Massimo Sideri, Corriere della Sera 02/10/2011, 2 ottobre 2011
LOTTA (VIA WEB) ALL’INQUINAMENTO. A NEW YORK LA FANNO «ALL’ITALIANA» - L’
inquinamento cittadino è una delle grandi emergenze di questo secolo, una feroce tassa sulla salute dei nostri bambini. Ma siamo onesti: puntare sul senso di colpa di noi automobilisti porterà a poco ed è altrettanto improbabile che l’ approccio castigativo che stiamo perseguendo nel dibattito produca frutti. Le domeniche senza auto e le targhe alterne, in voga fino a poco tempo fa, hanno mostrato una sostanziale inutilità. La giunta Pisapia a Milano sta studiando la transizione dalla pollution charge della Moratti a una congestion charge , una tassa sul traffico che servirà a fare cassa ma la cui efficacia in termini di PM10 è tutta da dimostrare. Il modello di riferimento è quello londinese che però ha ormai più di dieci anni e si appoggia a una delle migliori metropolitane al mondo.
Nel frattempo la tecnologia ha dimostrato che Internet non è solo un fenomeno di consumo di cui parlare quando viene lanciato un tablet nuovo. Con il concetto di smart city la rete sta già ridisegnando la mobilità in molte città. Appaiono futurismi ma a Seattle, grazie a una scatola intelligente, tram e autobus misurano quante persone salgono a ogni fermata e linee e corse vengono ottimizzate sui flussi effettivi. Grazie a un accesso veloce al web riescono anche ad anticipare ingorghi spostandosi su percorsi alternativi che vengono comunicati agli utenti via smartphone . La stessa cosa avviene a Hong Kong e New York. E un nuovo progetto anti-ingorghi da Olimpiade sta partendo anche a Londra. Non si punisce solo chi usa l’ auto, ma si stimola l’ efficienza delle alternative aumentando la qualità della vita di chi abdica al mezzo privato. Pensate solo a cosa si potrebbe fare a Roma dove aspettare un autobus è ancora un’ esperienza che sfiancherebbe Giobbe. Si dirà: l’ America è lontana. Non tanto: a New York come a Seattle si usano scatolotti neri prodotti a Udine, da Eurotech. Creatività italiana, benefici esteri. Basterebbe un colloquio con gli ingegneri italiani (anche in vista dell’ Expo) e il dibattito potrebbe riprendere non da dieci anni fa. Ma da quello che si può fare oggi.
Massimo Sideri