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 2011  ottobre 02 Domenica calendario

TUTTI ASPETTANO LE ITALIAN SALES

Le aste londinesi di arte italiana del Novecento (Italian Sales), proposte per la prima volta da Sotheby’s nel 1999, sono diventate un appuntamento fisso di metà ottobre e da oltre dieci anni fanno più notizia, pubblico in sala, eleganza di cataloghi e volumi di venduto degli analoghi incanti di arte greca, scozzese, spagnola, francese o tedesca messe insieme. Vorrà pur dire qualcosa! Anzitutto che gli "italiani" sono grandi collezionisti e ottimi compratori sulle piazze estere, ma soprattutto che l’arte elaborata nel nostro Paese – appena uscito sconfitto dalla Seconda guerra mondiale – espresse una carica innovativa e una forza poetica che tutto il mondo ormai ci riconosce.

C’è perciò grande attesa per la prossima 20th Century Italian Art che Sotheby’s batterà a Londra (34-35 New Bond Street), giovedì 13 ottobre alle ore 17.30, con 94 lotti divisi in due cataloghi e una stima pre-asta sui 18-25 milioni di euro, la più alta mai raggiunta in questo comparto. La vendita, infatti, propone opere provenienti da due importanti collezioni private. La prima fu messa insieme da un eclettico uomo d’affari americano, amante dell’arte italiana con, tra gli altri, tre capolavori degni di nota: il disegno a gesso e carboncino Train arrivant a Paris (1915) del futurista Gino Severini, eseguito nel periodo più innovativo della sua produzione e stimato 575-800mila euro; una fusione in bronzo (delle quattro note) di Cavaliere (1951) di Marino Marini, regalata al collezionista da Eric Estorick e quotata 915mila-1,3milioni di euro (il modello policromo in gesso è conservato nel Carnegie Museum of Art di Pittsburgh) e lo strepitoso Rosso Plastica L.A. (1963) di Alberto Burri (cm 120x90), valutato 970mila-1,3 milioni di euro.

La seconda comprende 36 opere d’arte italiana, da Carla Accardi a Gilberto Zorio, acquistate tra gli anni 80 e 90 da un lungimirante collezionista e ora offerte da Sotheby’s nel prestigioso catalogo Italian Identity: la vera novità dell’asta del 13 ottobre, dove spiccano 11 capolavori di Arte povera. «Un nucleo così ricco e articolato dedicato ai poveristi non è mai stato presentato sul mercato dell’arte – dichiara Cheyenne Westphal, direttore del dipartimento di arte contemporanea di Sotheby’s Europa – e ci aspettiamo un incasso di oltre 7 milioni di sterline».

Le opere di Anselmo, Boetti, Fabro, Merz, Paolini, Pascali, Penone, Pistoletto e Zorio testimoniano la varietà del movimento generato dal critico Germano Celant a partire dal 1967 e ora consacrato non solo dalla mostra «Arte Povera 2011» che si svolgerà contemporaneamente, fino ad aprile 2012, a Milano, Roma, Torino, Napoli, Bologna e Bari, ma anche dal mercato. Mentre la retrospettiva di Alighiero Boetti (1940-1994) al Reina Sofia di Madrid dal 5 ottobre (nel 2012 sarà alla Tate di Londra e al MoMa di New York) accende i riflettori sull’artista più appartato del gruppo. Di lui in asta passa, con una stima di 800mila-1 milione di euro, una Mappa del 1983 progettata nello studio in Trastevere a Roma e spedita a Kabul per essere ricamata, dato che a Boetti era vietato l’ingresso in Afghanistan dopo l’invasione sovietica del 1979. Di Luciano Fabro (1936-2007), invece, è in asta per 300mila-400mila euro l’installazione Piede del 1972 in vetro di Murano e seta, esposta nello stesso anno alla Biennale di Venezia.