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 2011  ottobre 03 Lunedì calendario

Leggo alquanto meravigliato che alla fine degli anni Sessanta l’Associazione Ffdjf (Figli e figlie dei deportati ebrei di Francia) aveva condotto una campagna contro il cancelliere Kurt Georg Kiesinger, perché era stato un alto dirigente della propaganda hitleriana

Leggo alquanto meravigliato che alla fine degli anni Sessanta l’Associazione Ffdjf (Figli e figlie dei deportati ebrei di Francia) aveva condotto una campagna contro il cancelliere Kurt Georg Kiesinger, perché era stato un alto dirigente della propaganda hitleriana. Come si concili questo suo passato con la brillante carriera politica successiva e come sia stato persino insignito di una delle più alte onorificenze italiane quale il cavalierato di «Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica italiana» non me lo spiego proprio. Umberto Brusco scobru49@gmail.com Caro Brusco, D ue integrazioni, anzitutto, per rendere la sua lettera più comprensibile ai lettori. L’onorificenza italiana fu data a Kurt Georg Kiesinger nel febbraio del 1968, quando fece una visita di Stato a Roma con Willy Brandt, allora vice-cancelliere e ministro degli Esteri della Repubblica Federale. Ricordo la visita perché in quel periodo lavoravo al Quirinale, dove ero stato distaccato dal ministero degli Esteri, e assistetti a un incontro molto disteso e cordiale di Giuseppe Saragat con i due ospiti tedeschi. Il presidente della Repubblica aveva una particolare affinità con Brandt a cui attribuiva due grandi meriti: quello di avere reso il socialismo tedesco schiettamente riformatore (la «svolta di Bad Godesberg») e di avere fatto uno sforzo generoso per ricucire i rapporti della Germania con la Polonia. Quanto a Kiesinger, ricordo un uomo affabile e ragionevole che aveva fama di avere coperto le spalle del suo ministro degli Esteri impedendo alla destra cristiano-democratica di silurare la sua Ostpolitik. Seconda integrazione. La denuncia dell’associazione ebraica culminò in un clamoroso incidente durante il congresso della Cdu (la Dc tedesca) qualche mese dopo il viaggio a Roma, quando Beate Klarsfeld, moglie di Serge e promotrice di molte campagne per la ricerca dei criminali di guerra, lo schiaffeggiò urlando «Kiesinger! Nazi! Se ne vada!». Meritava quello schiaffo? Nato nel 1904 in una cittadina del Württemberg (quando il Land era ancora un regno), Kiesinger aveva fatto studi giuridici a Berlino, si era iscritto a un’associazione cattolica ed era diventato membro del partito nazista nel 1933. Dopo lo scoppio della guerra, nel 1940, lavorò in un servizio del ministero degli Esteri che si occupava di propaganda radiofonica e fu responsabile per i rapporti con il ministero della Propaganda. Dopo la guerra fu internato in un campo di prigionia per le persone soggette a indagini, ma si trattò, a quanto pare, di un errore di identità. Gli giovò, quando divenne cancelliere, il rinvenimento di un rapporto negli archivi dell’Ufficio centrale per la sicurezza del Reich da cui risultava che aveva cercato d’intralciare i provvedimenti anti-semiti del ministero degli Esteri. La sua carriera politica cominciò nella Cdu e nel parlamento di Bonn dopo la fine del conflitto e gli assicurò la presidenza del Land in cui era nato. Era impeccabilmente democratico, conosceva bene i problemi internazionali e nei dibattiti politici aveva una «lingua d’argento», vale a dire una oratoria accattivante e uno stile persuasivo. Quando terminò l’era di Ludwig Erhardt (il successore di Adenauer), fu considerato l’uomo più adatto a presiedere il partito e quindi, dopo le elezioni del 1966, a costituire con i social-democratici un governo di «grande coalizione». Nelle sue memorie Brandt disse che «era troppo abile e ben educato per essere stato un nazista al di là della semplice iscrizione al partito. Non ha mai negato di avere ceduto sul principio, come molti altri, ai vaneggiamenti del regime e non ha mai preteso di avere partecipato alla resistenza. Il suo pathos democratico del dopoguerra non incontrava il gusto di tutti, ma non c’era alcuna ragione di dubitare delle basi spirituali del suo impegno politico». Nel processo morale che i coniugi Klarsfeld cercarono d’intentare a Kiesinger, Brandt, militante anti-nazista sin dal 1933, fu un efficace testimone per la difesa.