Marco Belpoliti, La Stampa 3/10/2011, 3 ottobre 2011
Uno dei riti legati all’inizio delle scuole, iniziate da poche settimane, è sempre stato l’acquisto dell’astuccio
Uno dei riti legati all’inizio delle scuole, iniziate da poche settimane, è sempre stato l’acquisto dell’astuccio. Un oggetto importante sino a qualche tempo fa, e anche costoso. Decenni fa esistevano astucci di pelle ricolmi di matite colorate e penne. Poi l’astuccio si è trasformato, assumendo una forma più maneggevole: lungo e stretto dove vengono conservati alla rinfusa matite, penne, pennarelli, temperamatite, gomma, bianchetto. La sua forma somiglia a quella di una piccola borsetta. Ma le matite, i lapis, come li chiamavano una volta i maestri elementari, si usano ancora? Questa estate la FaberCastell, la grande azienda tedesca produttrice di matite, ha festeggiato i 250 anni dalla nascita. Dichiara di produrre e vendere due miliardi di matite l’anno; le sue fabbriche si trovano in Cina, Indonesia e Brasile. Dunque, nonostante l’uso delle mini-lavagne elettroniche, dei programmi per disegnare con un dito sui visori iPad e iPhone, si continuano a utilizzare i lapis per disegnare, prendere appunti e anche scarabocchiare. La matita, nella forma che ancora usiamo, è un’invenzione francese. Nicholas-Jacques Conté la realizzò all’inizio dell’Ottocento utilizzando la grafite. Prima di Conté i lapis erano prodotti sfruttando il minerale di una miniera inglese, Borrowdale; tagliata a strisce sottili, la grafite era rivestita di legno. Conté inventò invece un sistema partendo dalla polvere di grafite. Il rivestimento di legno è in genere di colore giallo. Si dice che dipenda dalla sua origine, la migliore grafite del mondo proveniva dall’Oriente, una miniera siberiana al confine con la Cina. La Faber-Castell utilizza per il legno il colore verde, come per la 9000, la sua matita più famosa. Joseph Dixon, fotografo e inventore americano, è ritenuto a torto in quel paese il creatore della matita (1829). Di sicuro alla fine dell’Ottocento ne era il più grande produttore al mondo. Aveva inventato una macchina che sfornava 132 matite il minuto, così da ridurne il costo. A lui si deve il lapis con la gomma in testa e la ghiera di metallo intorno, conosciuta con il nome di Ticonderoga, per quanto il modello con questo nome nacque solo nel 1913. Perché la matita resiste negli astucci dei nostri figli e sui nostri tavoli? Perché costa poco, è efficiente, pulita e facilmente trasportabile. In un mondo in continuo e frenetico cambiamento per fortuna esistono ancora oggetti senza tempo. La matita è uno di questi.