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 2011  ottobre 02 Domenica calendario

«SONO ANCORA INCAZZATO NERO E NON SOLO CON TREMONTI...»


«Sono incazzato nero, questo vuole chiudere il ministero della Difesa». “Questo” è il titolare dell’Economia, lui è Guido Crosetto, il Gulliver forzista divenuto portavoce dei malpancisti antitremontiani del Pdl. Reduce da un incontro a via XX Settembre, dov’è andato a discutere di dismissione del patrimonio immobiliare e dell’ennesimo taglio (1,4 miliardi, tanto per gradire) inflitto alle Forze Armate, il sottosegretario percorre con due falcate il corridoio del suo quartier generale in via Napoli e irrompe nell’ufficio che fu del Duce. «Quella è la scrivania di Mussolini quando era ministro della Guerra», proclama dall’alto del suo metro e 98 con un tono che tradisce un pizzico d’orgoglio. Di lui Tremonti ha detto: «Ho incontrato Crosetto e Brunetta. Mi sembrava di stare al bar di Guerre Stellari». Crosetto conferma: «È un casino galattico».
Che fa, ruba le battute al nemico?
«La battuta di Tremonti è giusta, viviamo una situazione surreale».
È la sensazione che ha avuto lui quando ha visto entrare nel suo studio lei e il ministro Brunetta, mandati dal premier a giugno a discutere con lui di riforma fiscale.
«Da allora Brunetta lo chiamo C1-P8, come il robottino di Star Wars, mentre io sono il droide D-3BO. Tremonti non ci ha offeso, ma la sua è fantascienza: io e Renato non siamo mai andati insieme da lui».
Però mercoledì lei e Tremonti avete stappato un prosecco alla buvette di Montecitorio.
«Eravamo in aula a votare contro la sfiducia al ministro Romano, non ci parlavamo da mesi e lui mi ha offerto un aperitivo. Ho accettato anche se sono a dieta».
Si vede. Quanto ha perso?
«Sono passato in tre mesi da 144 chili a 114».
E come ha fatto?
«Mangiando tre jogurt al giorno. La gente per perdere peso va nelle beauty farm, io quest’estate mi sono fatto cinque giorni in Afghanistan con 52 gradi».
Vi siete almeno chiariti con Tremonti?
«Abbiamo parlato di dismissioni immobiliari e gli ho dato suggerimenti per il decreto sviluppo».
Non l’ha bacchettata per le sue intemperanze estive?
«Ci siamo dati due o tre beccate. Lui: “Capisco che tutte le cose che dico io tu pensi siano stupidaggini”. Io: “Ecco, l’hai detto”. E lui: “Reciproco”».
Alla faccia della pace...
«Sono ancora arrabbiato perché non è uno stupido e non può non capire che è il momento di fare riforme».
La Russa ha annunciato tagli alla Difesa per 1,4 miliardi. Ma come si può sottrarre tanti soldi «senza toccare l’efficienza delle Forze Armate», come dice il ministro?
«Non toccando le spese correnti, ma gli investimenti. Il ministero della Difesa è il più penalizzato. E siamo stufi di essere utilizzati come bandiera politica da stropicciare al bar sport. Non si decidono le missioni di un Paese seduti davanti a una bottiglia di vino, sproloquiando dopo le nove di sera».
Ce l’ha per caso con Bossi?
«La Lega non può decidere che bisogna stoppare la missione in Libia, che è andata benissimo, quando va prorogata solo di tre mesi a costo zero. Il peso internazionale di un Paese si misura anche dalla sua capacità di impegnarsi in una coalizione. Già contiamo poco, dando retta a loro conteremmo ancora meno».
Lei era uno dei pochi ad andare d’accordo con Tremonti. Cos’ha combinato per renderla il peggior detrattore?
«Questa manovra che ci porta indietro di vent’anni. Io arrivo al ministero il lunedì alle sette, riparto il sabato e passo il week-end in giro per il mondo a cercare di vendere gli aerei italiani. Vorrei che anche il ministro dell’Economia stesse ventiquattr’ore nel suo ufficio ed ascoltasse la gente. La politica lavora troppo poco».
Sta dando a Tremonti del lavativo?
«No, ma gli manca la capacità di confronto. È come se fosse rassegnato. Non si affrontano i problemi del Paese dicendo “tanto non cambia nulla”. Si può cambiare, invece. Lui deve cambiare, sennò se ne vada».
Dica la verità, lo attacca perché vuole il suo ministero.
«È vero che sono stato responsabile economico di Forza Italia e relatore della Finanziaria. Indubbiamente l’economia è la materia che mi piace di più e mi è stata offerta la possibilità di cambiare ministero. Ma non me ne andrei più dalla Difesa. Il senso dello Stato che c’è qui non l’ho trovato da nessuna parte».
Chi metterebbe lei alla guida di Bankitalia?
«Stiamo massacrando due grandissime personalità come Saccomanni e Grilli usandoli come clave, l’uno contro l’altro. Non vorrei che, facendone strumenti di lotta, distruggessimo due asset del Paese. Non importa se il Governatore sia di Roma o di Milano, ma che abbia autorevolezza. Dovrà rappresentare l’Italia in una fase in cui il futuro governatore della Bce, Draghi, per dimostrare di non essere condizionato dalla sua nazionalità sarà con noi più ostico di un tedesco o di un francese».
Quando è all’estero non la imbarazza dover rappresentare un governo guidato dal premier del bunga bunga?
«Mi imbarazza certa nostra magistratura. Ricordate qualcun altro che abbia subito centomila intercettazioni? Neanche Totò Riina. E quando avremo l’elenco completo di tutte le escort di Berlusconi? Dirò complimenti! Ogni nome ci è costato 200 mila euro».
Il premier non ci ha fatto fare una bellissima figura...
«Se si facessero centomila intercettazioni su 60 milioni di italiani, si troverebbero una marea di atteggiamenti non consoni. Grandi capi di Stato avevano una vita privata che, se intercettata, avrebbe provocato lo stesso, se non più scandalo di Berlusconi».
Voi antitremontiani del Pdl siete considerati il braccio armato del premier.
«Mai parlato con Berlusconi di Tremonti, lui mi avrebbe calmato. Se tiene insieme la maggioranza è per la sua capacità di ingoiare rospi che io non manderei giù».
Quando ha conosciuto il Cav?
«Nel 1996 in Sardegna, in circostanze non politiche».
Lei che è assiduo a villa Certosa, cosa succede lì?
«Ho trascorso decine di serate a villa Certosa: cene di otto persone, con la mia mamma, la mia ex moglie, Alfredo Biondi e famiglia, ma anche con 50 invitati, dove c’erano la mamma di Berlusconi e suo fratello, imprenditori e veline. Magari il presidente suonava fino alle cinque del mattino. Ma non c’era niente del bordello che descrivono i giornali».
Il Cav non le ha mai rinfacciato l’altezza?
«Altroché, ma mi vuole bene lo stesso...».
Ma non sarà per i suoi 198 cm che non ha scelto lei come delfino?
«Alfano raccoglie i frutti di dieci anni di vicinanza vera a Berlusconi. Non ho mai fatto ciò che ha fatto lui».
Chissà i complessi da ragazzo.
«Ero gobbo per stare a livello degli altri. “Stai dritto con le spalle”, mi diceva mia nonna.Come faccio io con mio figlio, che a 14 anni è alto 1 metro e 88».
La sua prima cotta?
«A 14 anni, lei era una del mio paese. Non ho mai perso la capacità di innamorarmi: sono stato sposato 11 anni e ora convivo da 6 con una donna pugliese di cui sono molto innamorato».
La sua prima volta?
«A 16 anni con una compagna di classe, bellissimo. Sono stato molto fortunato con le donne, compresa la mia ex moglie con cui ho un ottimo rapporto».
E l’amore per la politica quando è esploso?
«Al liceo, ero rappresentante di classe».
Divenne sindaco di Marene (Cuneo) a 25 anni.
«Facevo il militare. Rientrai in caserma e dissi: “Mi hanno fatto sindaco”. Dopo due mesi licenza illimitata senza assegni in attesa di congedo».
Fa tanto il liberal con il Cav, ma da sindaco era un bacchettone: emise la prima ordinanza in Italia contro le prostitute.
«Il mio era un Comune di tremila anime e cento squillo. Quando venne un agricoltore a lamentarsi delle oscenità che aveva visto la figlia di quattro anni, non potendo vietare la prostituzione emisi un’ordinanza per motivi sanitari. I papponi mi incendiarono l’auto e al bar qualche paesano mi insultò: “Ora mi tocca andare a troie in un altro Comune, non ti voto più”».
Ce lo vede Alfano come suo leader?
«Io e Angelino siamo fratelli. Ogni tanto ci scambiamo messaggini in cui sembriamo gay. Anche sms di insulti, che concludono: “Ti voglio bene, “anch’io”».
Ok, ma Alfano leader...
«È il futuro. Incarna l’innovazione berlusconiana della politica del fare e la migliore tradizione Dc».
Non le rode neanche un po’che il prescelto sia lui?
«Ho rosicato per alcuni ministri della mia generazione, ma per Angelino no».
Cos’ha Alfano che manca a lei?
«Io a un certo punto esplodo, lui mantiene la calma».
Eppure nascete tutti e due democristiani...
«Ma io sono uno che divide, lui unisce. E con l’arte della mediazione abbatterà tutti i galletti del pollaio».

Barbara Romano