Ernesto Assante, la Repubblica 2/10/2011; RICCARDO LUNA , la Repubblica 2/10/2011, 2 ottobre 2011
All´inizio era il Web, un luogo libero, aperto, per molti versi anarchico, nel quale ognuno poteva costruire la propria "casa", il proprio negozio, il proprio ufficio, gestendolo in prima persona
All´inizio era il Web, un luogo libero, aperto, per molti versi anarchico, nel quale ognuno poteva costruire la propria "casa", il proprio negozio, il proprio ufficio, gestendolo in prima persona. Poi è arrivato il Web 2.0, multimediale e sociale, che ha visto emergere realtà nuove e una nuova generazione di utenti, che ha impostato il proprio rapporto con la Rete in maniera ancora più diretta e personale, arricchendola di foto, musica, video, informazioni, notizie. Oggi c´è Facebook, e per milioni di persone la realtà del Web è questa e lo sarà sempre di più. Persone che troveranno notizie, saranno in contatto con i loro amici, vedranno film e televisione, ascolteranno musica, faranno acquisti, comunicheranno, condivideranno, chatteranno, faranno molte altre cose ancora attraverso il social network di Mark Zuckerberg, senza passare su altri siti, senza navigare altrove. E tutto questo avviene, e avverrà sempre di più, perché Facebook, che ci piaccia o no, è Internet 3.0. Non più solo social network, insomma, si passerà dalle semplici funzioni di oggi a una straordinaria molteplicità di modi di interagire con i contenuti presenti in Rete, attraverso applicazioni che consentiranno agli utenti di Facebook di condividere con i propri amici non solo testi, video e foto, come accade adesso, ma anche musica, film, giornali, programmi televisivi, videogiochi. In molti hanno già detto di sì a Zuckerberg, e hanno deciso di accettare la scommessa, da Spotify a Deezer per la musica, da Netflix a Hulu per il cinema e la tv, da Cnn al Wall Street Journal, da L´Equipe all´Indipendent, dal Daily di Murdoch all´Huffington Post per le news, arrivando a Yahoo!, che offre la condivisione dei propri contenuti attraverso le pagine del social network. Sarà possibile scoprire quali canzoni, film, notizie, giornali, programmi tv stanno ascoltando, leggendo o vedendo i propri amici, farlo insieme a loro o suggerirne altri. È la condivisione, totale, continua, ed è soprattutto un modo per non far uscire gli utenti da Facebook. Se non è una rivoluzione poco ci manca, perché in prospettiva sempre di più, si potrà fare tutto dentro l´universo di Facebook. Certo, per milioni di persone è un´evoluzione naturale, un´intera generazione di giovanissimi già oggi accende il computer e si collega direttamente a Facebook, senza passare per nessun´altra pagina, nessun altro sito. Giovani che fino a ieri, però, ottenevano notizie, ascoltavano musica o vedevano video, che loro o i loro amici avevano preso altrove e portato dentro le mura di Facebook. Ora Facebook ci dice che non c´è bisogno, che le news, i film, la musica, la tv, gli acquisti si possono fare utilizzando le app all´interno del social network, senza uscirne fuori. Entrare nel mondo di Facebook sarà sempre più facile, uscire fuori sarà sempre più inutile. Uscire fuori. Già, perché Facebook è in un giardino chiuso, non è il Web, non è libero. C´è la libertà, ma all´interno di regole definite. Ed è proprio questa la cosa più importante. Su Facebook non c´è il porno, non c´è possibilità che per sbaglio si possa finire su contenuti indesiderati. E se per caso questo accade esiste una "polizia" in grado di far sparire i contenuti inadatti. Sulla posta di Facebook non c´è lo spam, e se malauguratamente ne dovesse mai arrivare, esiste il modo di bloccare l´autore e impedire che accada di nuovo. Su Facebook ci possono essere, come nel Web o nella vita normale, molestatori e disturbatori di ogni genere ma, al di la del fatto che siamo in grado di gestire completamente la lista dei nostri "amici", esiste comunque un controllo che consente di metterli in condizione di non nuocere. Non c´è l´anarchia del Web, insomma, o almeno ce n´è molta di meno. Non ci sono i rischi e i pericoli del Web, o almeno sono maggiormente controllati. E ci sono tutti i pregi del Web: la mail, la chat, la condivisione, le foto, i video, la mobilità, l´immediatezza. Alla gente questo piace. Ai settecentocinquanta milioni di utenti di Facebook piace proprio l´idea di essere in un posto che è il Web ma a uno stato di evoluzione superiore. È un po´ come se dalla fase dei villaggi e delle tribù, si fosse passati all´organizzazione delle prime città, con regole di vita e di comportamento diverse e più elaborate, in grado di garantire la convivenza tra persone diverse, con idee diverse, con desideri, sogni, bisogni, necessità differenti. È il Web, insomma, ma nella sua versione 3.0. Un Web multimediale, interattivo e chiuso in un walled garden, in cui si può entrare ma dal quale si può anche essere cacciati. Un Web completamente diverso da quello che, fino ad oggi, abbiamo conosciuto. "CON LA SCUSA DEL CONTROLLO VOGLIONO RUBARCI LA PRIVACY" - Qualche mese fa dal palco del Personal Democracy Forum di New York, ha infiammato la platea con un discorso contro la libertà perduta nell´Internet delle corporation. Ora Eben Moglen, 52 anni, professore della Columbia University e fondatore del Software Freedom Law Center, è di nuovo sulla breccia: fra qualche giorno sarà pronta la sua "scatola della libertà" di cui ciascun navigatore potrebbe dotarsi. Professore, Facebook e Google hanno reso Internet una strumento facile per tutti. Perché non dovremmo fidarci? «Perché sono società votate al profitto e il loro business è vendere, in un modo o nell´altro, le informazioni degli utenti. Se uno potesse prendere una decisione consapevole su a chi affidare i propri dati personali, Facebook e Google sarebbero in fondo alla lista, appena sopra soltanto alle agenzie di spionaggio governative (che in effetti ottengono i nostri dati da queste corporation con la stessa facilità con cui mandano una nota ai loro uffici). Funziona così. Più informazioni uno dà a società come Facebook e Google, più dati loro hanno da vendere. Più usiamo i loro servizi, più loro studiano i nostri comportamenti e vendono a terzi il privilegio di provare a condizionare i nostri comportamenti in tempo reale. Queste cose non sono segreti. Per tornare alla sua domanda: non c´è alcuna ragione al mondo per fidarsi di queste organizzazioni». Internet si è dimostrato un grande strumento di libertà, lei invece enfatizza il fatto che possa essere usato per controllo e repressione. Quale aspetto è prevalente? «Nessuno dei due, dipende da cosa ci facciamo. È sbagliato definire una tecnologia a priori. I suoi effetti e il suo valore dipendono dal contenuto. Prendiamo la tv: è stata usata per insegnare ed informare sulla scala più grande mai avuta prima dall´umanità; ma è stata anche usata per conquistare il potere e distruggere i fondamenti intellettuali e morali di una democrazia. Così accade con Internet, che può produrre più libertà o più controllo: dipende da cosa chiedono i cittadini». Alcuni attivisti e sviluppatori della Rete, sostengono che è necessario costruirsi un´altra Internet: è un obiettivo realistico? E chi dovrebbe pagare questo progetto? «Non abbiamo bisogno di un´altra Internet nel senso di mettere nuovi cavi e trovarci un altro spettro elettromagnetico. Dobbiamo piuttosto dotare ciascun navigatore di strumenti che nella Rete attuale ci aiutino a difendere la nostra privacy dall´eccesso di sorveglianza. Questo è un obiettivo realistico e facilmente raggiungibile. Basterà dotarci di piccoli, economici ma potenti "routers" che facciano questo lavoro. Non è fantascienza: oggetti come questi stanno arrivando sul mercato e nei prossimi dieci anni tutti potranno comprarli al prezzo di un caricatore del telefonino. Dentro ogni "scatola" metteremo un software gratuito e libero, cioè un software che ciascuno può scambiarsi senza vincoli, che rende più sicure le nostre mail, le chat e quello che facciamo sui social network. Questo software è già in corso di sviluppo da parte di migliaia di sviluppatori volontari in tutto il mondo». A che punto è la sua FreedomBox? «Il primo rilascio della piattaforma di sviluppo è avvenuto. Il secondo, con cui dimostreremo come funziona davvero, ci sarà fra un paio di settimane. Ma il primo oggetto utilizzabile anche da una persona non esperta, non arriverà prima di un anno». Le hanno già detto, immagino, che senza controllo e sorveglianza Internet potrebbe diventare uno strumento per attacchi terroristici. Come risponde? «Potrebbe. La stessa cosa può capitare con un macchina, con un coltello o con un telefono. Qualunque oggetto un uomo libero voglia usare, può essere utilizzato anche da un criminale. Ma non è un buon motivo per limitare la libertà».