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 2011  settembre 30 Venerdì calendario

Berlusconi assolto: è la venticinquesima volta - È la venticinquesima volta che le accuse finiscono in niente

Berlusconi assolto: è la venticinquesima volta - È la venticinquesima volta che le accuse finiscono in niente. Asso­luzione, prescrizione, più spesso archiviazione, senza nemmeno passare per il filtro dell’udienza preliminare. L’ultima indagine a chiudersi con un nulla di fatto, sul­le trentatrè aperte dal 1994, è quel­la nata dopo il discorso del 13 giu­gno 2009 a Santa Margherita Ligu­re. Allora il premier aveva invitato la platea degli imprenditori a non fare pubblicità sui giornali del gruppo Espresso . Il network edito­riale che fa riferimento a Carlo De Benedetti non aveva gradito e ave­va querelato il Cavaliere che si era trovato, tanto per cambiare, nel re­gistro degli indagati per aggiotag­gio. La procura di Milano aveva sca­vato e aveva chiesto l’archiviazio­ne, oggi accolta dal gip. Per il giudi­ce le parole del capo del governo vanno inserite nella cornice del «di­ritto di critico politico-economica di natura qualificata, in quanto espresse dal presidente del Consi­glio ». Capitolo chiuso. È dal novembre ’94, dal famige­rato a invito comparire recapitato al premier a Napoli nel corso di un convegno internazionale, che i procedimenti s’inseguono, si so­vrappongono e si accumulano. Or­mai per orientarsi in quel labirinto di contestazioni ci vuole una guida ragionata, come quella offerta da Maurizio Tortorella nel suo libro La gogna , appena pubblicato da Boroli editore. I numeri dei proce­dimenti hanno superato quota trenta, ma neppure Tortorella rie­sce a tenere il passo: la bulimia in­v­estigativa provoca quasi ogni gior­no altre scosse. L’ultimo pasticcio, ancora in corso,è sull’asse Bari-Na­poli- Roma. L’indagine barese sul­le escort, partita fra squilli di trom­ba­e premonizioni sinistre per il Ca­valiere, si era conclusa senza am­maccature per il capo del governo. Fine del gioco?No,perché l’inchie­sta è ripartita a Napoli e ora, dopo una girandola di colpi di scena, è di nuovo sulla strada per Bari, gonfia però di potenziali contestazioni: dalfavoreggiamentoall’averindot­to Gianpi Tarantini a dire il falso. E così i conteggi devono essere aggiornati in tempo reale. L’assal­to a Berlusconi è stato condotto in tutti i modi e con un ventaglio im­pressionante di reati: si va dall’abu­so d’ufficio del cosiddetto caso Sa­­int Just, aperto dalla procura di Ro­ma, transitato davanti al tribunale dei ministri e chiuso con la solita ar­chiviazione nel gennaio 2009, al­l’agghiacciante concorso in stra­ge, ipotizzato non una ma due vol­te a Firenze e Caltanissetta e due volte archiviato fra il 1998 e il 2002. Palermo ha provato a aprirsi un var­co utilizzando il concorso esterno in associazione mafiosa e il riciclag­gio e anche quel doppio procedi­mento si arenato su un binario morto fra il ’97 e il ’98. A Milano il Cavaliere è «ospite fis­so » del tribunale dal ’94, ma anche qui sulla sua testa non è caduta una condanna. Anche se sono in pieno svolgimento i due dibattimenti più insidiosi: quello per la corruzione di David Mills e l’altro per il Ruby­gate. Prescrizioni, come quella fa­mosa per il Lodo Mondadori, archi­viazioni e assoluzioni: la più clamo­rosa resta la prima, quella per le tangenti pagate dalle imprese del Biscione alla Guardia di Finanza. Quel procedimento fu un colpo mortale per il primo governo Berlu­sconi che dopo pochi mesi gettò la spugna. Nel 2001, sette anni dopo quel terremoto e mentre i sismo­grafi del Palazzo registravano altri sommovimenti, ecco l’assoluzio­ne da parte della Cassazione «in or­dine a tutti i capi d’imputazione per non aver commesso il fatto». È stato archiviato nel 1998 il pro­cedimento per falso in bilancio e frode fiscale relativo al progetto Botticelli. Sei anni più tardi, nel 2004, quello per i libretti al portato­re. Ma su e giù per lo stivale, le pro­cure hanno provato a pizzicare il leader del centrodestra su infiniti temi. Si va dal peculato per il voli di Stato, atterrato sulla solita archivia­zione, adunsingolareabusod’uffi­cio per l’intervista a reti unificate della scorsa primavera, con tanto di «occupazione» dei palinsesti e conseguente strascico giudiziario ancora in corso. A Milano, nelle scorse settima­ne, il Cavaliere ha battuto suo mal­grado un altro record, due volte sur­reale: è ormai a un passo dall’esse­re processato per la fuga di notizie che portò il Giornale a pubblicare stralci dei nastri riguardanti Fassi­no e Consorte. Di solito gli scoop so­no orfani di padre, ma questa volta la procura ha miracolosamente ri­costruito quel che accadde, passag­gio per passaggio. I pm avevano chiesto l’archiviazione, ma il gip li ha obbligati ad andare avanti. Insomma, si va avanti anche se venticinque procedimenti su ven­ticinque si sono conclusi senza condanne. Il Cavaliere continua ad essere il bersaglio di intercetta­zioni ritagliate qua e là. Risultato: per l’ennesima volta il governo pro­va a mette­re mano al tema incande­scente con un disegno di legge che riprende un precedente provvedi­mento varato nel 200-7 da Clemen­te Mastella e poi arenatosi in Parla­mento.