monumentale epistolario mozartiano pubblicato dalla Bärenreiter nel 1962; curata da Wilhelm A.Bauer e Otto Erich Deutsch, più i commentari di Joseph Heinz Eibl, la gloriosa edizione promossa dal Mozarteum di Salisburgo è stata usata e consumata dagli addetti ai lavori, ma in Italia non aveva potuto raggiungere il grande pubblico che doveva accontentarsi di raccolte antologiche. Oggi l’impresa di mettere Tutte le lettere di Mozart alla portata anche degli appassionati viene realizzata dall’editore Zecchini con una decisione che gli fa onore; le lettere comprendono tutta la vita del compositore, dal 1755 (Mozart stava per nascere, la prima lettera è del padre a un conoscente) fino al 1791, l’anno della morte, a trentacinque anni. Per l’immane impegno della traduzione dobbiamo essere molto riconoscenti a Marco Murara, che espone i criteri con cui ha curato l’opera nella sua prefazione; a prima vista, è una traduzione degna del protagonista, scorrevole e naturale, con presa immediata sulla realtà. Mozart era uomo fervido di rapporti sociali, osservatore spiritosissimo, partecipe e curioso di tutto, innamorato del mondo e della vita, e questa pubblicazione arriva come il sigillo di una popolarità del compositore che in Italia, mezzo secolo fa, era ancora inimmaginabile; certo, dai tempi dell’edizione tedesca 1962 molti nomi sono stati meglio identificati (specie nelle lettere di viaggio dei primi anni), altri documenti sono apparsi grazie ai contributi del «Mozart-Jahrbuch» e alle integrazioni di Ulrich Konrad; ma il corpo sostanziale delle lettere scritte da Mozart nella sua vita è rimasto quello, e possederlo ora in italiano costituisce un valore inestimabile per le nostre conoscenze. Come scrive Sandro Cappelletto nella sua presentazione: «È così colmato un vuoto immenso nella nostra editoria non solo musicale; perché sono i giudizi su compositori, cantanti, strumentisti, sono i nomi, i ruoli, i caratteri delle persone che incontra, i luoghi che visita, le tante case che frequenta e dove alloggia, a tessere la trama appassionante di queste lettere». Lo spaccato della vita musicale viennese che offrono queste pagine è infatti continuamente avvincente. Fu davvero una fortuna che al tempo dell’Idomeneo Mozart e il suo librettista, l’abate Giambattista Varesco, abitassero in due città diverse: ne abbiamo uno scambio di lettere pieno di segreti di bottega; fortuna che non si ripete con Lorenzo Da Ponte, librettista ben maggiore, perché i due, vivendo entrambi a Vienna, si saranno intesi a voce per creare Nozze di Figaro e Don Giovanni. La poetica drammaturgica di Mozart risulta comunque chiara ad apertura di libro; ad esempio, nella lettera al padre del 26 settembre 1781 a proposito del Ratto dal serraglio: dove, parlando delle audacie armoniche per dare rilievo alla collera di Osmino, Mozart osserva: «ma poiché le passioni anche violente non devono mai arrivare fino al disgusto, così pure la musica, anche nel momento più terribile, non deve mai offendere l’orecchio, ma sempre far godere e rimanere sempre musica»: una dichiarazione che vale un manifesto, quasi un contraltare alla preminenza del dramma sulla musica contenuta nella prefazione all’Alceste di Gluck (1769). Lo stesso a proposito dei suoi «difficili» Concerti per pianoforte e orchestra: nei quali, scrive Mozart, «vi sono passaggi qua e là da cui solo gli intenditori possono trarre soddisfazione; ma scritti in modo tale che anche i meno esperti ci si divertano, magari senza sapere perché»: in poche righe Mozart ha espresso con insuperata chiarezza il senso della sua musica, facile e vicina a tutti per lo spontaneo sgorgare di melodie, e allo stesso tempo seria e difficile per l’elaborazione delle forme. Punto cruciale della carriera di Mozart è naturalmente la rottura con l’Arcivescovo Colloredo, documentata nelle lettere al padre del maggio 1781 col racconto, parola per parola, della celebre lite; poi seguono i trionfi viennesi che inorgogliscono papà Leopold, che comunica a casa l’elogio di Haydn: «Vi dico davanti a Dio, da uomo onesto, che vostro figlio è il più grande compositore che io conosca di persona o di nome». Ma avere successo e saperne profittare sono due cose diverse: è l’amara conclusione delle ultime lettere scritte da Mozart agli amici massoni con richieste di prestiti sempre più piccoli e frequenti; documenti strazianti per la sproporzione fra le miserie materiali e l’immensità del suo genio.