Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 30 Venerdì calendario

L’ira degli avvocati di sinistra: «A Napoli sparite le garanzie» - Contro lo strapotere dei pm na­poletani l’arringa degli avvocati, ri­gorosamentedisinistra

L’ira degli avvocati di sinistra: «A Napoli sparite le garanzie» - Contro lo strapotere dei pm na­poletani l’arringa degli avvocati, ri­gorosamentedisinistra. Perfinolo­ro non ne possono più delle inchie­ste- spettacolo che mandano a ra­mengo le garanzie processuali met­tendoneltritacarnemediatico­ giu­diziario la vita, la reputazione, la privacy di chi dovrebbe essere con­siderato innocente fino a sentenza definitiva di condanna. E di chi, non essendo indagato, è sputtata­nato­a vita dalla divulgazione in edi­cola delle intercettazioni altrui. I le­gali partenopei non ce la fanno più neanche di un Pd a trazione giusti­zialista, che a Napoli s’è fatto spon­sordiunpmdiventatosindaco, che ha nominato assessore il pm del ca­so Cosentino, un partito che vive nel terrore di ritorsioni giudiziarie sul modello dell’unico politico ec­cellente di riferimento finito alla sbarra (Bassolino) nonostante de­cenni di governo di centrosinistra nella città e nella regione. Gli sfoghi dei principi del foro son cominciati a rimbalzare dai pri­mi di gennaio (dedicati all’apertu­ra dell’anno giudiziario) ai giorni nostri con una raffica di dichiara­zion­i a effetto pubblicate sul Corrie­redelMezzogiorno . Il neopresiden­te della Camera penale di Napoli, Domenico Ciruzzi, è lapidario: «C’è una parte della sinistra che non considera il processo come si­st­ema di regole finalizzato ad accer­tare l’innocenza o la colpevolezza del cittadino inquisito, bensì come merostrumentodirepressione. Esi­ste una deriva dell’insinuazione, l’indagine è diventata attacco aprioristico che non tiene conto della presunzione d’innocenza, non distingue il giudizio politico da quello di responsabilità. La sinistra mi aveva sempre insegnato che il processo era un percorso protetto dove si difendevano le garanzie, tal­volta invece usa la denigrazione del nemico per attaccarlo strumen­talmente ». E, a proposito del corto­circuitotramediaegiustizia, Ciruz­zi aggiunge: «Nessuno vuole il bava­glio della stampa, ma servono rego­le. Il processo penale è un percorso protetto, che prevede momenti di segretezza che tali devono rimane­re. Serve una presa di coscienza an­che del mondo dell’informazione, perché c’è il rischio che il giornali­sta possa trasformarsi da cane da guardia della democrazia in “ca­gnolino da salotto delle Procure”. Non dimenticatevi che è la carta co­stituzionale a sancire che la perso­nadev’essereinformatadelleaccu­se a suo carico ri­ ser-va-ta-men-te. L’opinionedominantenelleProcu­re e nelle redazioni ignora tale ine­ludibile prescrizione costituziona­le, perché appena notificato l’atto all’indagato, si ritiene, a torto, che sia lecito darne ampio risalto su tut­ti i media. E questo non è più tollera­bile ». Ma un aspetto Ciruzzi tiene a ribadirlo: «Leunicheriformegaran­­tiste, grazie anche al contributo del­le Camere penali italiane, sono sta­te emanate dal governo di sinistra e non già da questo governo che, allo stato, hainvecepromulgatosoltan­to una legislazione feroce nei con­fronti dei soggetti più deboli». Per l’ex presidente delle Camere penaliitaliane,ClaudioBotti,l’ana­lisi è ancora più semplice: «Pur di schierarsi contro Berlusconi, il Pd ha perso di vista la cultura della ga­ranzia. È vero che il premier agita la riforma della giustizia come una clava e che ci sono interessi perso­nali dietro alcuni interventi previ­sti, ma è pur vero, però, che quella riforma prevede anche tantissimi aspetticondivisibili, solochelasini­stra non riesce più a scindere i pia­ni, a valutare il contenuto». Soprat­tutto se i pm diventano il «riferi­mento culturale del Pd, partito che ormai ritiene tempo perso interlo­quire con gli avvocati. Le nostre bat­taglie vengono viste come difesa di interessi di bottega. E, in questo, il Pd ha scavato un solco col passato del Pci». Anche Ugo Raja, avvocato con 10 anni di consiglio comunale alle spalle sotto la bandiera dei Ds, è d’accordo: «Oggi è difficile tenere posizioni di garantismo, perché si rischia di passare per protettori del­la casta. Però è innegabile una so­vraesposizionedelleProcure, com­plici anche i mass media, e una stru­mentalizzazionedistortadell’avvi­so di garanzia, che oggi è diventato quasi una sentenza di condanna. Sono patologie che vanno elimina­te, ma consentendo nello stesso tempo ai magistrati di continuare a esercitare il controllo di legalità». Un discorso a parte meritano le in­chieste napoletane che hanno ri­guardato parlamentari del Pdl ( Pa­pa e Milanese). «Purtroppo accade -spiegal’avvocatoRiccardoPolido­ro, presidente dell’associazione Il Carcere possibile -che una decisio­ne sull’autorizzazione all’arresto non segua principi fissi, ma la con­tingenzadel momento. Senza en­trare nel merito delle vicende, ma secondo voi qualcuno in Italia ha capito perché Alfonso Papa è in car­cere mentre il suo collega di partito Marco Milanese e il senatore del Pd Alberto Tedesco sono liberi? Il ga­rantismo è smarrito, si cavalca l’ideadell’opinionepubblica».Bru­no Spezia, decano degli avvocati partenopei, taglia corto: «Oggi esi­ste una generazione di giovani ma­gistrati che si sente una casta. Gen­te lontana anni luce dal modello di magistrato-galantuomo rappre­sentato ad esempio da Lepore. Ba­sterebbe guardare quante volte un pm, dopo aver interrogato un inda­gato a inchiesta conclusa, si sia con­vinto della sua non colpevolezza. Esiste una insensibilità alla prote­sta d’innocenza degli indagati». Che fare, dunque? «Mantenere una posizione di coraggio e ricorda­re sempre l’altezza della funzione di un difensore. In una parola: resi­stere,resistere, resistere».