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 2011  ottobre 01 Sabato calendario

«SAN RAFFAELE, DEPISTATI I CONTROLLORI» —

La richiesta di fallimento per l’ospedale San Raffaele fa decollare l’inchiesta penale collegata. L’ipotesi di reato è la bancarotta. Nel mirino della Procura rischia di finire il vecchio consiglio di amministrazione della Fondazione Monte Tabor, la holding del polo sanitario travolto da 1,5 miliardi di debiti. L’ha fondato negli anni Settanta il prete manager don Luigi Verzé, padre padrone del San Raffaele per quarant’anni, fino all’entrata nel cda lo scorso metà luglio degli uomini del Vaticano.

Per fare scattare le iscrizioni nel registro degli indagati per i reati fallimentari basta la firma dell’istanza di fallimento appena depositata. Ma la bancarotta, che rischia di essere contestata agli uomini del precedente board, non è l’unica ipotesi di reato su cui stanno indagando i pm Luigi Orsi, Laura Pedio e Gaetano Ruta. Ai risvolti dell’inchiesta penale ci sono espliciti riferimenti proprio nell’istruttoria prefallimentare da dove emergono l’ostacolo all’esercizio di vigilanza e la fatturazione di operazioni inesistenti. Sono gli stessi magistrati che ripercorrono l’iter delle indagini: «Nel quadro di una crisi d’impresa di rilevanti proporzioni (resa ancora più delicata dal fatto che la Fondazione opera prevalentemente in campo sanitario) il 18 luglio scorso il vicepresidente operativo Mario Cal decedeva drammaticamente togliendosi la vita — scrivono i pm Luigi Orsi, Laura Pedio e Gaetano Ruta —. Lo stesso giorno del suo suicidio, questo Ufficio, iscritta doverosamente notizia di reato ex articoli del 580 codice penale (istigazione al suicidio, ndr), procedeva alla perquisizione dell’ufficio e dell’abitazione privata di Cal e al conseguente sequestro della documentazione cartacea e informatica». I reati vengono messi in evidenza proprio dai documenti acquisiti: «Una prima analisi fa emergere particolarmente i delitti dall’articolo 2638, commi 1 e 2 del codice civile (la cui violazione è riferita all’ostacolo che la Fondazione sembra avere svolto in danno dell’organo amministrativo che sulla stessa esercita la funzione di vigilanza, cioè la prefettura), nonché dagli articoli 2 e 8 del decreto legge 74/2000, riferiti alla fatturazione di operazioni inesistenti». Dallo scorso agosto risulta, poi, iscritto nel registro degli indagati l’ex direttore finanziario Mario Valsecchi, ascoltato più volte in Procura e, poi, trasformato — a sua tutela — da testimone a indagato.

Non ci sarà da sorprendersi, dunque, se nelle prossime settimane arriveranno altri avvisi di garanzia. Fino all’ingresso della Santa Sede nella Fondazione Monte Tabor l’organigramma era composto da don Luigi Verzé (91 anni) presidente del cda; Mario Cal (suicidatosi a 71 anni) vicepresidente; le fedelissime di don Verzé Laura Ziller (66), responsabile dell’ospedale brasiliano São Rafael, e Gianna Zoppei (60), sovrintendente sanitario; l’imprenditore Roberto Cusin (70 anni); Ennio Doris (70), il gran capo di Banca Mediolanum, nonché il banchiere Carlo Salvatori, la new entry del 2009, con le deleghe sul piano di risanamento poi stoppato con l’entrata in campo degli uomini del cardinale Bertone.

La Procura mette sotto accusa la precedente amministrazione, ma non risparmia neppure l’attuale, in cui ha un ruolo di primo piano l’ex direttore generale del San Raffaele Renato Botti, ora superconsulente del cda targato Santa Sede. «Lo stato di stallo della Fondazione mette poi a rischio e crea disagio tra quanti prestano la loro opera quali dipendenti e collaboratori degli ospedali e dei centri di ricerca sanitaria — si legge nell’istanza di fallimento —. Da mesi questi specialisti di rinomata efficienza sono sostanzialmente privi di un referente aziendale sicuro». Del resto, ancora ieri, la bozza del piano di ristrutturazione presentata da Botti non ha convinto i lavoratori.
Mario Gerevini
Simona Ravizza