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 2011  ottobre 03 Lunedì calendario

Occhipinti Marino

• Santa Sofia (Forlì-Cesena) 25 febbraio 1965. Criminale. Ex poliziotto. Fece parte della “Banda della Uno Bianca” (vedi SAVI Alberto, SAVI Fabio, SAVI Roberto). Condannato all’ergastolo, in carcere dal 1994, nel marzo-aprile 2010 fece scandalo la decisione di concedergli un permesso premio • «[...] Chi lo conosceva prima dice che era un debole [...] forse della banda era davvero un elemento minore e sopraffatto, ma poco cambia per i familiari di Carlo Beccari, guardia giurata che dalla pistola di Occhipinti finì uccisa mentre faceva il suo dovere davanti alla Coop di Casalecchio, il 19 febbraio del 1988. Omicidio stupido e crudele: Beccari era di fatto indifeso di fronte ai banditi. Con quel colpo di pistola, Occhipinti mise fine alla vita di un uomo e all’equilibrio di un’intera famiglia: la moglie e la figlia, dopo la tragedia erano tornate e quasi fuggite al Sud [...] detenzione iniziata il 29 novembre 1994 e ritenuta “modello” nel carcere Due Palazzi di Padova - dove lavora e dove collabora anche alla redazione del giornale “Ristretti Orizzonti”[...] si negava assassino non soltanto alla Corte ma pure a stesso [...] Nelle udienze sempre rifiutò ogni addebito. Nelle udienze come nei colloqui: anche alla famiglia giurava la propria innocenza. Dopo quella morte si era allontanato subito dai Savi, scivolato in un altro turno, altro equipaggio, si violentava per ammettere che erano di nuovo loro quando mattinali e rapporti sciorinavano altri strani omicidi. Non ammetteva, forse immaginava e taceva. Una scossa gliela provocò l’insofferenza della figlia per gli agenti penitenziari che detenevano suo padre tutore dell’ordine quanto e più di loro. La verità non era più rinviabile. Punito nell’intimo dalla fatica di reggere quel confronto, Marino Occhipinti si decide a fare i conti con quel che era accaduto: racconta la verità di quel diciannove febbraio alla famiglia prima ancora che alla giustizia e alla società. “Sì, quel 19 febbraio c’ero anch’io”. A quel punto avvia un progressivo cammino intimo, per misurarsi con il delitto [...]» (Marco Neirotti, “La Stampa” 3/4/2010) • Vedi anche “La Stampa” 31/3/2010; Gra. Mot., “Corriere della Sera” 31/3/2010.