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 2011  ottobre 04 Martedì calendario

Il cane e il cavallo sono diventati amici dell’uomo ben prima di quanto ritenuto sin ora, come dimostrano due scoperte archeologiche

Il cane e il cavallo sono diventati amici dell’uomo ben prima di quanto ritenuto sin ora, come dimostrano due scoperte archeologiche. I resti fossilizzati di un canide vissuto 33.000 anni fa apparterrebbero a un animale che stava perdendo la sua selvaticità, per diventare un prezioso alleato della nostra specie. Soprannominato «il cane di Razboinichya», dal nome della grotta sui Monti Altai, in Siberia, dove sono stati trovati il cranio e la mandibola, aveva intrapreso il percorso di avvicinamento all’uomo che, di fatto, si concluderà solo molto più tardi. La prima testimonianza di un legame affettivo tra uomo e cane risale infatti a 12.000 anni fa. Dimensione e struttura del cane di Razboinichya sono quelli di un attuale samoiedo. «Il ritrovamento — scrive su PloS One Susan Crockford, antropologa e archeologa dell’Università di Victoria (Canada) e coautrice della pubblicazione — è estremamente importante per farci capire dove nacque e come si evolse lo straordinario rapporto tra il carnivoro e la nostra specie». «Probabilmente — dice Crockford — il canide non era completamente domestico perché manteneva ancora alcuni tratti da lupo, come i lunghi denti. La grotta di Razboinichya era frequentata solo per brevi periodi da cacciatori e raccoglitori. È probabile che l’animale si sia avvicinato a questo ricovero, attratto dagli avanzi delle prede cacciate. Dei contatti simili tra uomini e lupi si svolsero con molta probabilità contemporaneamente in luoghi differenti in Europa, ma anche in altre parti come in Medio Oriente e in Cina». «È verosimile — continua Crockford — che il consolidamento del rapporto tra le due specie sia avvenuto solo dopo la fine della ultima glaciazione, circa 19.000 anni fa. La domesticazione è infatti un processo che richiede molto tempo, per dare modo che le modificazioni fisiche e caratteriali, indotte dagli incroci selettivi per ottenere un determinato carattere, si consolidino nel Dna e vengano così trasmesse di generazione in generazione». L’imminente glaciazione spinse forse i cacciatori a diradare la loro presenza nella grotta di Razboinichya e le condizioni ambientali sempre più avverse costrinsero i nostri antenati a cacciare i canidi semi selvatici, una fonte di cibo e pelle. Un nuovo sito archeologico rivela invece che i cavalli furono addomesticati 9.000 anni fa nella Penisola Araba, 3.500 anni prima di quanto ritenuto sin ora. La notizia è stata diffusa da Ali Al Ghabban, vicepresidente della Commissione dell’Arabia Saudita per il Turismo e l’Archeologia e sta per essere presentata in una pubblicazione scientifica. Al Ghabban riferisce che i reperti sono stati rinvenuti nel sito di Al- Maqar, ora una area desertica, un tempo invece fertile territorio verdeggiante dove prosperava una florida e raffinata civiltà, come stanno rilevando gli scavi archeologici. Sono stati riportati alla luce diversi manufatti, tra cui scheletri mummificati, punte di freccia, strumenti per la filatura e la tessitura e altri utensili, testimoni di una civiltà specializzata nell’artigianato. Inoltre statue di animali come capre, cani, falchi e un busto raffigurante un cavallo di dimensioni tali — un metro di altezza — mai riscontrate sin ora per quell’epoca. Fino a oggi, il rapporto domestico con il cavallo veniva fatto risalire a 5.500 anni, ad opera di una popolazione di cultura Boltai che viveva in stato semisedentario nell’attuale Kazakistan. Roberto Furlani *** L’addomesticamento degli animali è un fenomeno di evoluzione biologica condizionato da quella culturale umana. Quei cacciatori-raccoglitori che adottarono il selvatico lupetto e «crearono il cane» erano, com’è ovvio, culturalmente ben diversi dagli scienziati che attualmente, servendosi delle biotecnologie, fabbricano animali domestici transgenici, eppure tra tutti questi addomesticatori esiste una continuità di intenti e di significati che, tra l’altro, nel tempo ha coinvolto gli animali più diversi legati ad ambienti differenti. Basta pensare ai crostacei, ai polli e ai pesci allevati per scopi alimentari e ai moscerini (le drosofile) resi domestici per compiere raffinate ricerche di genetica. E nell’elenco troviamo pure il dromedario che, una volta addomesticato, divenne per l’uomo la mitica «nave del deserto», e poi i colombi messaggeri, una straordinaria, quasi leggendaria posta aerea, le api produttrici di miele ed ora, addirittura, gli animali «brevettati» per studiare certe malattie… Insomma: le tappe del processo hanno segnato e segnano le caratteristiche morfologiche e comportamentali dei nostri domestici, da un lato rispondendo a nostri bisogni e desideri, dall’altro rispecchiando le conoscenze raggiunte dai diversi aspetti della cultura umana. Senza contare che, recentemente, anche le limitazioni di carattere etico hanno, assai opportunamente, cominciato a farsi sentire.