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 2011  ottobre 02 Domenica calendario

Adesso è tutto in forse: il governo provvisorio degli insorti libici ha detto al ministro degli Esteri Frattini che i contratti delle imprese italiane (firmati ovviamente con il regime di Gheddafi) potrebbero essere rivisti, nell’interesse della nuova Libia

Adesso è tutto in forse: il governo provvisorio degli insorti libici ha detto al ministro degli Esteri Frattini che i contratti delle imprese italiane (firmati ovviamente con il regime di Gheddafi) potrebbero essere rivisti, nell’interesse della nuova Libia. Le nostre aziende tendono a credere che non ci saranno sconvolgimenti nei rapporti economici, perché gli intrecci sono nell’interesse di entrambe le parti; però un fondo di inquietudine resta, se non altro perché fra le ragioni dell’intervento francese e inglese nella guerra occhieggiava l’intenzione (quasi dichiarata) di espandere in Libia le sfere economiche d’influenza di Parigi e Londra. E in agguato stanno pure i cinesi, i russi... Sarà un gioco a somma zero? Qualcuno soffierà posizioni agli italiani? È difficile, ma al momento regna la massima incertezza. Cominciamo a considerare il peso massimo della presenza italiana in Libia, l’Eni, che nel Paese estrae petrolio e metano da sessant’anni. Il numero uno Paolo Scaroni dice che le posizioni del suo gruppo sono solide perché: 1) le attività dell’Eni sono tutelate dal diritto internazionale, da procedure di arbitrato in caso di controversia eccetera, tutte cose che non cambiano al cambiare dei regimi; 2) c’è un gasdotto che parte da Mellitah verso la Sicilia e crea un legame destinato a durare; 3) la lunga esperienza dell’Eni in Paesi che soffrono gravi turbolenze, guerre, rivoluzioni, ha insegnato al cane-a-sei-zampe che la prima cosa che fa un nuovo regime è cercare di tornare alla normalità, e la maniera più rapida di farlo è riallacciare i rapporti con chi già vi operava. Nel caso specifico, il Cnt libico ha già firmato un memorandum per far ripartire le attività dell’Eni, e il gruppo sta già riavviando un campo petrolifero, prevede di fare lo stesso entro l’autunno con i giacimenti di metano, e ha mandato due tecnici a riattivare una piattaforma al largo di Tripoli. Prima che cominciasse la guerra, l’Eni ricavava dalla Libia 280 mila barili al giorno di petrolio equivalente (il che significa: petrolio più metano), poi si è scesi a soli 50 mila (corrispondenti al giacimento di Wafa, che ha continuato a funzionare nonostante i combattimenti); adesso ci vorrà tempo per recuperare, e per il petrolio bisognerà aspettare la seconda metà del 2012, ma entro un anno si risalirà gradualmente a 280 mila barili (e magari di più). L’eventuale espansione franco-britannica potrebbe avvenire in progetti nuovi ma non dovrebbe toccare la presenza dell’Eni già consolidata. Un altro attore economico importante in Libia è Finmeccanica. La sua controllata Ansaldo Sts deve attrezzare con sistemi di segnalazione due ferrovie libiche, una in costruzione lungo la costa del Mediterraneo, l’altra da Tripoli verso l’interno; questi contratti valgono 700 milioni di euro. Un’altra azienda del gruppo, la Selex sistemi integrati, sta attrezzando con apparati d’allarme il confine fra Libia e Ciad. Si attendono due sviluppi: quando ci saranno le ferrovie, la Libia potrebbe comprare anche i treni dell’AnsaldoBreda; e dopo il confine col Ciad i libici potrebbero decidere di attrezzare anche le altre loro (lunghissime) frontiere. Nel settore dei trasporti si muove l’Anas che ha vinto la gara per il progetto dell’autostrada litoranea da Ras Adjir a Emsaad. L’intera opera vale (sulla carta) diversi miliardi, e gli appalti sono stati assegnati a consorzi di varie aziende, anche italiane; la quota economica dell’Anas è di 125 milioni di euro. L’Anas è fiduciosa che si vada avanti, e spera che l’opera diventi un bel biglietto da visita per lavori in altri Paesi. Impregilo non è riuscita a entrare nel progetto dell’autostrada ma ha contratti in corso per un miliardo fra Tripoli e Misurata, che comprendono: la costruzione di tre università e di un centro congressi, e vaste opere di urbanizzazione (reti elettriche e telefoniche, fognature eccetera). Risulta che i cantieri siano stati poco danneggiati dai combattimenti, possono ripartire in un mese, e visto che danno lavoro a molti libici è probabile che vengano riattivati presto.