Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 1/10/2011, 1 ottobre 2011
IL FATTO DI IERI - 1 OTTOBRE 1947
Certo, era difficile battere l’immagine glamour della fascinosa coppia Gregory Peck e Audrey Hepburn in giro per Roma sul sellino della loro Vespa. Ma, quando, nell’ottobre ’47, a poco più di un anno dalla “vespizzazione” di massa, la Lambretta A si presentò agli italiani come “l’altro scooter”, essenziale, stilizzato, elegante, fu comunque boom. Con quel nome meneghino, un po’ Lambrate un po’ fiume Lambro, la silhouette sbarazzina, niente fiancate, motore a vista, tubi assemblati come in un collage d’autore, la Lambretta di Ferdinando Innocenti spopola tra i neo urbanizzati dell’Italia rinata. I fan della Vespa dicono che è cara, lenta e traballante, ma è la solita, eterna baruffa tra vespisti e lambrettisti. In realtà la nuova due ruote consuma poco, un litro di miscela per 39 chilometri, è leggera ma compatta e vola sul filo di una brillante réclame ripresa dai Cetra nel tormentone Lambret Twist. Per 25 anni lo scooter-gioiello, testimonial alle Olimpiadi di Roma ’60 e feticcio di varie generazioni, resiste. Poi, “l’ora della Lambretta”, slogan del primo lancio, incalzata dall’exploit delle quattro ruote targate Fiat, volge al tramonto. Chiudendo l’epoca aurea del lambrettismo. Uno status symbol.