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 2011  ottobre 01 Sabato calendario

“SCRIVO LIBRI PER I MIEI TOSSICI”

Gli anni lo hanno prosciugato. La pelle è più sottile, gli occhi più grandi. E, però, don Andrea Gallo non ha mai avuto tante energie. Una sua giornata sfiancherebbe un ventenne. Per non dire delle fatiche editoriali: dieci libri in un anno e mezzo (due in uscita), dalla Costituzione a Savonarola. Un record che ha fatto storcere il naso agli immancabili critici. C’è già chi parla di vanità, di presenzialismo. Prima di giudicare, però, bisogna parlare con lui, don Gallo. E leggere i suoi libri: “Il Vangelo di un utopista” e “Le Preghiere di un utopista” (Aliberti editore, prefazione di Loris Mazzetti), appena arrivati nelle librerie, oppure “Se non ora, adesso” (Chiarelettere, introduzione di Moni Ovadia, in vendita dal 10 ottobre).
DON GALLO innamorato dei riflettori? Se glielo dici, ti risponde con una delle sue risate rauche, da sigaro tra i denti: “All’inizio dell’anno le Asl di mezza Italia ci dovevano 465 mila euro. Ci mandano i ragazzi e poi non hanno i soldi per pagare. E noi che cosa dovremmo fare? Respingere i giovani in fila davanti alla porta?” Allora ben vengano i libri, se poi le parole si trasformano in aiuto, ospitalità, medicine: “Se la sorte mi ha fatto diventare ‘fenomeno editoriale’ con le case editrici che fanno la coda per pagare gli anticipi, cosa dovrei fare? Scacciarle come i ragazzi che chiedono aiuto oppure darmi da fare per tenere in piedi la Comunità?”.
Il portafogli di don Gallo è vuoto. Nessun conto corrente. I diritti d’autore – anche 70 mila euro per libro – finiscono nelle casse della Comunità di San Benedetto. Un magistrato che conosce don Andrea da mezzo secolo racconta: “Ci sono stati anni che i tossici li rifiutavano tutti. Che rischiavamo di doverli lasciar morire. Don Gallo ha sempre aperto la sua porta. Giorno e notte”. Così tutto assume un’altra luce. Eppure sarebbe lo stesso riduttivo. Non è solo per la sua Comunità che scrive: “I libri sono il frutto di una vita di discorsi e incontri che oggi raccolgo con i miei amici”. Le bozze? “Ci pensano i ragazzi”. Bilancio di una vita, quindi? Nemmeno questo: don Andrea ha ancora molto da dire. Adesso, soprattutto adesso.
Certo, ci sono le frasi provocatorie, ma utili: “Sono più che indignato, proprio incazzato, non si può dire, ma è così”. Gallo fa sempre nomi e cognomi, non per incitare all’odio, ma per risvegliare le coscienze: “Ascolta Gesù: se Montezemolo si accontentasse di 10 mila euro al giorno e Marchionne di 9.100 si potrebbe dare lavoro a cento operai in più”.
E POI LA PROVOCAZIONE è la base del dialogo. Questo cerca don Gallo. Basta leggere il titolo della premessa di “Se non ora, adesso”: prima della fede viene l’etica. Non è una presa di distanze dalla Chiesa che, dice don Gallo, “è la mia casa”. Anzi, è l’invito a ricordare che presupposto del Vangelo è la mancanza di ipocrisia. Don Andrea affronta di petto temi a lungo ignorati: “Le donne e una nuova liberazione sessuale”, perché l’uguaglianza tra i sessi (ma non solo) è condizione della convivenza. Poi i discorsi sulla pedofilia, l’omosessualità. E le parole per i giovani: l’accoglienza, il rapporto con il lavoro e il denaro. Infine la Chiesa, amata, e perciò criticata, per quel dire sempre “no”, quell’atteggiamento difensivo che ricorda la paura e sembra conservazione più che rigore. Don Gallo dà scandalo, ma questo chiede il Vangelo. Suscita una rabbia che nasce dall’amore. È sacerdote e uomo. Fino ad ammettere, nel “Vangelo di un utopista”, il dubbio più grande: “Non vi so dire se Dio c’è o no, ma voglio sapere in che cosa sperate. Se avete una speranza timida, Dio non esiste. Se non sperate in niente, Dio non c’è. E se non sperate e andate in chiesa per pregare Dio, il vostro Dio è un idolo perché il volto di Dio è la misura stessa della vostra speranza nella giustizia, nella pace”.