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 2011  ottobre 02 Domenica calendario

NEL LOW COST DEGLI ANTITUMORALI

«Il costo degli antitumorali sta diventando insostenibile». Questa la conclusione dello studio presentato da poco allo European multidisciplinary cancer congress di Stoccolma, commissionato da «Lancet Oncology» al Britain’s King’s Health Partners Integrated Cancer Center di Londra. Già oggi ogni anno nel mondo si spendono 286 miliardi di dollari per gli antitumorali, più della metà dei costi globali per la salute, perché i biofarmaci arrivano a costare anche 100mila euro a ciclo e il sistema non regge più. Che la situazione stia arrivando a un punto di non ritorno lo dimostra la decisione della Roche di non distribuire più i suoi blockbuster biologici agli ospedali greci, indietro di anni nei pagamenti, ma anche – da un altro punto di vista – quanto sta avvenendo in Cina e India.

La storia ricalca quanto accaduto una decina di anni fa con gli antivirali per l’Aids: i colossi asiatici, infatti, sono pronti a produrre i biologici a costi molto ridotti, anche se prima devono convincere gli Stati a concedere le autorizzazioni necessarie alla distribuzione. Del tema si è discusso nei giorni scorsi all’assemblea generale delle Nazioni Unite, chiamate a pronunciarsi sull’applicabilità al cancro del concetto utilizzato per derogare ai brevetti internazionali usato nel caso dell’Hiv: quello di pandemia globale. Per ora però non c’è accordo, perché secondo alcuni, come l’amministrazione Obama, il cancro è la conseguenza dell’allungamento della vita e non una pandemia, mentre secondo altri come appunto Cina, India e molte organizzazioni di pazienti e Ong che lavorano nei paesi più poveri, la questione ha raggiunto dimensioni tali da richiedere provvedimenti eccezionali.

Nel frattempo la Cipla, che già produce gli anti-Hiv low cost, ha annunciato di poter di produrre una dozzina dei farmaci più utilizzati quali tratuzumab (Herceptin) per il cancro al seno, bevacizumab (Avastin) per quello al colon, cetuximab (Rituxan) per il linfoma non Hodgkin grazie a un investimento di 165 milioni di dollari in partnership con la cinese Bio Mab. Il prezzo di vendita dei biosimilari stimato dovrebbe essere, a regime, circa un terzo rispetto a quello dei farmaci branded; le aziende indo-cinesi hanno sottolineato che non si arriverà mai a prezzi come quelli delle terapie anti-Hiv, perché questi farmaci devono essere prodotti da batteri e sistemi viventi, ma anche che, una volta rientrate dei costi dell’investimento iniziale, esse applicheranno prezzi ancora inferiori.
i generici bio-tech

IL BIOSIMILARE

Non è la copia esatta del farmaco d’origine perché viene fatto in sistemi viventi.

Ciò implica la necessità di molti controlli prima dell’autorizzazione.

Da questo derivano alti costi e per questo la riduzione del prezzo è inferiore rispetto a quanto accade con i generici, e si aggira attorno al 20 per cento.

L’FDA

La Food and Drug Administration americana dovrebbe rendere nota a giorni la sua bozza di linee guida, e sottoporla nei mesi successivi a commenti e correzioni.

L’EMA

L’equivalente europeo dell’Fda

a partire dal 2005 ha un sistema

di linee guida vincolanti.

L’UNIONE EUROPEA

Ha approvato i primi biosimilari nel 2006; al momento ve ne sono cinque.

IN ITALIA

Sono arrivati ormone della crescita, epoetina e filgrastim, ma l’utilizzo è ancora bassissimo (un paziente ogni mille).