Luigi Grassia, La Stampa 3/10/2011, 3 ottobre 2011
Ma l’Italia rischia davvero di perdere le posizioni che aveva conquistato nella Libia di Gheddafi? Il presidente della Camera di Commercio Italafrica, Alfredo Cestari, è convinto di sì e denuncia a gran voce la certezza del danno: dei lucrosi contratti che le aziende italiane avevano firmato a Tripoli «è oramai chiaro che resteranno quelli rinnovati all’Eni e a qualche altra grande azienda
Ma l’Italia rischia davvero di perdere le posizioni che aveva conquistato nella Libia di Gheddafi? Il presidente della Camera di Commercio Italafrica, Alfredo Cestari, è convinto di sì e denuncia a gran voce la certezza del danno: dei lucrosi contratti che le aziende italiane avevano firmato a Tripoli «è oramai chiaro che resteranno quelli rinnovati all’Eni e a qualche altra grande azienda. Tutte le centinaia di altri accordi saranno carta straccia: il danno per il sistema-Italia, di ben oltre 100 miliardi di euro, sarà certificato all’insediamento del primo esecutivo della nuova Libia». Secondo il presidente di Italafrica, «i piccoli e medi imprenditori italiani sono stati lasciati soli. Hanno perso investimenti e insediamenti realizzati in Libia. Escono da questa guerra altamente danneggiati, e oggi non appaiono disposti a ricominciare in condizione di oggettivo svantaggio rispetto alle omologhe imprese francesi, inglesi o turche a cui, invece, i rispettivi governi hanno saputo sapientemente e certosinamente spianare la strada». La Camera di Commercio Italafrica Centrale ha fra gli iscritti anche gruppi come Cremonini e Astaldi. Il governo di Roma nega che le cose vadano così male. Il nostro ministero degli Esteri rivendica che «l’Italia ha avuto e continua ad avere un ruolo di primo piano in Libia, e il governo italiano sin dall’inizio della crisi libica ha seguito da vicino gli interessi della comunità economica e imprenditoriale e ha operato in raccordo con le nuove autorità libiche, affinché le attività italiane potessero essere preservate anche nel nuovo contesto». La Farnesina aggiunge che «l’Italia può essere fiduciosa circa la prospettiva di una piena ripresa dei rapporti, anche economici, appena le condizioni interne in Libia lo consentiranno. È questo il messaggio che il governo italiano, e da ultimo il ministro degli Esteri Frattini in visita a Tripoli, hanno potuto raccogliere dagli interlocutori libici». Nonostante le rassicurazioni del governo, la trasferta di Frattini a Tripoli ha lasciato nell’opinione pubblica italiana qualche inquietudine di fronte al monito dei ribelli libici che i contratti formati da Gheddafi possono essere rivisti. Il ministro ha fatto quel che poteva, ma indipendentemente dalla sua volontà la situazione libica è troppo fluida per portare a casa certezze. Il Cnt è un governo provvisorio e non vuole prendere impegni che pregiudichino la libertà d’azione del governo «vero» che in Libia dovrà prima o poi formarsi.