Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 02 Domenica calendario

C’è poco da fare: con le nuove regole varate dal governo nel corso del 2010 per andare in pensione bisogna aspettare, e gli italiani non hanno potuto che farsene una ragione e adeguarsi

C’è poco da fare: con le nuove regole varate dal governo nel corso del 2010 per andare in pensione bisogna aspettare, e gli italiani non hanno potuto che farsene una ragione e adeguarsi. E così, come comunica l’Inps, nei primi otto mesi del 2011 tra gennaio e agosto l’Inps ha erogato soltanto 208.134 nuovi assegni, a fronte dei 257.940 dello stesso periodo del 2010. È un calo del 19,4%. «I dati dimostrano - ha detto il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua - che le riforme hanno funzionato».

E non sarebbe potuto essere altrimenti; non è una prova della buona volontà degli italiani. Quel che è accaduto è che nel 2011 è scattato l’aumento dell’età minima per la pensione di anzianità, passata da 59 a 60 per i dipendenti, da 60 a 61 per gli autonomi. Ma soprattutto è entrata in azione la cosiddetta «finestra mobile» prevista dalla manovra 2010, che stabilisce che la pensione (anche di vecchiaia) decorra 12 mesi dopo il raggiungimento dei requisiti (18 mesi per gli autonomi). Il calo del numero di nuovi assegni erogati è stato consistente soprattutto per le pensioni di vecchiaia, passate dalle 115.812 accertate nei primi 8 mesi del 2010 a 87.894 accertate nello stesso periodo del 2011 (-24,1%). Merito della «finestra mobile», che peraltro dispiegherà tutti i suoi effetti soltanto tra qualche mese, e che secondo i dati Inps ha bloccato soprattutto i lavoratori dipendenti. Per le pensioni di anzianità si è verificato un calo del 15,4%, con un numero di pensioni accertate nei primi otto mesi passate da 142.128 del 2010 a 120.240. Per la pensione anticipata rispetto all’età di vecchiaia l’inasprimento dei requisiti di un anno scattato nel 2011 era previsto dalla riforma del 2007 del governo Prodi che ha modificato lo «scalone» della riforma Maroni. E in questi dati - ha precisato Mastrapasqua - non c’è ancora l’effetto della misura che innalza l’età collegandola all’aspettativa di vita (la misura partirà nel 2013), né di quella sull’aumento dell’età per chi ha almeno 40 anni di contributi (che partirà nel 2012 con un mese per poi arrivare a tre nel 2014).

Intanto governo, politici e sindacati continuano a discutere proprio di pensioni, uno dei punti contenuti nel manifesto delle imprese italiane. Gli imprenditori chiedono un drastico giro di vite? Per il ministro dell’Interno Roberto Maroni, «si può discutere in maniera intensa su tutto tranne che su un punto, l’abolizione delle pensioni di anzianità, che è il chiodo fisso di Confindustria ma è una cosa ideologica». Maroni ha definito comunque «sacrosante» le richieste degli industriali per lo sviluppo. Il leader della Cisl Raffaele Bonanni avverte che prima di parlare di pensioni «vogliamo vedere passi decisi sulla riforma fiscale, sui tagli alla politica, sulla patrimoniale. Io in questa situazione non vado certo a chiedere nuovi sacrifici ai prensionandi». Più netta la posizione della sua collega della Cgil, Susanna Camusso. «Si deve smettere di agire per vincoli e obblighi e si deve aprire una discussione vera sulla flessibilità e su quei fondi previdenziali che sono in perdita, e non sono quelli dei lavoratori dipendenti». Per il numero uno della Uil Luigi Angeletti, l’unico nuovo intervento accettabile per il sistema previdenziale italiano è l’introduzione di un nuovo incentivo a rimanere al lavoro, come quello di alcuni anni fa (il cosiddetto bonus) che prevedeva i contributi in busta paga per chi, pur avendo i requisiti per la pensione, rinviava l’uscita. «Sono d’accordo con Maroni - spiega Angeletti - nessun altro intervento sulle pensioni è possibile. Lo dimostrano anche i dati dell’Inps che quello previdenziale è un falso problema. Il governo non pensi di trovare soldi nei bilanci delle pensioni. L’unica cosa accettabile è l’incentivo a rimanere. E c’è un’altra cosa che si può fare: aumentare gli importi degli assegni». Infine, per il Pd l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano afferma che «non si sono ancora calcolati i risparmi derivanti dalle misure che il governo ha preso colpendo le pensioni, che c’è già qualche ministro che vorrebbe un nuovo intervento. Questo è inaccettabile».