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 2011  settembre 30 Venerdì calendario

Netanyahu BenZion

• Varsavia (Polonia) 25 marzo 1910. Politico. Storico. Padre di Binyamin • «A Tel Aviv e a Gerusalemme si parla di loro come “i Kennedy israeliani”. Per capire [...] “Bibi” Netanyahu bisogna guardare al [...] padre, il celebre medievista Ben Zion, che nella storica casa del quartiere di Katamon, una zona modesta di Gerusalemme dove la famiglia vive da più di mezzo secolo, seguita a scrivere libri di storia sulle infinite persecuzioni degli ebrei [...] quando il figlio fu eletto per la prima volta primo ministro, il professor Netanyahu rilasciò un’intervista ai giornali israeliani. E scoppiò un putiferio. “Dopo la guerra dei Sei giorni avremmo dovuto annettere i territori e portarci milioni di ebrei. Dovremmo ispirarci alla Reconquista spagnola, che non esitò a liberare Granada dall’oppressione musulmana. Capirono che avevano due alternative: conquistare territori o essere in uno stato di guerra permanente”. Fu Ben Zion a consigliare a Bibi di rigettare gli accordi di Oslo, in quanto “tradimento della sinistra laburista” [...] A confronto con Ben Zion, il premier sembra un pacifista. Padre e figlio vengono da mondi opposti, il primo è nato a Varsavia [...] il secondo è venuto al mondo a Tel Aviv due anni dopo la nascita di Israele, fa parte della generazione della guerra del 1967, moderna, americanizzata, meno legata allo shtetl dell’est Europa e all’Olocausto. Se il padre è un purista ideologico, un ammiratore di Baruch Spinoza e un oppositore nato che vive di risentimenti, Bibi è un falco pragmatico geniale nel marketing politico. Ma non è possibile capire l’uomo e le idee del premier senza l’epopea sconosciuta al pubblico del padre professore, il più grande studioso mondiale d’Inquisizione spagnola. È da lì che viene la tenacia, la perseveranza e il senso dell’outsider comune ai due, e poi la forza, l’ambizione e l’idealismo. Il patriarca delle prime battaglie sioniste instillò in tutti i suoi figli una viscerale identificazione con il miracolo della sopravvivenza ebraica. [...] istrione irascibile è l’ultimo dinosauro della dottrina del “muro di ferro”: solo quando i palestinesi riconosceranno di non poter vincere una guerra che li ha visti già vinti, forse si apriranno gli spiragli di un accordo fra le parti. “Gli ebrei e gli arabi sono come due capre che si fronteggiano su un ponte ristretto – ha detto al quotidiano Maariv – La capra più forte farà saltare quella più debole e credo che la potenza ebraica prevarrà”. Il professore non crede al processo di pace. [...] Secondo Netanyahu, “la tendenza al conflitto è nella natura degli arabi, la loro personalità non gli consente compromesso o accordo, la loro esistenza è una guerra perpetua”. Rifiuta l’idea di due stati per due popoli. “Non ci sono due popoli, ma il popolo ebraico e una popolazione araba, si fanno chiamare palestinesi soltanto per combattere gli ebrei”. E la soluzione? “La forza, il dominio militare, questo porterà a una guerra sanguinosa perché la guerra è difficile per noi dal momento che non abbiamo tanta terra, mentre gli arabi possono ritirarsi finché vogliono. Ma è l’unico modo per sopravvivere qui [...] Bibi è sotto certi aspetti un grande uomo, è leale al suo popolo e ha senso di responsabilità. Anche se non sempre condividiamo le stesse idee”. Lui, il padre professore, continua a credere nel climax novecentesco che, partendo dall’eziologia del malessere ebraico, espone la diagnosi terapeutica revisionista di cui fu fra i fondatori. La fonte principale per questa grande storia è il volume in ebraico scritto da uno zio di Bibi, Saadya, dal titolo “The Saga of the Netanyahu Family”. La famiglia ha radici lituane, legata al Gaon di Vilna, il leader del mondo ebraico anti chassidico del Settecento e uno dei più importanti rabbini di tutti i tempi. Il capostipite della famiglia che mise per primo piede in Israele nel 1920 fu Nathan Mileikowsky, così si chiamava prima che gli eredi cambiassero il nome in Netanyahu, che in ebraico significa “il dono di Dio”. È stato proprio Bibi ad adottarlo quando faceva l’università negli Stati Uniti. A quel tempo si firmava “Ben Nitay”, lo stesso pseudonimo usato dal padre per scrivere sui giornali revisionisti dell’epoca in Palestina. Ben Zion è nato [...] da uno scrittore militante sionista della prima generazione che appena arrivò in Israele iniziò ad allevare polli. Ben- Zion è un ragazzo talentuoso e va a studiare con Joseph Klausner, il grande pioniere degli studi ebraici su Gesù, l’amico di Theodor Herzl nonché il prozio dello scrittore di sinistra Amos Oz. Ben Zion sarà per tutta la vita legato e ossessionato da Vladimir Jabotinsky, di cui fu intimo segretario personale e che soltanto dopo sessant’anni sarebbe diventato la figura più popolare in Israele dopo esserne stato il demone nero che non meritava neppure l’eterno riposo nella terra che tanto amava. E questa ossessione è passata al figlio. [...] Ben Zion si innamorò del “lupo solitario” padre della destra israeliana che ordinava ai suoi seguaci di strappare la bandiera nazista dal consolato tedesco a Gerusalemme. Ben Zion e Jabotinsky si nutrivano dei grandi poeti italiani, erano imbevuti di cultura europea, di Nietzsche e Oscar Wilde, i libri in molte lingue erano ammassati sulla sua piccola scrivania. Accanto c’erano rotoli di carta su cui scrivevano dei feuilletons. A quelle riunioni partecipava spesso anche Eitan Livni, il padre di Tzipi [...]» (Giulio Meotti, “Il Foglio” 10/4/2009).