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 2011  ottobre 03 Lunedì calendario

SI STRAPPA GLI OCCHI, ORRORE IN CHIESA —

Il sangue è ancora sul pavimento della chiesa di Sant’Andrea, ma padre Lorenzo non vuole lasciare la funzione a metà. «La messa è il sacrificio di Cristo — dice il parroco commosso — e a noi oggi è toccato offrire il nostro sacrificio con l’esperienza terribile di quell’uomo».

Quell’uomo si chiama Aldo Bianchini, 46 anni, una laurea in chimica con il massimo dei voti, parla cinque lingue, in passato è stato anche insegnante precario, una innata vocazione allo studio e alla lettura. Da ieri i suoi occhi si sono spenti per sempre. E’ stato lui a deciderlo in un delirio di violenza autolesionista. «In chiesa si è strappato gli occhi con le sue stesse mani — racconta Gino Barbacci, primario a interim del pronto soccorso dell’ospedale Versilia — con una forza disumana cui ancora stento a credere. E’ arrivato con il volto coperto di sangue, immobile e cosciente, ci parlava e sembrava non sentire dolore». E’ accaduto ieri durante la messa delle 10 nella parrocchia di Sant’Andrea, centro di Viareggio. La chiesa era affollata da più di 300 fedeli. Padre Lorenzo Tanganelli, l’anziano parroco, aveva appena letto un brano del profeta Isaia, parole gioiose sui buoni frutti dalla vigna. Aldo Bianchini sedeva in ultima fila, accanto alla madre di 76 anni. Ad un tratto si è alzato gridando. «Ho visto sangue dappertutto e ho pensato che quel povero figlio di Dio fosse posseduto da Satana», racconta il parroco.

A possedere Aldo è un demone della psiche. «Lo tormenta da anni — conferma la madre — non lo fa lavorare, però è sempre stato un bravo ragazzo, non ha mai dato noia a nessuno». I problemi sembra si siano aggravati dalla morte del padre e dal ritorno in Italia dall’Inghilterra dove la famiglia Bianchini, origini toscane, si è trasferita molti anni fa. Era seguito da uno psichiatra, ma pare avesse autosospeso la cura.

Ieri mattina Aldo ha sentito la voce di quel demone più forte che mai. Per scacciarlo è andato di buon ora a messa nella sua parrocchia, quella di San Paolino. Poi ha chiesto di andare a Sant’Andrea per un’altra funzione. E qui è stato sopraffatto dalla follia. «Ho sentito le voci, dovevo togliermi la vista, non avevo alternative», racconterà più tardi a increduli medici e infermieri con una calma e rassegnazione agghiaccianti. In chiesa, invece, il raptus lo aveva trasfigurato. Urlava, si divincolava, sbatteva la terra sul marmo, affondava le unghie negli occhi che si è strappato con una rabbia inaudita.

«Quando siamo arrivati con l’ambulanza lui continuava a divincolarsi — racconta Barbara, uno dei soccorritori — c’era sangue ovunque. Alcuni fedeli erano svenuti, atri fuggiti in strada. I suoi occhi erano sul pavimento. Li abbiamo raccolti e sigillati in una busta e li abbiamo portati ai medici dell’ospedale Versilia». Gli oculisti hanno operato l’uomo, ma in quelle condizioni c’era solo da salvarlo dall’emorragia. «Impossibile impiantare nuovamente i bulbi oculari», hanno detto i medici dopo l’intervento.
Marco Gasperetti