Varie, 3 ottobre 2011
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Pogorelic Ivo
• Belgrado (Serbia) 20 ottobre 1958. Pianista • «[...] è stato, come fenomeno mediatico, il Lang Lang degli anni 80; pianismo brillante, dinamiche e tempi molto personali, il piano un sussurro, il forte una tempesta. Con le sue dita poteva fare ciò che voleva. Ma il cinese è un computer che fa tutte le note, il serbo uno che ha sempre fatto di testa sua, e se azzecca la serata è un fuoriclasse assoluto. [...] Era spregiudicato, narcisista, divertente, irritante e un po’ fuori di testa. Entrava in scena con l’aria di chi si chiedeva “cosa vogliono da me?”; alle interviste si presentava così: “Perché non mi chiedete cosa penso della fontana di Trevi?”. Il successo? “È la malattia di ogni persona uscita dall’anonimato, l’unico modo di conviverci è di usarlo” [...] Diceva che Karajan era la sua grande delusione perché non si interessava alla sua opinione d’artista e “pretendeva che suonassi Ciajkovskij come una balalaika”. Martha Argerich per prima ne colse il talento e si dimise dalla giuria del concorso Chopin perché al suo posto fu premiato un vietnamita di cui si son perse le tracce. Se non gli piace l’omologazione della cultura occidentale, ha odiato la Russia comunista, all’epoca in cui studiava al conservatorio di Mosca in anguste stanzette stipate da dieci allievi. “La mia filosofia di vita non ha a che vedere col pensiero occidentale, ma piuttosto con la filosofia orientale [...]”. [...] Ha scritto un poema dedicato alla moglie [...] Aliza Kezeradze (1937-1996), la sua insegnante più grande di una ventina d’anni [...] un’erede diretta della grande tradizione avendo studiato con Siloti, a sua volta allievo di Liszt [...]» (Valerio Cappelli, “Corriere della Sera” 24/6/2009) • Vedi anche Giuseppina Manin, “Corriere della Sera” 1/8/2010.