Al. Ar., Corriere della Sera 1/10/2011, 1 ottobre 2011
TRE IMMIGRATI SU QUATTRO HANNO UN CONTO IN BANCA
ROMA — Si parla dei problemi di integrazione quando si parla di immigrati. Di inclusione. Di assistenza sociale. Di asilo politico. Mai di economia. Eppure: lo sappiamo che ben 230 mila aziende nel nostro paese (l’8,5% del totale) sono di proprietà di immigrati? Erano il 5,7% appena tre anni fa.
«L’unico segmento di mercato che sta crescendo in Italia è proprio quello degli immigrati», dice Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit, la banca che ormai da sei anni ha voluto aprire «agenzia tu», ovvero filiali dedicate ai cittadini immigrati.
Facili i conti, adesso. Nel nostro paese gli immigrati non soltanto hanno conti correnti in grado di competere con i nostri, ma che, in alcuni casi, loro risultano essere clienti molto migliori di noi italiani.
È sempre Federico Ghizzoni che sciorina i dati di uno studio sui risparmi bancari degli immigrati fatto da Unicredit e presentato ad un convegno organizzato dal Centro studi americano e dalla fondazione Italianieuropei.
Uno studio che ribalta gli stereotipi. Da qui, infatti, emerge che tra gli immigrati che vivono da dieci anni nel nostro paese, ben il 74% ha un conto in banca, mentre fra quelli praticamente appena arrivati (da uno a cinque anni fa) il conto corrente in banca ce lo ha aperto almeno uno su due.
Non soltanto: tra questi correntisti ben tre su quattro (il 75 per cento) ha chiesto e ottenuto un mutuo. Ovvero ha fornito alla banca garanzie sufficienti per ottenere un prestito, anche cospicuo, utile per comprare una casa o magari aprire attività commerciali.
Facili i conti, adesso. Con quasi cinque milioni di immigrati residenti in Italia, i correntisti nelle banche italiani sono arrivati a coprire oltre il 5 per cento. E Federico Ghizzoni garantisce: «Sono correntisti molto affidabili. E noi siamo convinti: la migliore integrazione che possiamo garantire loro è proprio la fiducia per la concessione di un mutuo, di un prestito. Del resto basterebbe vedere i dati relativi all’insolvenza. Alcuni immigrati risultano in questo assolutamente migliori dei correntisti italiani».
Andiamo a vederli i dati dell’insolvenza: al primo posto spiccano gli ucraini, con l’1,3% di media. Ovvero: un punto percentuale netto meno degli italiani che, in media, risultano insolventi per il 2,3%.