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 2011  settembre 30 Venerdì calendario

Il Kalashnikov va in pensione dopo aver ucciso i concorrenti - Era un simbolo delle lotte anti­imperialiste e anti- colonialiste che nella seconda metà del Novecento hanno insanguinato il cosiddetto Terzo mondo e il suo mito è stato «rinfrescato»dalla rivolta che in Li­b­ia ha posto fine al regime di Ghed­dafi

Il Kalashnikov va in pensione dopo aver ucciso i concorrenti - Era un simbolo delle lotte anti­imperialiste e anti- colonialiste che nella seconda metà del Novecento hanno insanguinato il cosiddetto Terzo mondo e il suo mito è stato «rinfrescato»dalla rivolta che in Li­b­ia ha posto fine al regime di Ghed­dafi. Nonostante questo, dopo 62 anni a servizio dell’Armata rossa e di una cinquantina di altri eserciti e delle rivoluzioni proletarie riuscite e mancate, il fucile d’assalto Ka­lashnikov AK-47, l’arma più diffu­sa al mondo, va in pensione. O me­glio, il ministro della Difesa della Federazione russa ha annunciato che le forze armate di Mosca non ne compreranno più perché ne hanno già abbastanza e perché lo considerano un’arma superata. La notizia è stata tenuta nascosta al suo inventore, il novantunenne Michail Timofeevic Kalasnikov, eroe della Russia e due volte eroe del lavoro socialista in Urss, tuttora attivo nell’azienda che li produce, la Izhmash: dirigenti e operai temo­n­o che potrebbe avere effetti nega­tivi sulla sua salute. Alla Izhmash, comunque, dicono di avere quasi pronta una nuova versione del fuci­le mitragliatore e intanto puntano sull’export. Quindi, non si arresta la produzione del Kalashnikov, che ha costruito il suo successo e il suo mito da un lato sul marchio di fabbrica sovietico, proletario e an­tiamericano » e dall’altro sulle sue caratteristiche tecniche: facilità d’uso, efficacia e affidabilità. E forse solo la Colt 51 e il Winche­ster 1866 ( peraltro«clone»di un fu­cile Henry di poco precedente) hanno resistito al mito del Kalash­nikov. Ma più che altro grazie al ci­nema, che li ha immortalati nel ge­nere western. Tutte le altre armi in­dividuali, corte e lunghe, sono sta­te oscurate dal mitra del popolo. Anche quelle cariche di fascino o protagoniste di eventi storici. Qualche esempio. Per uccidere John Kennedy il 22 novembre del 1963 a Dallas, Lee Oswald usò un vecchio fucile ben conosciuto dai fanti italiani delle classi di leva che vanno dal 1879 al 1925: il Carcano modello91, chiamatonormalmen­te solo col numero. L’episodio che scatenò la Prima guerra mondiale fu l’uccisione dell’arciduca France­sco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria,e della moglie Sofia. Il nazionalista serbo Gavrilo PrincipsparòalleodiateAltezzere­ali con una pistola Browning Fn modello 1910, di concezione ame­ricana e produzione belga. Nel­l­’America degli anni Trenta il mitra­gliatore Thompson, il «Tommy Gun»,metteva tutti d’accordo. Era l’arma usata tanto dalla polizia quanto dai gangster.L’inconfondi­bile Luger P08 è stata l’arma corta delle forze armate tedesche dal 1908 al 1945. Quindi è stata anche la pistola delle SS. Eppure, con la sua estetica affascinò persone co­me Ernesto Che Guevara, grande amante delle armi, che la preferiva anche alla Colt 45 che pure apprez­zava molto. Ironia della sorte, la P08 fu anche la prima pistola del­l’esercito israeliano. E fu affiancata alla metà del secondo conflitto mondiale dalla P38, che con la pi­s­tola mitragliatrice Skorpion fu l’ar­ma più usata dai terroristi rossi eu­ropei negli anni Settanta e Ottanta.