Adriana Bazzi., Corriere della Sera 4/10/2011, 4 ottobre 2011
MILANO —
Certo che i cinquanta professori dell’Assemblea dei Nobel di Stoccolma non avrebbero mai immaginato di trovarsi in una situazione così imbarazzante. Quello che non era mai successo, in cent’anni di storia del più prestigioso premio al mondo, è accaduto ieri.
Poche ore dopo la nomina dei tre vincitori per la medicina e la fisiologia, alle 11.30 di mattina in diretta via web, si viene a sapere che uno di questi, il canadese Ralph Steinman, 68 anni, scienziato «esploratore» del sistema immunitario, è deceduto tre giorni fa, il 30 settembre. E il Nobel, per regolamento, non può essere assegnato post-mortem, a meno che il vincitore non scompaia dopo l’annuncio, ma prima della cerimonia di consegna, il 10 dicembre (è successo nel 1996, quando il Nobel per l’economia William Vickrey, anche lui canadese, mancò pochi giorni dopo la proclamazione ufficiale).
Non lo sapevamo, si scusano adesso gli accademici attraverso il segretario generale Goran Hansson: «La notizia — dice Hansson — è stata comunicata dal presidente della Rockefeller University di New York, dove Steinman era professore di immunologia, alle ore 2.30 del pomeriggio. Nemmeno loro ne erano a conoscenza, fino a oggi. Quello che adesso possiamo esprimere è un profondo dispiacere per il fatto che lo scienziato non possa gioire del premio». Tutto in buona fede, dunque, ma, nell’era di Internet, forse un controllo in più si poteva fare, per evitare che un riconoscimento così prestigioso si tingesse di giallo.
I membri della giuria del Karolinska Intitutet di Stoccolma intendono ora mantenere la decisione presa, ma si riservano di studiare il regolamento e decidere come suddividere la quota del premio, in totale 10 milioni di corone svedesi, pari a oltre un milione di euro. Una metà della cifra doveva andare a Steinman, la seconda agli altri due vincitori, l’americano Bruce Beutler, 54 anni, e Jules Hoffmann, nato settant’anni fa in Lussemburgo, ma cittadino francese.
Tutti e tre hanno ottenuto il riconoscimento dell’Accademia svedese per aver svelato i segreti del sistema immunitario, quel sistema che protegge l’organismo dall’aggressione di virus e batteri, parassiti e funghi, ma che, in certi casi, può commettere errori e aggredire i tessuti sani del corpo, dando origine alle cosiddette malattie autoimmuni, come l’artrite reumatoide.
Beutler, attualmente allo Scripps Research Institute di La Jolla, California, e Jules Hoffman, che ha lavorato prima in Germania poi all’Università di Strasburgo, hanno scoperto l’immunità innata: hanno individuato, cioè, una famiglia di recettori delle cellule che funzionano da «sensori», capaci di intercettare la presenza di microrganismi pericolosi e di attivare le difese immunitarie di prima linea. Sono scoperte che hanno aperto la strada alla costruzione di farmaci e vaccini contro molte malattie infettive.
Steinman, che era nato a Montreal e si era laureato prima in biologia e chimica alla Mc Gill University e poi in medicina alla Harvard Medical School di Boston, si era, invece, occupato di memoria immunologica e di cellule dendritiche, una sorta di «guardie del corpo» che ricordano i «nemici» dell’organismo e danno vita a sistemi di difesa molto sofisticati. Le cellule dendritiche possono essere sfruttate anche per la costruzione di vaccini contro il cancro, un altro grande avversario dell’organismo umano.
E Steinman, ammalato di un tumore al pancreas, aveva provato una immunoterapia, basata proprio sulle sue scoperte, che gli ha consentito di sopravvivere quattro anni, dopo la diagnosi della malattia. «Siamo commossi per questo premio Nobel che riconosce i tanti anni di duro lavoro spesi da mio padre — ha detto la figlia dello scienziato, Alexis Steinman —. Ne sarebbe davvero onorato».
Adriana Bazzi